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Aggravante Della Destrezza

64 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una circostanza che aumenta la gravità del reato di furto, che si verifica quando il colpevole agisce con particolare abilità o sveltezza per eludere la sorveglianza della vittima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto aggravato anziani: la Cassazione conferma le aggravanti
Un ladro si spacciava per tecnico per entrare nelle case di anziani e rubare gioielli o denaro. La Corte d'Appello aveva già condannato l'uomo per furto aggravato anziani, riconoscendo le aggravanti della destrezza e della minorata difesa. Il ladro ha fatto ricorso in Cassazione contestando queste aggravanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che approfittare dell'età avanzata della vittima integra l'aggravante della minorata difesa, anche se la vittima ha mostrato una reazione. Il ladro deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Finto acquisto e furto: c’è l’aggravante della destrezza
Una cliente è entrata in un negozio e ha chiesto al titolare un pezzo di ricambio per una macchina da caffè. Il negoziante si è allontanato dal bancone per cercare il prodotto richiesto. La cliente ha approfittato del momento per sottrarre il telefono cellulare posato sul banco ed è fuggita senza comprare nulla. La Corte d'Appello ha condannato l'imputata per furto, riconoscendo l'aggravante della destrezza e negando la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti e della pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata. I giudici hanno confermato che creare un falso pretesto per allontanare la vittima configura pienamente l'aggravante della destrezza e giustifica il rigetto dei benefici di legge.
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Ricorso inammissibile: il furto aggravato dalla destrezza non si annulla
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Imputato, condannato per furto aggravato dalla destrezza. L'Imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la sua condanna. La Suprema Corte ha ritenuto le sue contestazioni generiche e prive di fondamento, confermando la correttezza della motivazione della Corte d'Appello riguardo alla responsabilità e all'aggravante. Di conseguenza, l'Imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: ricorso generico e conferma condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per furto con destrezza. La difesa contestava la sussistenza della circostanza aggravante, chiedendone l'esclusione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità e della manifesta infondatezza delle censure proposte. La Corte territoriale ha infatti motivato in modo ineccepibile sia la ricostruzione dei fatti sia la qualificazione giuridica della condotta, conformandosi pienamente ai principi stabiliti dalle Sezioni Unite. Di conseguenza, la condanna dell'Imputato è diventata definitiva, con l'obbligo di pagare le spese del procedimento giudiziario e di versare una somma pecuniaria pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: Cassazione conferma destrezza e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per tre episodi di furto aggravato. Il Lavoratore contestava la sussistenza dell'aggravante della destrezza, la mancata riqualificazione dei fatti come tentato furto e il mancato riconoscimento della tenuità del danno. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'aggravante della destrezza era presente, i furti si erano consumati e il valore dei beni non giustificava l'attenuante. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato dalla destrezza: la Cassazione conferma la condanna
Una persona è stata condannata per tentato furto aggravato dalla destrezza. La Corte d'Appello di Milano aveva confermato la sentenza di primo grado. La persona ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione dell'aggravante della destrezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'aggravante sussiste quando il ladro usa particolare abilità o astuzia per sorprendere o eludere la sorveglianza del proprietario. Il caso rientrava in questa definizione, come nel tipico borseggio. La condanna è stata quindi confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto con destrezza: condanna confermata per l’astuzia del reo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo per il reato di furto con destrezza. L'imputato aveva contestato la sussistenza della circostanza aggravante e la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che commette furto con destrezza chiunque crea appositamente una situazione favorevole per distrarre la vittima, ridurne la vigilanza e sottrarle i beni con un'azione fulminea. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso privo di specificità e ha ribadito la piena discrezionalità dei giudici di merito nel quantificare la sanzione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato dalla destrezza: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore ha sottratto un telefonino durante un'aggressione, e la Corte d'Appello ha confermato il furto aggravato dalla destrezza. L'imputato ha presentato ricorso, contestando l'applicazione dell'aggravante. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la destrezza sussiste anche quando l'agente contribuisce a creare la situazione di disattenzione della vittima. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato dalla destrezza: l’astuzia non salva dalla condanna
L'Imputata è stata condannata per "tentato furto aggravato dalla destrezza". Ha presentato ricorso contestando l'applicazione dell'aggravante di destrezza e il mancato riconoscimento di un'attenuante per il valore del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la destrezza sussiste quando il ladro usa particolare abilità per eludere la sorveglianza, come nascondere i movimenti con vestiti. L'attenuante non era applicabile per il valore non insignificante e i danni aggiuntivi. L'Imputata deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Abbraccio o furto: quando scatta l’aggravante della destrezza
L'Imputato ha tentato di sottrarre due banconote da cinque euro dalla tasca della Vittima all'uscita di una chiesa. Per compiere l'azione, ha utilizzato la tecnica dell'abbraccio, mostrando contestualmente un cartello per chiedere l'elemosina. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto con l'aggravante della destrezza. I giudici hanno chiarito che l'uso del cartello abbinato al finto abbraccio costituisce una manovra astuta idonea a eludere la sorveglianza sui propri beni. Di conseguenza, il reato è procedibile d'ufficio e la mancanza della querela della persona offesa non impedisce la condanna dell'Imputato.
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Finestrino rotto: esclusa l’aggravante della destrezza
L'imputato subiva una condanna per diversi episodi di furto e rapina. Tra i fatti contestati, l'uomo rompeva il finestrino di un'automobile per sottrarre un oggetto lasciato momentaneamente incustodito all'interno dell'abitacolo. I giudici di merito applicavano l'aggravante della destrezza unitamente a quella della violenza sulle cose. La Suprema Corte di Cassazione accoglieva parzialmente il ricorso del condannato ed escludeva l'aggravante della destrezza. Il semplice approfittamento dell'assenza del proprietario non dimostra una speciale abilità operativa. I giudici di legittimità disponevano l'annullamento con rinvio per il ricalcolo della pena, confermando la responsabilità penale per gli altri addebiti contestati.
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Furto con finto cliente: scatta l’aggravante della destrezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto ai danni di un uomo che cercava di rubare uno smartphone all'interno di un negozio. Il complice dell'imputato aveva appositamente distratto la commessa con una scusa, allontanandola dal bancone e consentendo all'autore materiale di afferrare il telefono, prima del blocco da parte del titolare. La difesa sosteneva che si trattasse di una semplice disattenzione spontanea della vittima, priva di astuzia. I giudici hanno invece ribadito la piena sussistenza dell'aggravante della destrezza, poiché la distrazione non era casuale ma pianificata ad arte per neutralizzare la sorveglianza della lavoratrice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Furto e aggravante della destrezza: la condanna resta
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per furto pluriaggravato. L'imputato contestava la propria responsabilità penale e contestava l'applicazione della circostanza aggravante. I giudici supremi hanno ribadito che l'aggravante della destrezza sussiste quando l'autore del reato mette in atto una particolare abilità o astuzia per superare la sorveglianza della vittima sul bene sottratto. L'impugnazione presentava motivi generici e questioni non sollevate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Aggravante della destrezza: ricorso respinto e condanna
Un imputato ha impugnato la sentenza d'appello che confermava la sua condanna per furto aggravato. Nel proprio atto di impugnazione, l'interessato ha contestato l'attribuzione dell'aggravante della destrezza, sostenendo una ricostruzione alternativa della vicenda. La Corte di Cassazione ha rilevato che le censure sollevate riproducevano pedissequamente argomenti già esaminati e correttamente respinti dai giudici dei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha dunque dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha subito la conferma definitiva della pena, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Patteggiamento e ricorso in Cassazione: i limiti della pena
Un'imputata ha concordato la pena tramite patteggiamento per il reato di tentato furto aggravato, avendo approfittato della distrazione della vittima per sottrarle la borsa. Successivamente, la donna ha proposto impugnazione lamentando l'erronea applicazione dell'aggravante della destrezza, sostenendo che la mera distrazione non costituisce un'abilità specifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'atto. La disciplina su patteggiamento e ricorso in Cassazione limita fortemente la possibilità di contestare la qualificazione giuridica del fatto dopo l'accordo sulla pena. Tale contestazione è ammessa soltanto in presenza di un errore manifesto e palese contenuto nella sentenza. Poiché nel caso di specie non sussisteva alcun errore palese, il ricorso è stato respinto. L'imputata deve versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Uso abusivo di bancomat: condanna confermata anche senza destrezza
L'Imputata è stata condannata per due furti aggravati, tra cui la sottrazione di uno zaino in spiaggia, e per l'uso abusivo di bancomat altrui. La Corte d'Appello ha ridotto la gravità del furto escludendo l'aggravante della destrezza, ma ha confermato il bilanciamento tra le restanti circostanze e la pena complessiva. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una motivazione insufficiente su questo bilanciamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la decisione precedente era ampiamente e logicamente motivata. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: la Cassazione punisce il ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per furto. L'imputato contestava l'applicazione della circostanza aggravante del furto con destrezza. I giudici di legittimità hanno rilevato che la questione non era stata sollevata durante il giudizio di appello, rendendola non proponibile in Cassazione. Inoltre, la Corte ha confermato che il reato è stato commesso tramite precise manovre fisiche sulla persona offesa, configurando pienamente l'aggravante. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Aggravante della destrezza: quando l’astuzia non evita la condanna
Tre soggetti sono stati condannati per furto in abitazione continuato e aggravato. Uno di essi ha contestato la compatibilità tra l'aggravante della destrezza e quella della minorata difesa. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'aggravante della destrezza (legata all'abilità del colpevole) e l'aggravante della minorata difesa (legata alle circostanze ambientali sfavorevoli alla vittima) possono coesistere nello stesso reato. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, giustificato dalla pianificazione dei furti e dalla mancanza di pentimento. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei tre imputati, confermando la condanna definitiva e sanzionandoli al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Limiti ricorso patteggiamento: l’accordo blocca il riesame delle prove
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice per le indagini preliminari, contestando la sussistenza dell'aggravante della destrezza e chiedendo una rivalutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che i limiti ricorso patteggiamento sono tassativi e stabiliti dall'articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale. Tra questi motivi non rientra la rivalutazione del materiale probatorio, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Furto nel carrello: esclusa l’aggravante della destrezza
Un uomo sottrae una borsa dal carrello della spesa di una cliente in un supermercato, approfittando di un suo momento di distrazione. I giudici di merito lo condannano per furto aggravato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa ed esclude l'aggravante della destrezza. I giudici chiariscono che il semplice approfittare della distrazione altrui, non provocata dal ladro, non configura questa aggravante, la quale richiede invece una speciale abilità o astuzia. Di conseguenza, il reato viene riqualificato come furto semplice. Poiché nel frattempo la vittima ha ritirato la querela, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta remissione di querela.
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