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Amministrazione Straordinaria

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514 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Crediti prededucibili: estensione per autotrasporto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13375/2023, ha accolto il ricorso di una società di autotrasporti, stabilendo un principio fondamentale sui crediti prededucibili. La Corte ha chiarito che, per le imprese in amministrazione straordinaria di interesse strategico nazionale, la prededucibilità dei crediti delle società di trasporto non si limita alle sole attività essenziali, ma si estende a tutte quelle prestazioni che garantiscono la funzionalità complessiva degli impianti produttivi, inclusi i trasporti di prodotti finiti.
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Crediti prededucibili: requisiti per le imprese
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13165/2023, ha respinto il ricorso di una società di autotrasporti che chiedeva il riconoscimento di crediti prededucibili verso una grande impresa in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che, per ottenere tale privilegio, è indispensabile che l'impresa creditrice dimostri rigorosamente di possedere i requisiti soggettivi (essere una PMI) e oggettivi (la funzionalità della prestazione alla continuità aziendale). La sola autocertificazione non è sufficiente a provare lo status di PMI, e la mancanza di tale prova è decisiva per il rigetto della domanda.
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Crediti prededucibili: requisiti per l’autotrasporto
Una società di autotrasporto ha richiesto il riconoscimento dei propri crediti come prededucibili nei confronti di una grande azienda in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per ottenere tale privilegio è indispensabile provare sia i requisiti oggettivi (la funzionalità del servizio all'attività del debitore) sia quelli soggettivi. In particolare, la mancata dimostrazione di essere una piccola o media impresa (PMI) si è rivelata decisiva per il rigetto della domanda, confermando che l'onere della prova spetta interamente al creditore.
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Prededucibilità crediti: il caso dell’autotrasporto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prededucibilità crediti si applica anche ai servizi di autotrasporto di prodotti finiti, e non solo di materie prime. Una società di autotrasporti si era vista negare il privilegio per un credito di oltre 500.000 euro verso una grande impresa in amministrazione straordinaria. La Corte ha chiarito che se il trasporto è essenziale per la 'funzionalità degli impianti produttivi', garantendo la continuità del ciclo produttivo, il relativo credito deve essere pagato in via prioritaria.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non paga? Il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare TFR e retribuzioni arretrate se, dopo un trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con un nuovo datore di lavoro solvente. La Corte ha chiarito che gli accordi privati tra le aziende, che escludono la responsabilità solidale del nuovo datore, non sono opponibili all'INPS. Il presupposto per l'intervento del Fondo, ovvero l'insolvenza del datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto, non sussiste se il rapporto continua, vanificando la richiesta del lavoratore.
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Data certa scrittura privata: i limiti alla prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che la data certa di una scrittura privata, necessaria per renderla opponibile a una procedura concorsuale, non può essere provata tramite documenti creati e inviati dalla stessa parte che ha interesse a dimostrarla. Nel caso specifico, un consulente finanziario chiedeva l'ammissione di un credito in un'amministrazione straordinaria basandosi su un contratto privo di data certa. Il Tribunale aveva ritenuto sufficiente la prova fornita da una fattura pro-forma inviata dal consulente stesso. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che la prova della data certa scrittura privata deve derivare da un fatto oggettivo, esterno e non nella disponibilità della parte che la invoca, per garantire l'imparzialità della prova.
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Compenso professionista: ridotto se fallisce la procedura
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso del professionista incaricato di predisporre un ricorso per l'ammissione all'amministrazione straordinaria può essere legittimamente ridotto qualora la procedura non abbia un esito favorevole e la società venga invece dichiarata fallita. La Corte ha ritenuto che l'insuccesso, legato all'inidoneità degli elementi forniti per dimostrare le prospettive di risanamento, incide sulla valutazione della prestazione e giustifica l'applicazione di una riduzione del compenso del professionista.
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Eccezione di inadempimento: sì anche a prestazione finita
La Corte di Cassazione stabilisce che l'amministrazione straordinaria di una società può sollevare un'eccezione di inadempimento per contestare il compenso richiesto dai membri del collegio sindacale, anche se la loro prestazione è già stata completata. Se la prestazione è stata eseguita in modo negligente o inesatto, l'amministratore non è tenuto a intentare una causa di responsabilità separata, ma può legittimamente rifiutare il pagamento. Viene così cassata la decisione del tribunale di merito, che aveva erroneamente ritenuto inapplicabile tale eccezione a un rapporto contrattuale già concluso.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non interviene?
La Corte di Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS a un gruppo di lavoratori il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova società a seguito di una cessione d'azienda. Nonostante l'insolvenza del datore di lavoro originario, il presupposto per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro, non si era verificato. Di conseguenza, la responsabilità per il TFR e le retribuzioni maturate si trasferisce sul nuovo datore di lavoro, rendendo inefficaci nei confronti dell'INPS eventuali accordi di deroga alla responsabilità solidale.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento di TFR e stipendi arretrati se, a seguito di una procedura di amministrazione straordinaria, l'azienda viene ceduta e il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo acquirente. La Corte ha chiarito che la tutela del Fondo presuppone la cessazione del rapporto di lavoro e l'insolvenza del datore di lavoro al momento di tale cessazione, condizioni assenti in questo caso.
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Fondo di Garanzia INPS: no in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per il pagamento del TFR e dei contributi di previdenza complementare se, in seguito alla cessione di un'azienda in amministrazione straordinaria, il rapporto di lavoro prosegue con la società acquirente. La condizione essenziale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro che rende esigibile il TFR, non si verifica in caso di continuità lavorativa.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS se, prima dell'insolvenza del datore di lavoro, il loro rapporto è stato trasferito a un'altra azienda solvibile tramite cessione d'azienda. In questo caso, il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo datore, che diventa responsabile per i crediti maturati, incluso il TFR. La continuità del rapporto di lavoro esclude il presupposto fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto stesso.
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Revocatoria fallimentare e stato di insolvenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azione di revocatoria fallimentare non deve essere sospesa in attesa della decisione definitiva sull'impugnazione della dichiarazione di insolvenza. La sentenza che accerta lo stato di insolvenza è immediatamente esecutiva e produce i suoi effetti fino al suo eventuale annullamento con sentenza passata in giudicato. Nel caso specifico, un'azienda creditrice aveva ricevuto pagamenti da un'altra società, poi ammessa ad amministrazione straordinaria. La Corte ha confermato la revoca di tali pagamenti, ritenendo che il creditore fosse a conoscenza dello stato di decozione del debitore, basandosi su indizi quali l'ingente debito, la richiesta di garanzie e un piano di rientro forzato.
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Azione revocatoria: inammissibile contro società fallita
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria fallimentare contro un'altra società, anch'essa in amministrazione straordinaria, per recuperare dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'azione inammissibile, stabilendo che tali pretese non possono essere avanzate in un tribunale ordinario contro un soggetto insolvente, ma devono essere fatte valere esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura concorsuale del debitore. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata senza rinvio.
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Termine breve impugnazione: la notifica PEC è decisiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10183/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso perché depositato oltre il termine breve impugnazione di 60 giorni. Il termine è decorso dalla data di notifica della sentenza d'appello via PEC all'indirizzo del difensore, confermando la piena validità di tale modalità di comunicazione per la decorrenza dei termini processuali.
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Prova del credito fallimentare: no a scritture contabili
Una società creditrice ha tentato di insinuare un credito multimilionario nel passivo di un'altra società in amministrazione straordinaria, basandosi su proprie scritture contabili e bonifici. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per la prova del credito fallimentare tali elementi sono insufficienti. È necessario dimostrare il 'titolo' giuridico della pretesa, non bastando la mera movimentazione di denaro o le registrazioni interne, inefficaci contro la procedura concorsuale che agisce come terza parte.
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Data certa contratto: onere della prova nel fallimento
Una società in amministrazione giudiziaria ha richiesto il pagamento di canoni di sublocazione a un'altra in amministrazione straordinaria. La richiesta è stata respinta perché il contratto di sublocazione non aveva una data certa opponibile alla procedura concorsuale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che i pagamenti effettuati potevano essere considerati un'indennità per occupazione senza titolo e non una prova sufficiente dell'anteriorità del contratto. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile per mancanza di prove adeguate.
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Responsabilità del commissario: l’omesso controllo
Un commissario liquidatore è stato ritenuto responsabile per somme sottratte da un suo collega. La Cassazione ha confermato la sua condanna, sottolineando la grave violazione del dovere di vigilanza. La sentenza chiarisce che la responsabilità del commissario sorge per l'omesso controllo attivo e costante sulla gestione, non essendo sufficienti tardive e generiche richieste di informazioni per esonerarsi dalla colpa.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Trasferimento d’azienda: deroghe e tutele del lavoro
Una lavoratrice ha citato in giudizio una nuova compagnia aerea per non essere stata assunta dopo che questa aveva acquisito le attività del suo ex datore di lavoro insolvente. La lavoratrice ha invocato le norme sul trasferimento d'azienda (art. 2112 c.c.). La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che nelle procedure di insolvenza finalizzate alla liquidazione sono ammissibili deroghe alle norme di salvaguardia del posto di lavoro. La Corte ha inoltre accertato l'assenza di continuità aziendale tra le due società, requisito fondamentale per l'applicazione della tutela.
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