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Remunerabilità prestazioni sanitarie: la prova

La Corte d’Appello ha confermato il rigetto della domanda di pagamento avanzata da un centro diagnostico privato contro un’azienda sanitaria. Il cuore della controversia riguarda la remunerabilità prestazioni sanitarie per esami effettuati in regime di accreditamento. La Corte ha stabilito che spetta alla struttura sanitaria l’onere di provare l’effettiva esecuzione delle prestazioni e la loro autorizzazione, ritenendo insufficiente la produzione di documenti unilaterali o comunicazioni elettroniche prive di ricevuta di consegna.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI N. 4659 2026 - N. R.G. 00004791 2022 DEPOSITO MINUTA 16 06 2026 PUBBLICAZIONE 16 06 2026
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Pubblicato il 22 giugno 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Remunerabilità prestazioni sanitarie: la prova necessaria in tribunale

In un recente procedimento giudiziario, la Corte d’Appello è stata chiamata a decidere su una complessa questione legata alla remunerabilità prestazioni sanitarie. Il caso ha evidenziato quanto sia cruciale, per le strutture private accreditate, fornire una prova rigorosa delle prestazioni effettivamente eseguite per ottenere il pagamento dalla Pubblica Amministrazione.

I fatti di causa

Una società operante nel settore della diagnostica clinica aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di circa 194.000 euro relativi a prestazioni rese nel luglio 2016. L’azienda sanitaria debitrice aveva proposto opposizione, sostenendo che una parte consistente di tali somme (circa 167.000 euro) non fosse dovuta. Secondo l’ente pubblico, le prestazioni, pur essendo state indotte da impegnative di un noto ospedale pubblico extraregionale, non erano state adeguatamente giustificate dalla clinica privata.

Il Tribunale di primo grado aveva accolto parzialmente l’opposizione dell’ente pubblico, revocando il decreto ingiuntivo e riducendo drasticamente la somma dovuta. La clinica privata ha quindi proposto appello, lamentando un’errata valutazione dei documenti e una violazione delle regole sull’onere della prova.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello ha rigettato integralmente l’impugnazione, confermando la sentenza di primo grado. Il fulcro della decisione risiede nella mancanza di prove concrete circa la remunerabilità prestazioni sanitarie contestate. I giudici hanno sottolineato che non è sufficiente presentare elenchiarimenti o note interne se questi non sono supportati da documentazione oggettiva e verificabile.

In particolare, la Corte ha rilevato che la clinica aveva prodotto comunicazioni via PEC prive della necessaria ricevuta di consegna e mail di terzi prive di riferimenti probatori oggettivi. Tali documenti sono stati considerati come mere dichiarazioni unilaterali della parte, inidonee a fondare un diritto di credito certo.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si basano sul principio consolidato per cui spetta alla struttura sanitaria che richiede il pagamento dimostrare che le prestazioni siano state effettivamente erogate e che rientrino nei criteri di accreditamento e autorizzazione. Nel caso specifico, la clinica non ha fornito la prova che gli esami fossero stati regolarmente eseguiti presso la struttura indicata (l’AOU Umberto I di Roma) o che le giustificazioni inviate fossero mai giunte effettivamente all’ente pubblico.

La Corte ha inoltre precisato che la richiesta di una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) non poteva essere accolta, poiché avrebbe avuto una finalità puramente esplorativa, ovvero volta a colmare le lacune probatorie della clinica, cosa non permessa nel rito civile. La carenza di documenti tecnici oggettivi rendeva inutile l’intervento di un perito.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma che il diritto al corrispettivo per le prestazioni sanitarie in regime di accreditamento non sorge automaticamente. La remunerabilità prestazioni sanitarie dipende strettamente dall’assolvimento dell’onere probatorio da parte del creditore. In mancanza di ricevute di consegna PEC o di documenti comprovanti il nesso tra prescrizione e prestazione, la pretesa economica rimane priva di fondamento giuridico. La società appellante è stata condannata al pagamento delle spese di lite, confermando l’importanza di una gestione documentale impeccabile nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Come si prova la remunerabilità delle prestazioni sanitarie in un giudizio?
La struttura deve dimostrare l’effettiva erogazione della prestazione e il possesso dei requisiti di accreditamento tramite documenti oggettivi e non semplici dichiarazioni unilaterali.

Quale valore ha una PEC senza ricevuta di consegna nel processo civile?
La PEC priva di ricevuta di accettazione e consegna non prova l’effettivo recapito del messaggio al destinatario e non ha quindi valore legale come notifica o comunicazione certificata.

Può una consulenza tecnica d ufficio sostituire la mancanza di prove documentali?
No, il giudice non può concedere una CTU se la stessa ha carattere esplorativo e serve a superare il mancato assolvimento dell’onere della prova che spettava alla parte.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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