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Aliunde Perceptum

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298 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Licenziamento collettivo: obblighi in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10606/2024, ha stabilito che nel licenziamento collettivo per cessazione di attività in ambito fallimentare, la comunicazione finale alle organizzazioni sindacali contenente l'elenco dei lavoratori licenziati è un adempimento formale inderogabile. La sua omissione rende illegittimo il licenziamento, anche quando riguarda l'intera forza lavoro e non sono stati applicati criteri di scelta. La Corte ha chiarito che tale comunicazione è essenziale per garantire il controllo sindacale sulla procedura, e la sua mancanza integra un vizio che giustifica di per sé l'impugnazione da parte del lavoratore e il diritto a un'indennità.
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Responsabilità dei magistrati: il caso dell’autotutela
La Corte d'Appello di Perugia ha respinto la richiesta di risarcimento danni avanzata da un professionista contro lo Stato per presunti errori giudiziari. Il caso riguarda la cessazione di un rapporto di lavoro con un ente pubblico economico. La Corte ha stabilito che l'interpretazione dei giudici precedenti, che avevano riconosciuto all'ente un potere di autotutela, non costituisce una manifesta violazione di legge. La decisione rientra nell'ambito della discrezionalità interpretativa protetta dalla legge sulla responsabilità dei magistrati, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Trasferimento d’azienda: il rapporto prosegue
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro a tempo indeterminato prosegue con il nuovo datore. Un eventuale accordo di risoluzione consensuale o un nuovo contratto a termine sono nulli se violano l'art. 2112 c.c. Il ricorso dell'azienda cessionaria è stato dichiarato inammissibile perché basato su presupposti errati.
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Licenziamento disciplinare: reintegra senza contestazione
Un lavoratore, assunto a seguito di un accordo transattivo, viene licenziato dopo aver impugnato lo stesso accordo. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, qualificando il recesso come un licenziamento disciplinare nullo per mancata contestazione formale degli addebiti. Questa grave omissione procedurale comporta il diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro, e non a un mero indennizzo economico.
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Ricorso inammissibile: l’onere di deposito
Una società di gestione aeroportuale vede il proprio ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile. La Corte Suprema ha stabilito che l'omesso deposito della copia notificata della sentenza d'appello, un onere processuale fondamentale, rende il ricorso improcedibile, confermando la condanna per licenziamento illegittimo di una lavoratrice. Questo caso sottolinea l'importanza del principio di autoresponsabilità processuale e le severe conseguenze del mancato rispetto delle formalità.
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Clausola sociale: pensione non detraibile dal danno
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di mancata assunzione in violazione di una clausola sociale, la pensione di anzianità percepita dal lavoratore non può essere detratta dal risarcimento del danno. La sentenza chiarisce che il trattamento pensionistico non costituisce un 'aliunde perceptum' in quanto non deriva causalmente dall'inadempimento del datore di lavoro, ma da autonomi presupposti di legge. La Corte ha quindi accolto il ricorso del lavoratore su questo punto, dichiarando inammissibile quello dell'azienda.
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Passaggio pubblico impiego: come si calcola lo stipendio?
Un lavoratore, dopo aver esercitato nel 1993 l'opzione per rimanere nel pubblico impiego, è stato assunto da un'amministrazione statale solo nel 2010. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19999/2024, ha stabilito che il suo trattamento economico non deve basarsi sulle norme del 2010, ma su quelle del 1993, vigenti all'epoca della scelta. Il ritardo dell'amministrazione genera un diritto al risarcimento del danno, calcolato sulla differenza retributiva. Questo caso è fondamentale per chi affronta un tardivo passaggio al pubblico impiego, affermando il principio che l'inerzia della P.A. non può penalizzare il cittadino.
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Retribuzione docenti precari: stop alle detrazioni
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale per la retribuzione docenti precari. Un insegnante a tempo determinato aveva richiesto il riconoscimento degli scatti di anzianità, equiparandolo a un collega di ruolo. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta, compensando le differenze retributive con le indennità per ferie non godute e di disoccupazione percepite dal docente. La Cassazione ha annullato questa decisione, affermando che tali indennità non possono essere detratte. Esse, infatti, non sono elementi della retribuzione confrontabile, ma compensazioni per la precarietà del rapporto, e la loro detrazione viola il principio europeo di non discriminazione.
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Interposizione fittizia manodopera: la paga del terzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un caso di interposizione fittizia di manodopera, il datore di lavoro effettivo (committente) non può detrarre dalle retribuzioni dovute le somme che il lavoratore ha percepito da un altro datore di lavoro. L'efficacia liberatoria è riconosciuta solo per i pagamenti effettuati dall'intermediario fittizio originario, e non da soggetti terzi con cui il lavoratore ha instaurato un nuovo e distinto rapporto di lavoro.
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Aliunde perceptum: quando dedurlo nel processo?
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la deduzione dell'aliunde perceptum. In un caso di contratto a tempo determinato illegittimo, un'azienda è stata condannata a pagare le retribuzioni mancate. In fase di esecuzione, ha tentato di detrarre i guadagni alternativi della lavoratrice. La Corte ha stabilito che tale eccezione doveva essere sollevata nel giudizio di merito e non in fase esecutiva, poiché il titolo esecutivo, ormai passato in giudicato, non poteva essere modificato. La deduzione è possibile solo per i redditi percepiti dopo che la sentenza è divenuta definitiva.
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Recesso per giusta causa: l’intervista non basta
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che un'intervista critica rilasciata da un collaboratore di alto profilo di una società sportiva non costituisce, di per sé, un valido motivo per il recesso per giusta causa. Il caso riguardava la cessazione di un rapporto di collaborazione in seguito a dichiarazioni pubbliche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto illegittimo il recesso, riconoscendo il diritto del collaboratore al risarcimento del danno patrimoniale ma non di quello non patrimoniale, data la mancanza di prova di un effettivo pregiudizio all'immagine. È stato inoltre confermato il principio dell'"aliunde perceptum", ossia la detrazione dal risarcimento di quanto guadagnato dal collaboratore con un nuovo impiego.
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Retribuzione globale di fatto: esclusi i rimborsi
In un caso di licenziamento illegittimo di un'assistente di volo, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul calcolo dell'indennità risarcitoria. La Corte ha chiarito che la nozione di "ultima retribuzione globale di fatto" non include le somme erogate a titolo di rimborso spese, come la diaria per le trasferte. Di conseguenza, queste voci devono essere escluse dal calcolo del risarcimento dovuto al lavoratore reintegrato, poiché non hanno natura retributiva ma meramente indennitaria.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'emittente radiofonica, confermando la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione rapporto di lavoro di una sua collaboratrice. Nonostante contratti formali di collaborazione autonoma, il rapporto è stato ritenuto di natura subordinata basandosi sul principio di effettività. La Corte ha convalidato la condanna per licenziamento illegittimo e il calcolo del risarcimento basato sulla retribuzione di fatto, superiore a quella contrattuale.
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Risoluzione consensuale: la forma è tutto? Analisi.
La Corte di Cassazione stabilisce che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non può avvenire per fatti concludenti, come la prolungata assenza del lavoratore, ma richiede il rispetto delle procedure telematiche previste dalla legge (D.Lgs. 151/2015), pena l'inefficacia dell'atto. Nonostante la declaratoria di sussistenza del rapporto, al lavoratore non spetta la retribuzione se non ha formalmente messo a disposizione le proprie energie lavorative, costituendo in mora il datore di lavoro.
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Risarcimento mancata assunzione: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28380/2024, ha stabilito importanti principi in materia di risarcimento per mancata assunzione di un vincitore di concorso pubblico. La Corte ha chiarito che il lavoratore non ha l'onere di provare la propria condizione di disoccupazione per ottenere il risarcimento. È sufficiente che lamenti la perdita delle retribuzioni a causa della mancata assunzione. Spetta invece al datore di lavoro, in questo caso l'ente pubblico, dimostrare che il lavoratore abbia percepito altri redditi (cosiddetto 'aliunde perceptum'). La presenza di un certificato di disoccupazione costituisce una 'pista probatoria' che impone al giudice di esercitare i propri poteri istruttori d'ufficio per accertare i fatti, senza poter gravare il lavoratore di un onere probatorio che non gli compete.
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Riqualificazione rapporto di lavoro: la forma non conta
Analisi di un'ordinanza della Cassazione sulla riqualificazione del rapporto di lavoro. Un lavoratore con molteplici contratti (collaborazione, tempo determinato) con società collegate ottiene il riconoscimento di un unico rapporto subordinato a tempo indeterminato. La Corte chiarisce che la sostanza della prestazione lavorativa prevale sulla forma giuridica dei singoli contratti, confermando la decisione di merito ma correggendo un errore sul pagamento del TFR, non dovuto in caso di reintegrazione.
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Prescrizione contributi: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore, il cui rapporto è stato riqualificato da autonomo a subordinato, ha richiesto i contributi omessi. La Cassazione ha confermato la parziale prescrizione dei contributi previdenziali, stabilendo che il termine decorre dall'inizio del rapporto e non dalla sentenza di riqualificazione. È stato inoltre confermato il principio di non cumulabilità, detraendo i contributi già versati dal lavoratore per altre attività nello stesso periodo.
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Sanzione conservativa: quando il CCNL salva il posto
La Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento disciplinare, ritenendo la condotta del lavoratore punibile con una sanzione conservativa prevista dal CCNL. Il dipendente, rappresentante sindacale, era entrato in azienda fuori orario, ma senza violenza o danni. La Corte ha applicato la tutela reintegratoria attenuata basandosi sulle clausole del contratto collettivo.
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Retrodatazione economica: no stipendio senza lavoro
Un gruppo di dipendenti pubblici, ammessi a un concorso dopo un contenzioso, ha richiesto la retrodatazione economica della loro promozione a dirigente per allinearla a quella degli altri vincitori. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la retrodatazione giuridica dell'anzianità non conferisce il diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati. Il rimedio legale corretto sarebbe stata un'azione per il risarcimento del danno da ritardata assunzione, non una richiesta di differenze retributive.
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Risarcimento Danno: limiti al dovere di mitigazione
Una docente, a cui era stata negata l'assunzione in ruolo nel 1991, ha agito per ottenere il risarcimento del danno. La Corte d'Appello aveva limitato il risarcimento, sostenendo che la docente non avesse usato l'ordinaria diligenza per mitigare il danno, non avendo cercato supplenze in province lontane dalla sua residenza. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il dovere di mitigazione del danno non può imporre al danneggiato comportamenti gravosi o che comportino notevoli sacrifici personali e familiari, soprattutto a fronte di risultati incerti. La valutazione della condotta del danneggiato deve essere effettuata 'ex ante', cioè in base alle informazioni disponibili al momento, e non 'ex post', con il senno di poi.
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