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Accrescimento

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Istituto giuridico secondo cui, se uno dei coeredi non può o non vuole accettare la sua parte di eredità, questa si aggiunge proporzionalmente a quella degli altri.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca della rinuncia all’eredità: accrescimento escluso
Alcuni eredi impugnavano due compravendite immobiliari concluse tra il de cuius e il nipote, sostenendo che fossero donazioni dissimulate lesive della quota di legittima. Il padre del nipote rinunciava all'eredità, ma il giudice assegnava un termine al figlio per decidere se accettare la quota per rappresentazione. Nelle more del termine, il padre compiva formalmente la revoca della rinuncia all'eredità mediante atto notarile. I giudici di merito rigettavano le difese del nipote e negavano efficacia alla revoca, ritenendo la quota già accresciuta ai coeredi. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi del nipote e del padre: la rappresentazione prevale sull'accrescimento e impedisce il passaggio automatico della quota ai coeredi, rendendo valida la revoca della rinuncia finché il discendente non accetta o non scade il termine giudiziale.
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Usufrutto congiuntivo: nessun accrescimento automatico
Un comproprietario agisce in giudizio contro la sorella per dividere alcuni immobili e recuperare i canoni di locazione. I beni erano gravati da usufrutto acquistato dal padre in regime di comunione legale con la madre. Alla morte del padre, la Corte d'appello ritiene che l'intero usufrutto spetti alla madre superstite per un automatico meccanismo di accrescimento. La Cassazione accoglie il ricorso del comproprietario, stabilendo che l'usufrutto congiuntivo con diritto di accrescimento non deriva in automatico dalla comunione legale. Alla morte di un coniuge, la sua quota di usufrutto si estingue e si consolida con la nuda proprietà, a meno che l'atto d'acquisto originario non preveda espressamente o implicitamente l'accrescimento in favore del coniuge superstite. La causa viene rinviata per verificare la reale volontà delle parti nell'atto originario.
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Esclusione del socio: addio alla quota se lo statuto lo prevede
Due società venivano escluse da una società consortile e ne chiedevano la liquidazione delle quote di capitale. La società consortile si opponeva richiamando lo statuto che, rinviando all'articolo 2609 del codice civile, prevedeva l'accrescimento delle quote in favore degli altri soci senza liquidazione. I giudici di merito rigettavano la domanda di rimborso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei soci esclusi. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione dello statuto spetta al giudice di merito e che l'esclusione del socio, in presenza di clausole di accrescimento, comporta la perdita della quota a favore degli altri consorziati per compensare la perdita di potere contrattuale della struttura.
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Rinuncia all’eredità: scontro tra moglie e sorella in Cassazione
Una complessa vicenda ereditaria sorge tra la Sorella e la Moglie di un uomo deceduto senza lasciare testamento. I tre figli del defunto decidono di effettuare la formale rinuncia all'eredità. La Moglie ritiene che le quote dei figli si accrescano automaticamente a suo favore, rendendola erede universale. La Sorella, invece, sostiene che la rinuncia dei figli escluda l'accrescimento automatico e apra la strada al concorso tra coniuge e fratelli, rivendicando una quota pari a un terzo dell'asse ereditario. La Corte d'Appello dà ragione alla Moglie, ma la Sorella ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la straordinaria complessità e l'assenza di precedenti chiari sull'applicazione dell'accrescimento nella successione legittima, non decide subito ma rimette la causa alla pubblica udienza per una decisione definitiva.
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Recesso contratto preliminare e proprietà dell’immobile
Un promissario acquirente esercitava il recesso da un contratto preliminare di compravendita immobiliare, sostenendo che le promittenti venditrici non fossero le uniche proprietarie, dato che una quota risultava ancora intestata alla loro sorella defunta. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha dichiarato illegittimo il recesso contratto preliminare. Le venditrici erano infatti divenute pienamente proprietarie per accrescimento, a seguito della rinuncia all'eredità da parte dei figli della sorella defunta. Il recesso dell'acquirente è stato quindi ritenuto ingiustificato.
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Revoca testamento olografo: quando si estende a più atti
Il caso analizza una complessa vicenda ereditaria sulla revoca del testamento olografo. La Corte di Cassazione stabilisce che la revoca notarile di un testamento pubblico, che riproduce fedelmente un precedente testamento olografo, si estende anche a quest'ultimo, se emerge la chiara volontà del testatore di annullare quella specifica disposizione patrimoniale. La decisione si fonda sull'interpretazione della volontà del defunto, superando il dato letterale dell'atto di revoca.
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