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Legge 283/1962

43 provvedimenti

Dosimetria della pena: tra sanzione minima e precedenti
Un ristoratore subisce una condanna a diecimila euro di ammenda per aver detenuto alimenti in cattivo stato di conservazione. L'imputato presenta ricorso contestando la mancata concessione del massimo sconto per le attenuanti generiche, l'eccessiva severità nella dosimetria della pena e il mancato riconoscimento della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la presenza di un precedente penale specifico giustifica sia il contenimento delle attenuanti sia il diniego dei benefici. Inoltre, la scelta di una sanzione pecuniaria al posto dell'arresto favorisce già il reo, rendendo sufficiente una motivazione sintetica fondata sul criterio di equità.
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Riduzione della pena nel giudizio abbreviato: dimezzata l’ammenda
Un dipendente di un laboratorio alimentare riceve una condanna a tremila euro di ammenda per violazioni delle norme igieniche nella produzione. Il Tribunale omette tuttavia di applicare il beneficio dello sconto previsto dal rito alternativo prescelto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili le censure relative alla ricostruzione dei fatti, ma accoglie il ricorso sul calcolo della sanzione. La riduzione della pena nel giudizio abbreviato costituisce un diritto inderogabile dell'imputato: nelle contravvenzioni la misura deve diminuire obbligatoriamente della metà. I giudici supremi annullano la sentenza sul punto e rideterminano direttamente la sanzione a millecinquecento euro.
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Cibi mal conservati: possibile la particolare tenuità del fatto
Il legale rappresentante di un'azienda di ristorazione subisce una condanna per la cattiva conservazione di prodotti alimentari destinati a una struttura sanitaria. La difesa richiede l'applicazione dell'istituto della particolare tenuità del fatto, evidenziando il danno contenuto, la modesta quantità di cibo coinvolta e l'assenza di alterazioni organolettiche. Il giudice di merito omette del tutto di motivare su questa specifica richiesta. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa su questo punto. I giudici chiariscono che l'assenza di risposta a un'istanza esplicita integra un vizio di motivazione, specialmente quando la sanzione irrogata è vicina al minimo edittale. La Suprema Corte annulla quindi la sentenza impugnata e rinvia il caso al tribunale per un nuovo giudizio.
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Cattivo stato di conservazione degli alimenti: pena da rivedere
Il titolare di un ristorante subisce una condanna per il reato di cattivo stato di conservazione degli alimenti destinati alla preparazione dei piatti. Il giudice di primo grado infligge la pena pecuniaria massima di oltre trentamila euro, concedendo le attenuanti generiche ma omettendo di calcolare la relativa riduzione e di pronunciarsi sulla sospensione condizionale della pena. L'esercente propone ricorso per cassazione contestando la sussistenza del reato, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'errata quantificazione della sanzione. La Suprema Corte conferma in via definitiva la responsabilità penale dell'imputato per l'illecito alimentare. Tuttavia, i giudici di legittimità accolgono il ricorso limitatamente al trattamento sanzionatorio, annullando la sentenza con rinvio per un nuovo calcolo della pena e per la decisione sui benefici di legge.
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Cattivo stato di conservazione degli alimenti: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per il legale rappresentante di una cooperativa per il reato di cattivo stato di conservazione degli alimenti. La polizia giudiziaria ha accertato che l'ente custodiva cassette di pane prive di involucro protettivo in un locale sporco, polveroso e promiscuo. L'ambiente conteneva anche immondizia, elettrodomestici rotti, coperte dismesse e abiti sporchi. Il responsabile ha tentato di difendersi attribuendo al fornitore la consegna del pane senza confezione protettiva. I giudici hanno respinto la tesi. La semplice detenzione di cibo in luoghi insalubri integra un reato di pericolo presunto a prescindere dalle colpe dei fornitori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Cattivo stato di conservazione alimenti: condanna definitiva
Un commerciante ha subito una condanna per il reato di cattivo stato di conservazione alimenti a seguito del ritrovamento di grandi quantità di salumi e formaggi conservati in modo scorretto. L'esercente ha impugnato la decisione chiedendo l'assoluzione e l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché mirava a una generica rivalutazione dei fatti già accertati durante le ispezioni. I giudici hanno inoltre escluso qualsiasi beneficio per tenuità del fatto vista l'ingente quantità di prodotti alimentari deteriorati. L'imputato perde definitivamente la causa, deve pagare le spese del processo e versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Frode in commercio: l’olio di soia spacciato per extravergine
L'Amministratrice di una società di imbottigliamento viene condannata per tentata frode in commercio e violazione delle norme alimentari, per aver etichettato come olio extravergine di oliva del comune olio di semi di soia destinato all'esportazione. La Corte di Cassazione annulla la sentenza. Rileva che il reato contravvenzionale era già estinto per prescrizione prima della decisione d'appello. Inoltre, accoglie i motivi di ricorso relativi alle irregolarità nel prelievo dei campioni di olio e al travisamento delle prove sull'effettivo ruolo della società, che si occupava solo di imbottigliamento e non di produzione. La Suprema Corte dispone l'annullamento senza rinvio per la contravvenzione prescritta e l'annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello per un nuovo esame sui restanti capi d'accusa.
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Cattivo stato di conservazione alimenti: verbale batte teste
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante, confermando la condanna penale per il reato di cattivo stato di conservazione alimenti. Durante un'ispezione dell'Azienda Sanitaria Provinciale, gli ispettori avevano riscontrato prodotti alimentari conservati in condizioni igieniche e ambientali non idonee. La difesa del commerciante si basava sulla testimonianza di un dipendente che dichiarava la correttezza delle procedure interne. I giudici di legittimità hanno stabilito che i rilievi oggettivi dei verbali ispettivi prevalgono sulle dichiarazioni testimoniali di parte. La Cassazione ha inoltre ribadito l'impossibilità di richiedere una rivalutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando la sanzione pecuniaria.
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Farina con insetti: condanna per cattivo stato di conservazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un panificatore condannato a 6.000 euro di ammenda. Durante un'ispezione dei Carabinieri del NAS, i militari hanno rinvenuto circa 150 kg di farina in cattivo stato di conservazione, sporca e invasa da insetti. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità penale del commerciante, escludendo la possibilità di riesaminare le prove in sede di legittimità. Inoltre, i giudici hanno negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sia perché la difesa non l'aveva richiesta tempestivamente, sia per l'elevata quantità di merce deteriorata sequestrata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la difesa che condanna
Il Tribunale aveva condannato l'imputato a un'ammenda per violazione delle norme igieniche sugli alimenti. L'imputato ha proposto appello tramite un difensore non abilitato al patrocinio davanti alle magistrature superiori. L'atto è stato convertito in ricorso per cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile proprio perché firmato da un legale non cassazionista. La decisione ribadisce che l'inammissibilità del ricorso per cassazione colpisce anche gli atti convertiti se privi della firma di un difensore iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Alimenti in cattivo stato di conservazione: confermata la multa
Il legale rappresentante di un ristorante è stato condannato a un'ammenda di cinquemila euro per il reato di detenzione di alimenti in cattivo stato di conservazione destinati alla somministrazione. Le autorità avevano sequestrato ventiquattro chili di cibo ricoperti di ghiaccio e brina. L'imputata ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il deterioramento fosse dovuto a un improvviso guasto del congelatore e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Tuttavia, prima della decisione, la difesa ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta rinuncia, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Cattivo stato di conservazione degli alimenti: blatte e arresto
Un esercente di una pasticceria è stato condannato a un mese di arresto per il reato di cattivo stato di conservazione degli alimenti, a causa della detenzione di 700 kg di prodotti dolciari in locali sporchi e infestati da blatte. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'inutilizzabilità delle prove raccolte durante l'ispezione igienica, eseguita senza preavviso e senza la notifica di prescrizioni per sanare la situazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che le norme europee sui controlli non prevedono l'inutilizzabilità delle prove nel processo penale e che l'omessa indicazione delle prescrizioni di regolarizzazione non rende improcedibile l'azione penale. Inoltre, le nuove procedure estintive introdotte dalla riforma Cartabia non si applicano retroattivamente ai procedimenti in cui l'azione penale era già stata avviata.
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Cattivo stato di conservazione degli alimenti: pena da rivedere
Il Venditore è stato condannato per il reato di cattivo stato di conservazione degli alimenti poiché trasportava 34 chili di pane in un veicolo non coibentato e in ceste non idonee. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale del Venditore, dichiarando inammissibile la richiesta di particolare tenuità del fatto perché non proposta nei precedenti gradi di giudizio. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso limitatamente alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna. Il Tribunale di primo grado aveva infatti omesso di motivare il rifiuto di tali benefici. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione unicamente su questi specifici punti.
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Alimenti invasi da parassiti: funghi con larve e condanna penale
Un commerciante è stato condannato a pagare un'ammenda di 6.000 euro per aver messo in vendita confezioni di funghi surgelati contenenti numerose larve di insetto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la presenza di 40 larve per 100 grammi di prodotto configura l'ipotesi di alimenti invasi da parassiti. La difesa sosteneva che la legge tollerasse la presenza di tracce larvali e che il controllo potesse essere solo visivo. I giudici hanno invece chiarito che un operatore professionale ha l'obbligo di adottare tutte le cautele necessarie per evitare la commercializzazione di prodotti contaminati. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità penale del venditore e condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.
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Tracciabilità degli alimenti: sequestro confermato per il vino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Legale Rappresentante di un'azienda alimentare contro il sequestro preventivo di ingenti scorte di vino. I giudici hanno confermato la legittimità del sequestro, evidenziando che la violazione delle norme sulla tracciabilità degli alimenti integra il reato di commercio di sostanze alimentari nocive o alterate. Inoltre, è stato ravvisato il reato di auto-riciclaggio, poiché il vino sofisticato veniva reintrodotto nel circuito economico tramite società estere fittizie. La mancanza di tracciabilità degli alimenti giustifica la confisca obbligatoria dei prodotti, impedendone la restituzione all'azienda. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Conservazione di alimenti: il reato resta e la condanna pure
Un commerciante, condannato per la detenzione in cattivo stato di conservazione di alimenti destinati alla vendita, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva che una recente riforma avesse cancellato il reato dall'ordinamento. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il Governo è intervenuto tempestivamente prima che la norma abrogatrice entrasse in vigore. Di conseguenza, il reato legato alla corretta conservazione di alimenti è rimasto pienamente valido e punibile. Il commerciante è stato condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.
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Responsabilità penale sicurezza alimentare: vertice o preposto?
Un procuratore speciale, responsabile della sicurezza alimentare di una catena di supermercati, era stato condannato per la cattiva conservazione di cibi in un punto vendita. La Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la responsabilità penale sicurezza alimentare non può essere attribuita automaticamente al vertice aziendale solo per la sua carica. Nelle strutture complesse e articolate in più sedi, la responsabilità per le violazioni igienico-sanitarie ricade sul preposto alla singola unità locale, anche in assenza di una delega scritta formale, salvo che il problema derivi da scelte strutturali o organizzative generali del titolare. La Corte ha quindi rinviato il caso per un nuovo esame.
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Cattivo stato di conservazione degli alimenti: risponde il cuoco
Il Tribunale ha condannato il responsabile della cucina di un agriturismo per il reato di cattivo stato di conservazione degli alimenti, a seguito di un controllo dei NAS che ha rilevato cibi mal conservati. L'imputato ha contestato la decisione sostenendo di essere solo un aiuto cuoco e che la delega di funzioni non fosse valida. La Cassazione ha confermato la sua responsabilità penale, ritenendo valida la delega anche se non scritta e indipendentemente dalla verifica delle sue capacità tecniche. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione, da parte del giudice di merito, della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio solo su questo punto, rendendo definitiva la responsabilità penale.
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Responsabilità penale del rivenditore: il caso del cibo alterato
Il Responsabile del Supermercato era stato condannato per aver detenuto per la vendita confezioni di pasta biologica invase da parassiti. La difesa ha impugnato la decisione evidenziando che il prodotto si trovava in confezioni originali sigillate e che i parassiti non erano visibili dall'esterno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la responsabilità penale del rivenditore per alimenti confezionati è esclusa dall'articolo 19 della legge 283/1962, a meno che non vi sia una colpevolezza qualificata, ossia la conoscenza effettiva del difetto o la presenza di evidenti segni esterni di alterazione sulla confezione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio che applichi correttamente questo principio di diritto.
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Alimenti invasi da parassiti: reato prescritto, risarcimento da rifare
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presenza di un singolo insetto, come una blatta, in un gelato è sufficiente per configurare il reato di vendita di alimenti invasi da parassiti. Secondo i giudici, il concetto di 'invasione' non richiede una contaminazione massiccia, ma si realizza con la semplice intrusione di un corpo estraneo che compromette la salubrità del prodotto. Tuttavia, nel caso specifico, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, annullando la condanna penale del titolare della gelateria. La Corte ha però annullato la condanna al risarcimento del danno, rinviando il caso a un giudice civile per una nuova e più motivata quantificazione.
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