La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta di due soci, ritenuti responsabili come amministratori di fatto di un'azienda fallita. Avevano svuotato la società sottraendo sei autoveicoli, una rotativa di stampa e un intero ramo d'azienda, venduto a un prezzo irrisorio a un'altra loro impresa. Avevano inoltre nascosto le scritture contabili. La sentenza stabilisce un principio chiave: per essere considerato un **amministratore di fatto** non serve una nomina formale, ma contano le azioni concrete di gestione. Chi agisce come capo, impartendo ordini e gestendo i beni, risponde penalmente del proprio operato. Lo svuotamento sistematico dell'azienda, inoltre, integra di per sé l'aggravante del danno patrimoniale ingente ai creditori.
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