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Alimenti In Cattivo Stato Di Conservazione

7 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Amministratore condannato: Alimenti in cattivo stato di conservazione
Un amministratore di un ristorante è stato condannato per aver detenuto **alimenti in cattivo stato di conservazione**. Nonostante avesse da poco assunto la gestione, la Corte di Cassazione ha ritenuto che dovesse essere a conoscenza delle scorte alimentari e della loro condizione. Il suo ricorso, basato sull'ignoranza dei fatti e sulla presunta destinazione non alimentare dei prodotti, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la sua responsabilità, sottolineando che anche per un reato contravvenzionale è sufficiente la colpa, derivante dalla mancata verifica. L'amministratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Alimenti in cattivo stato di conservazione: confermata la multa
Il legale rappresentante di un ristorante è stato condannato a un'ammenda di cinquemila euro per il reato di detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione destinati alla somministrazione. Le autorità avevano sequestrato ventiquattro chili di cibo ricoperti di ghiaccio e brina. L'imputata ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il deterioramento fosse dovuto a un improvviso guasto del congelatore e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Tuttavia, prima della decisione, la difesa ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta rinuncia, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Alimenti in cattivo stato di conservazione: vendita o smaltimento?
Il Titolare della Pescheria è stato condannato a un'ammenda di cinquemila euro per il reato di detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione. Il commerciante ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la merce sequestrata non fosse destinata alla vendita ma allo smaltimento, e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Inoltre, la pena inflitta era inferiore alla media edittale, escludendo l'obbligo di una motivazione dettagliata, e la concessione delle attenuanti richiede elementi positivi non dimostrati dal ricorrente. Il commerciante perde la causa e deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Alimenti in cattivo stato di conservazione: condanna e ricorso ko
Il Tribunale ha condannato l'esercente commerciale a un'ammenda di 2.000 euro per il reato di detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione. La difesa ha proposto appello sollevando questioni di merito e contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. Poiché la sentenza era inappellabile, l'atto è stato trasmesso alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Cassazione ha chiarito che l'impugnazione riproduceva solo critiche di fatto, estranee al giudizio di legittimità. Inoltre, il diniego della causa di non punibilità è stato ritenuto corretto e ben motivato sulla base della gravità della condotta e dell'intensità del dolo. L'esercente perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pizza con muffa e insetti: condanna per alimenti in cattivo stato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ristoratore per aver utilizzato ingredienti in pessime condizioni per preparare pizze. Nello specifico, sono stati trovati friarielli con muffa e mozzarelle contaminate da insetti. L'imputato aveva chiesto l'assoluzione sostenendo la 'particolare tenuità del fatto', ma la Corte ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che l'uso di alimenti in cattivo stato di conservazione crea un rischio concreto per la salute dei clienti e non può mai essere considerato un reato di lieve entità. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per il ristoratore di pagare le spese processuali e una multa.
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Alimenti in cattivo stato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45527/2023, ha confermato una condanna per il reato di detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione. Il caso riguardava un operatore che lavorava del pesce su un banco non refrigerato e in presenza di insetti. La Corte ha stabilito che la valutazione dello stato di conservazione deve basarsi sul contesto complessivo e non su singoli elementi isolati, dichiarando inammissibile un ricorso che criticava solo un aspetto della vicenda, ignorando la situazione igienica generale.
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Alimenti in cattivo stato: reato ancora punibile
Un operatore del settore alimentare, condannato per aver detenuto per la vendita prodotti ittici in cattivo stato di conservazione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo, tra l'altro, che la norma incriminatrice fosse stata abrogata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il reato di commercio di alimenti in cattivo stato di conservazione è tuttora in vigore, nonostante una complessa successione di leggi nel 2021 che aveva inizialmente abrogato la norma per poi reintrodurla.
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