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Amministrazione Straordinaria

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514 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Crediti prededucibili: scontro tra trasportatori e grandi aziende
Un'impresa di autotrasporti ha chiesto l'ammissione al passivo di una grande azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo il riconoscimento di crediti prededucibili per servizi di trasporto merci. Il Tribunale ha invece qualificato il credito come chirografario, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti (post-produzione) non fosse essenziale alla continuità produttiva o al risanamento ambientale. L'impresa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la legge riconosca la prededuzione a tutti gli autotrasportatori senza distinzioni. La Suprema Corte, rilevando la presenza di numerose cause identiche, non ha deciso nel merito ma ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rimettendo la questione alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per una trattazione unitaria.
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Crediti in prededuzione: scontro tra trasportatori e grandi aziende
Un consorzio di autotrasportatori ha richiesto l'ammissione al passivo di una grande impresa in amministrazione straordinaria per oltre 141.000 euro, pretendendo il riconoscimento di crediti in prededuzione. Il Tribunale ha invece qualificato il credito come chirografario, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti non fosse essenziale alla continuità produttiva o alla sicurezza degli impianti. Il consorzio ha proposto ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, rilevando la presenza di numerose controversie simili relative alla stessa amministrazione straordinaria, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per una trattazione unitaria.
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Disdetta del contratto via PEC: valida anche se si pacta la raccomandata
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una Società Conduttrice in amministrazione straordinaria contro l'ammissione al passivo dei crediti per canoni di locazione richiesti dalla Società Locatrice. Il Tribunale aveva ritenuto inefficace la disdetta del contratto inviata tramite posta elettronica certificata, poiché l'accordo contrattuale prevedeva l'uso esclusivo della raccomandata con ricevuta di ritorno. La Suprema Corte ha invece stabilito che la disdetta del contratto via PEC è pienamente valida ed efficace, in quanto la legge equipara la posta elettronica certificata alla raccomandata postale, specialmente nei rapporti tra imprese e quando è certo che il destinatario abbia ricevuto la comunicazione. La decisione impugnata è stata cassata con rinvio.
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Revoca del concordato preventivo: allegati insufficienti
Una società della grande distribuzione ha richiesto l'ammissione alla procedura di concordato preventivo, omettendo di descrivere chiaramente nella proposta un'operazione di leveraged buy-out (fusione per indebitamento) da 28 milioni di euro. Il debito dei soci era stato trasferito sulla società e garantito da ipoteca. La Corte d'Appello aveva ritenuto l'omissione irrilevante poiché il contratto di mutuo era allegato ai documenti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione Straordinaria, stabilendo che la mera allegazione di un documento non sana una descrizione incompleta o ingannevole. La revoca del concordato preventivo è legittima se le informazioni fornite sono inadeguate a garantire il consenso informato dei creditori, a prescindere dall'effettivo danno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Data certa scrittura privata: persi 10 milioni di euro
Due avvocati chiedono l'ammissione al passivo di un'amministrazione straordinaria per oltre dieci milioni di euro, basandosi su un accordo professionale stipulato prima della crisi dell'ente. Il Tribunale respinge la richiesta principale, liquidando solo una frazione della somma in base alle tariffe minime. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'accordo sui compensi è inopponibile alla procedura concorsuale per mancanza di data certa scrittura privata ai sensi dell'articolo 2704 del codice civile. La Suprema Corte chiarisce inoltre che la non contestazione da parte dei commissari non sana tale difetto, rilevabile d'ufficio dal giudice. Infine, i rimborsi per IVA e Cassa Forense non godono del privilegio poiché il credito è sorto prima della riforma del 2017, applicandosi il principio di irretroattività delle norme sui privilegi. I professionisti perdono la causa e sono condannati alle spese.
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Insinuazione tardiva al passivo: sanzione da 17 milioni sfumata
L'Autorità di Regolazione ha richiesto l'insinuazione tardiva al passivo di un credito di oltre 17 milioni di euro per sanzioni contro un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo il ritardo colpevole. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'Autorità avrebbe dovuto chiedere l'ammissione con riserva fin dall'avvio del procedimento sanzionatorio, poiché il fatto generatore del credito (l'illecito) era anteriore al fallimento. Di conseguenza, l'insinuazione tardiva al passivo è stata dichiarata preclusa a causa dell'inerzia ingiustificata del creditore pubblico.
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Insinuazione tardiva al passivo: ARERA perde 11 milioni per ritardo
L'Autorità di Regolazione ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo della Società in Amministrazione Straordinaria per un credito sanzionatorio di oltre undici milioni di euro, derivante dal mancato acquisto di certificati verdi nel 2014. L'ente pubblico sosteneva che il credito fosse sorto solo nel 2019 con l'irrogazione della sanzione, giustificando così l'insinuazione tardiva al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il fatto costitutivo del credito risale all'illecito del 2014. Di conseguenza, l'ente avrebbe dovuto richiedere l'ammissione con riserva già all'avvio del procedimento sanzionatorio nel 2017. Avendo atteso oltre due anni, l'insinuazione tardiva al passivo è stata dichiarata inammissibile per ritardo colpevole.
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Insinuazione ultra-tardiva: sanzione persa per il ritardo della PA
L'Autorità Pubblica ha richiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria per un credito sanzionatorio di circa trenta milioni di euro, dovuto al mancato acquisto di titoli ambientali. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda perché presentata con grave ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che l'illecito originario costituisce la fonte del credito e che l'ente avrebbe dovuto presentare una domanda di ammissione con riserva già all'avvio del procedimento sanzionatorio, senza attendere l'adozione del provvedimento finale. Di conseguenza, l'insinuazione ultra-tardiva è stata ritenuta inammissibile poiché il ritardo è interamente imputabile alla negligenza dell'amministrazione creditrice.
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Scontro sulla vendita immobiliare: improcedibilità del ricorso
Una cooperativa in amministrazione straordinaria ha impugnato la vendita di un immobile, ritenendola un'operazione fittizia per svuotare il proprio patrimonio. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la cooperativa si è rivolta alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso poiché la ricorrente non ha depositato la relata di notifica della sentenza impugnata entro i termini di legge. Questo adempimento è fondamentale per verificare la tempestività dell'impugnazione. Di conseguenza, la cooperativa ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali in favore della banca controricorrente.
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Contratto a termine illegittimo: lavoratrice batte grande azienda
Una lavoratrice ha contestato la validità del proprio contratto a termine stipulato con un'azienda di trasporti aerei in amministrazione straordinaria. La dipendente ha eccepito il superamento del limite massimo del 15% di assunzioni a tempo determinato (clausola di contingentamento). Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello hanno dichiarato il contratto a termine illegittimo, convertendo il rapporto in un contratto a tempo indeterminato e condannando l'azienda al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che spetta al datore di lavoro dimostrare il rispetto dei limiti percentuali di assunzione. Inoltre, la Cassazione ha ribadito la competenza del giudice del lavoro, escludendo quella del tribunale fallimentare per l'accertamento della natura del rapporto.
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Diritto all’assunzione: promesse sindacali contro prove concrete
Una lavoratrice, ex assistente di volo, ha richiesto il riconoscimento del proprio diritto all'assunzione presso una nuova compagnia aerea subentrata alla precedente in amministrazione straordinaria. La ricorrente invocava l'applicazione delle tutele sul trasferimento d'azienda e il rispetto di accordi sindacali qualificabili come contratto a favore di terzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le operazioni di cessione in esame escludono il trasferimento d'azienda per legge speciale. Inoltre, in merito agli accordi sindacali, la Corte ha stabilito che spetta interamente al lavoratore l'onere di provare il possesso dei requisiti e la preferenza rispetto ad altri candidati per vedersi riconosciuto il diritto all'assunzione. Di conseguenza, la lavoratrice ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Rinvio a nuovo ruolo: tregua tra fisco e colosso siderurgico
Una grande società siderurgica in amministrazione straordinaria ha impugnato la decisione della Commissione tributaria regionale che confermava un avviso di pagamento per accise sui gas siderurgici. L'Agenzia delle dogane e dei monopoli ha resistito con controricorso. Prima dell'udienza di discussione, le parti hanno depositato un'istanza congiunta chiedendo la sospensione del giudizio. Esistono infatti concrete trattative per risolvere amichevolmente l'intero contenzioso fiscale pendente tra loro. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta e ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, congelando temporaneamente il processo per favorire un accordo transattivo extragiudiziale.
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Accise su prodotti energetici: tregua tra Azienda e Fisco
L'Azienda in amministrazione straordinaria ha impugnato l'atto di costituzione in mora emesso dall'Agenzia delle Dogane per il presunto mancato pagamento di accise su prodotti energetici usati per produrre energia elettrica tra il 2008 e il 2011. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la causa è giunta in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno presentato una richiesta congiunta di rinvio, segnalando trattative concrete per risolvere amichevolmente l'intero contenzioso pendente. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per favorire l'accordo transattivo.
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Revocatoria fallimentare: aeroporti devono restituire i pagamenti
Le Compagnie Aeree in Amministrazione Straordinaria hanno promosso un'azione di revocatoria fallimentare contro il Gestore Aeroportuale e la Società di Handling per recuperare i pagamenti ricevuti nel periodo precedente alla dichiarazione di insolvenza. I creditori sostenevano di non conoscere lo stato di crisi e che i diritti aeroportuali non fossero revocabili. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi dei creditori, confermando che la pubblicazione dei bilanci in perdita e il mancato rispetto di un piano di rientro provavano la conoscenza del dissesto. Inoltre, le somme riscosse a titolo di tasse aeroportuali entrano nel patrimonio delle compagnie e sono soggette a revocatoria fallimentare. Il Gestore Aeroportuale e la Società di Handling sono stati condannati a restituire le somme ricevute.
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Accise ed energia: il rinvio a nuovo ruolo ferma lo scontro
Una grande società in amministrazione straordinaria ha impugnato la decisione dei giudici tributari regionali che confermava la legittimità di un avviso di pagamento per il mancato versamento di accise sui prodotti energetici usati per produrre elettricità. Durante il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, sia l'impresa che l'Agenzia delle Dogane hanno presentato una richiesta comune. Le parti hanno infatti evidenziato trattative concrete per risolvere amichevolmente l'intera e complessa disputa fiscale. Accogliendo questa richiesta di comune accordo, la Suprema Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, sospendendo temporaneamente il giudizio per consentire la conclusione dell'accordo transattivo.
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Welfare aziendale senza privilegi: la Cassazione nega la tutela
Un'Associazione di Lavoratori ha chiesto l'ammissione al passivo di un'Azienda in amministrazione straordinaria per recuperare i fondi destinati al welfare aziendale (buoni libro, giocattoli e soggiorni estivi) non versati negli anni 2014 e 2015. L'Associazione pretendeva il riconoscimento del privilegio speciale previsto per i crediti di lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. I giudici hanno stabilito che le prestazioni di welfare aziendale non hanno natura retributiva poiché mancano del nesso di corrispettività diretta con l'attività lavorativa. Questi servizi mirano infatti a migliorare il benessere familiare dei dipendenti e non a remunerare la prestazione lavorativa, escludendo così l'applicazione del privilegio sui crediti.
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Prededuzione in amministrazione straordinaria: esclusi i gruppi
Un consorzio di autotrasportatori ha richiesto il pagamento prioritario di un credito per trasporti effettuati a favore di una società in amministrazione straordinaria, collegata a un noto gruppo siderurgico. Il creditore invocava la prededuzione in amministrazione straordinaria, prevista per le imprese che gestiscono stabilimenti di interesse strategico nazionale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che la prededuzione è una misura eccezionale e non si estende automaticamente a tutte le società del gruppo, anche se strettamente collegate alla capogruppo. Poiché la società debitrice era un soggetto giuridico autonomo e non gestiva direttamente l'impianto strategico nazionale, il credito rimane chirografario, ossia senza alcuna priorità di pagamento.
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Rinuncia al ricorso: la banca evita il raddoppio delle tasse
Un istituto di credito ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che aveva dichiarato inefficaci, tramite revocatoria fallimentare, alcuni pagamenti per oltre un milione di euro ricevuti da una società in amministrazione straordinaria. Prima della decisione della Suprema Corte, la banca ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, stabilendo che in questo caso non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto la norma che lo prevede non riguarda i casi di estinzione del giudizio.
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Crediti in prededuzione: quando la priorità si ferma al primo acciaio
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione al passivo di una grande impresa siderurgica in amministrazione straordinaria, pretendendo il riconoscimento di crediti in prededuzione per forniture di ricambi meccanici. Il Tribunale ha accolto la domanda solo in parte, limitando il beneficio ai ricambi destinati agli impianti considerati essenziali per la produzione primaria di acciaio e riducendo gli interessi. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione restrittiva. La prededuzione spetta solo per le prestazioni destinate agli impianti indispensabili alla produzione del primo acciaio (bramma d'acciaio), escludendo le fasi successive di raffinazione. Inoltre, la Corte ha stabilito che gli interessi commerciali decorrono solo fino alla data del decreto ministeriale di ammissione alla procedura, applicando successivamente il tasso legale.
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Subentro nei contratti pendenti: no alla prededuzione tacita
La società fornitrice di energia elettrica chiedeva il pagamento prioritario in prededuzione dei crediti maturati prima dell'apertura dell'amministrazione straordinaria di un ente sanitario. La fornitrice sosteneva che i commissari straordinari fossero subentrati nei contratti di fornitura non disalimentabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della fornitrice. I giudici hanno chiarito che il subentro nei contratti pendenti non può avvenire per fatti concludenti (comportamenti taciti), ma richiede una dichiarazione espressa del commissario. Poiché i contratti si erano sciolti per mancata risposta all'intimazione della fornitrice entro trenta giorni, la successiva richiesta di non interrompere l'energia a strutture essenziali non ha riattivato i vecchi contratti. Di conseguenza, i crediti anteriori alla procedura rimangono ordinari (chirografari) e non beneficiano della prededuzione.
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