LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Accreditamento

109 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'accreditamento è una attestazione della capacità di operare che un soggetto di riconosciuta autorità rilascia nei confronti di chi svolge un ruolo in un determinato contesto sociale. In generale, il soggetto che opera in un campo particolarmente importante (sanità, sicurezza sociale, educazione, transazioni commerciali), dove è necessaria competenza, indipendenza, onestà, capacità organizzativa, rispetto di standard elevati, viene ritenuto “custode” della qualità delle prestazioni fornite. L’adagio di Giovenale: “quis custodiet ipsos custodes?” (“chi sorveglierà i sorveglianti?”) si traduce, oggi, nel seguente interrogativo: chi assicura gli utenti finali dei servizi ritenuti così importanti che i soggetti che li erogano siano “affidabili”? Il significato letterale di accreditamento assume quindi, in questo contesto, il suo reale valore: attribuire (o attestare) la credibilità di chi dichiara la conformità ad una norma di qualità, ambientale, di igiene o di sicurezza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Giurisdizione controversie sanitarie: chi decide sui pagamenti extra?
Una Struttura Sanitaria Privata chiedeva all'Azienda Sanitaria Locale (ASL) il pagamento di prestazioni ospedaliere eccedenti i "tetti di spesa" stabiliti. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano negato la competenza del giudice ordinario, ritenendo la questione di giurisdizione controversie sanitarie spettasse al giudice amministrativo, poiché implicava la valutazione di atti della Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che se la controversia riguarda l'adempimento di un'obbligazione di pagamento per servizi già resi, la giurisdizione è del giudice ordinario. Questo vale anche se i servizi superano i tetti di spesa, purché non si contesti la legittimità degli atti amministrativi che hanno fissato tali limiti. La causa è stata rinviata al Tribunale di Foggia.
Continua »
Sospensione Contratto e Giudicato sulla Giurisdizione: La Cassazione Decide
L'Azienda Sanitaria ha sospeso un contratto con una Struttura Sanitaria che forniva servizi a persone anziane, in attesa di verifiche sui requisiti. La Struttura ha impugnato l'atto. Il Consiglio di Stato ha annullato la sospensione, ritenendola illegittima perché a tempo indeterminato. L'Azienda Sanitaria ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la giurisdizione del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che si era formato un *giudicato sulla giurisdizione* implicito, non contestato nei gradi precedenti.
Continua »
Controlli Sanitari: Giurisdizione Ordinaria per le Restituzioni
L'Ente Sanitario Privato ha contestato le richieste di note di credito da parte delle Aziende Sanitarie Locali per prestazioni erogate, sostenendo l'assenza di un provvedimento sanzionatorio formale. La questione chiave era la **giurisdizione sui controlli sanitari**: se spettasse al giudice ordinario o amministrativo. La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito che i controlli sull'appropriatezza delle prestazioni non sono atti autoritativi, ma verifiche di inadempimento contrattuale. Di conseguenza, le controversie relative a richieste di restituzione di somme indebitamente percepite rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario. La Cassazione ha rigettato il ricorso delle Aziende Sanitarie Locali, confermando la competenza del giudice ordinario.
Continua »
Sconto tariffario strutture accreditate: l’ASL deve pagare
Una struttura sanitaria privata accreditata ha chiesto il pagamento di somme trattenute dall'Azienda Sanitaria Locale a titolo di sconto tariffario per le prestazioni sanitarie erogate negli anni dal 2010 al 2013. L'Azienda Sanitaria sosteneva la validità delle trattenute e la responsabilità della Regione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso pubblico. La Suprema Corte ha chiarito che lo sconto tariffario strutture accreditate previsto dalla legge finanziaria 2007 era temporaneo e limitato al triennio 2007-2009. Di conseguenza, le trattenute effettuate dopo il 2009 risultano illegittime. L'Azienda Sanitaria contraente risponde direttamente dei debiti e deve restituire le somme trattenute, oltre agli interessi moratori per il ritardo nei pagamenti previsti per le transazioni commerciali.
Continua »
Contratto scritto con la Pubblica Amministrazione o nessun pagamento
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento di prestazioni eseguite per conto del Servizio Sanitario Nazionale. L'Azienda Sanitaria si è opposta evidenziando la mancanza di un accordo formale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della struttura privata, confermando che il rapporto con la Pubblica Amministrazione richiede obbligatoriamente un contratto scritto con la Pubblica Amministrazione a pena di nullità. Tale requisito formale è necessario anche durante il regime di accreditamento provvisorio e non può essere sostituito da comportamenti concludenti o accordi verbali. Di conseguenza, senza un documento firmato da entrambe le parti, la struttura privata non ha diritto a ricevere alcun compenso per le prestazioni erogate, e il giudice può rilevare questa mancanza in ogni stato e grado del processo.
Continua »
Esenzione IVA formazione professionale: fisco contro azienda
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Agenzia per il Lavoro la detrazione dell'imposta sulle fatture emesse da una società consociata per corsi di formazione professionale. Secondo il fisco, tali servizi beneficiavano dell'esenzione IVA formazione professionale, rendendo indetraibile l'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che l'esenzione richiede il formale riconoscimento dell'ente formativo da parte di una pubblica amministrazione. L'accreditamento presso un fondo bilaterale privato non equivale a un riconoscimento pubblico. Di conseguenza, le prestazioni svolte dalla consociata non erano esenti ma soggette a IVA ordinaria, confermando il pieno diritto dell'Agenzia per il Lavoro di detrarre l'imposta assolta sulle fatture ricevute. Vince l'Agenzia per il Lavoro.
Continua »
Interessi di mora per transazioni commerciali: cliniche vs ASP
Una clinica privata accreditata ha richiesto il pagamento degli interessi di mora per transazioni commerciali all'Azienda Sanitaria a causa del ritardo nei pagamenti delle prestazioni sanitarie erogate. L'Azienda Sanitaria ha contestato l'applicabilità del tasso agevolato previsto dal d.lgs. 231/2002, sostenendo che le strutture accreditate vadano equiparate alle farmacie, escluse da tale regime poiché considerate parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto interpretativo sulla natura di imprenditore delle strutture sanitarie private convenzionate, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente. Con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, rimettendo la questione alle Sezioni Unite per chiarire definitivamente se si applichino o meno gli interessi di mora per transazioni commerciali a queste realtà.
Continua »
Controlli di appropriatezza sanitaria: decide il giudice civile
Una clinica privata convenzionata ha contestato l'esito dei controlli eseguiti dall'Azienda Sanitaria Locale (ASL) sul superamento del tetto dei posti letto, chiedendo il pagamento delle prestazioni eseguite. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che le controversie sui controlli di appropriatezza sanitaria appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che la contestazione non riguarda la legittimità di un provvedimento autoritativo pubblico, ma l'adempimento di obblighi contrattuali e la verifica della conformità delle prestazioni. Di conseguenza, gli atti ispettivi della ASL sono solo preparatori rispetto alla decisione finale sul pagamento, che coinvolge diritti soggettivi. Vince la clinica privata sotto il profilo della giurisdizione: la causa sarà decisa dal tribunale civile ordinario.
Continua »
Accreditamento strutture sanitarie: no a rimborsi senza firma
Una struttura sanitaria privata ha richiesto il pagamento di oltre un milione di euro per prestazioni erogate in regime di accreditamento provvisorio. L'Azienda Sanitaria Locale si è opposta evidenziando la mancanza di un contratto scritto e la mancata prova del rispetto del tetto di spesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della clinica, confermando che l'accreditamento strutture sanitarie non esclude l'obbligo di stipulare un contratto in forma scritta con la Pubblica Amministrazione. I contratti con gli enti pubblici non possono infatti concludersi per comportamenti concludenti. Inoltre, spetta alla struttura privata dimostrare di non aver superato i limiti di spesa annuali per poter pretendere il pagamento.
Continua »
Giudicato interno: la clinica vince la battaglia contro l’ASL
Una struttura sanitaria privata ha chiesto il pagamento integrale delle prestazioni eseguite per conto del Servizio Sanitario Nazionale, contestando l'applicazione di uno sconto tariffario da parte dell'Azienda Sanitaria. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione sollevando d'ufficio la mancanza di prova dell'accreditamento e della forma scritta dei contratti. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello, stabilendo che sul punto si era formato il giudicato interno. Infatti, l'Azienda Sanitaria non aveva mai contestato l'esistenza dei contratti e dell'accreditamento nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il giudice d'appello non poteva sollevare d'ufficio tali questioni senza violare le preclusioni processuali e il principio del contraddittorio.
Continua »
Accreditamento strutture sanitarie: stop ai tagli della ASL
Una struttura sanitaria privata ha chiesto il pagamento delle prestazioni erogate per conto del Servizio Sanitario Nazionale, contestando l'applicazione di uno sconto tariffario da parte dell'Azienda Sanitaria Locale. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'appello ha ribaltato la decisione sollevando d'ufficio la mancanza di prova sull'accreditamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della struttura, stabilendo che sull'esistenza dei contratti e sull'accreditamento strutture sanitarie si era formato il giudicato interno, poiché l'ente pubblico non li aveva contestati in appello. Inoltre, i giudici di secondo grado hanno errato nel sollevare la questione d'ufficio senza garantire il contraddittorio e senza consentire alle parti di presentare nuove prove a difesa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Giudicato interno: la clinica vince contro l’Asl
Una struttura sanitaria privata ha richiesto all'Azienda Sanitaria il pagamento integrale delle prestazioni erogate nel triennio 2010-2012, contestando l'applicazione di uno sconto tariffario non dovuto. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'appello ha ribaltato la decisione sollevando d'ufficio la mancanza di un formale provvedimento di accreditamento e di un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello. I giudici hanno stabilito che sulla validità dei contratti e sull'esistenza dell'accreditamento si era formato il giudicato interno, poiché l'Azienda Sanitaria non aveva contestato tali requisiti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il giudice d'appello non poteva rilevare d'ufficio tali questioni ormai precluse.
Continua »
Giudicato interno contro rilievo d’ufficio: chi vince in appello
Una struttura sanitaria privata ha chiesto a un'azienda sanitaria il pagamento di differenze tariffarie per prestazioni erogate. Il Tribunale ha accolto la domanda, ritenendo validi i contratti in essere. L'azienda sanitaria ha impugnato la decisione senza contestare l'esistenza dei contratti. La Corte d'Appello ha invece rigettato la richiesta, rilevando d'ufficio la nullità dei rapporti per mancanza di forma scritta e di accreditamento. La Cassazione ha accolto il ricorso della struttura privata, stabilendo che sul punto della validità dei contratti si era formato il giudicato interno. Di conseguenza, il giudice d'appello non poteva rilevare d'ufficio la nullità, poiché l'azienda sanitaria non aveva specificamente contestato tale aspetto nel suo ricorso. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Esenzione ICI ONLUS: perché la convenzione pubblica non basta
Una fondazione no-profit, operante nel settore sanitario in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale, ha richiesto l'esenzione ICI ONLUS per un immobile destinato ad attività riabilitativa. Il Comune ha emesso un avviso di accertamento rifiutando l'agevolazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della fondazione, stabilendo che l'attività convenzionata, pur avendo finalità sociale, non dà diritto all'esenzione se remunerata con tariffe volte a coprire i costi e i fattori produttivi. L'esenzione spetta solo se l'attività è svolta gratuitamente o con tariffe simboliche. Di conseguenza, la fondazione perde la causa ed è condannata a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Prestazioni sanitarie extra budget: l’onere della prova all’Asl
Una clinica privata conveniva in giudizio l'Azienda Sanitaria Provinciale per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie extra budget erogate in regime di accreditamento. I giudici di merito rigettavano la domanda, ritenendo che spettasse alla clinica dimostrare il mancato superamento del tetto di spesa regionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che spetta all'ente pubblico, e non alla struttura privata, dimostrare il superamento del limite di spesa come fatto impeditivo del pagamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso della clinica, cassando la sentenza con rinvio.
Continua »
Onere della prova prestazioni extra budget: vince la clinica
Una clinica privata conveniva in giudizio l'Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento di oltre un milione di euro per prestazioni sanitarie erogate in regime di accreditamento oltre il budget concordato. I giudici di merito rigettavano la domanda, ritenendo che spettasse alla clinica dimostrare il mancato superamento del tetto di spesa regionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della struttura privata, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova prestazioni extra budget. Secondo la Suprema Corte, la clinica deve solo dimostrare l'accreditamento e l'esecuzione delle cure. Spetta invece all'Azienda Sanitaria dimostrare il superamento del tetto di spesa come fatto impeditivo. Poiché l'ente pubblico era rimasto contumace, la richiesta di rimborso non poteva essere respinta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Giurisdizione prestazioni sanitarie accreditate: giudice civile
La controversia nasce dal ricorso di una Casa di Cura privata contro la ASL e la Regione per la riduzione dei corrispettivi dovuti per prestazioni sanitarie erogate in regime di accreditamento. La ASL aveva decurtato le somme contestando il superamento del tasso di occupazione dei posti letto. La struttura sanitaria ha proposto regolamento preventivo di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la controversia spetta al giudice ordinario. Infatti, le liti sui corrispettivi derivanti da accordi contrattuali paritetici tra ASL e strutture private rientrano nella giurisdizione prestazioni sanitarie accreditate del giudice ordinario, a meno che non si contesti direttamente la legittimità dei provvedimenti autoritativi generali di fissazione dei tetti di spesa, che qui non erano oggetto di domanda di annullamento.
Continua »
Rimborso prestazioni sanitarie: clinica perde 3 milioni
Un'azienda sanitaria pubblica ha chiesto a una clinica privata la restituzione di oltre tre milioni di euro. La somma era stata incassata dalla clinica a titolo di tariffe DRG per interventi eseguiti da un medico privato su pazienti che lo avevano pagato direttamente. La convenzione allora vigente non prevedeva il rimborso prestazioni sanitarie per questa specifica modalità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della clinica. I giudici hanno stabilito che, in assenza di una espressa previsione contrattuale, le prestazioni erogate al di fuori del regime di accreditamento pubblico non possono essere poste a carico dello Stato. La clinica deve quindi restituire l'intero importo indebitamente percepito.
Continua »
Remunerabilità prestazioni sanitarie: la prova
La Corte d'Appello ha confermato il rigetto della domanda di pagamento avanzata da un centro diagnostico privato contro un'azienda sanitaria. Il cuore della controversia riguarda la remunerabilità prestazioni sanitarie per esami effettuati in regime di accreditamento. La Corte ha stabilito che spetta alla struttura sanitaria l'onere di provare l'effettiva esecuzione delle prestazioni e la loro autorizzazione, ritenendo insufficiente la produzione di documenti unilaterali o comunicazioni elettroniche prive di ricevuta di consegna.
Continua »
Tetti di spesa sanitaria: clinica privata perde contro la ASL
Una clinica privata ha chiesto il pagamento di prestazioni sanitarie erogate oltre i limiti fissati dall'amministrazione. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla clinica, ritenendo che l'annullamento delle delibere regionali avesse eliminato ogni limite di spesa. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Azienda Sanitaria. I giudici hanno stabilito che l'annullamento dei provvedimenti amministrativi non elimina i tetti di spesa sanitaria previsti dalla legge regionale, la quale richiama quei dati come riferimenti storici insensibili all'annullamento. Inoltre, la spesa pubblica deve sempre rispettare i limiti di bilancio. Di conseguenza, la clinica non ha diritto a un pagamento illimitato, ma l'amministrazione deve rideterminare il budget. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »