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Accordo Transattivo

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307 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trasferimento di ramo d’azienda: tutele perse e limiti temporali
Un lavoratore ha fatto causa alla sua azienda cessionaria per ottenere il mantenimento dei trattamenti economici previsti dal contratto integrativo della precedente azienda, dopo un trasferimento di ramo d'azienda. Il lavoratore chiedeva anche il risarcimento per una sanzione disciplinare del 2005, convertita in perdita di ferie. La Corte d'Appello ha respinto le richieste, ritenendo prescritta in cinque anni l'azione risarcitoria e non applicabili i contratti integrativi successivi in mancanza di adesione scritta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando definitivamente il ricorso del lavoratore e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo che cancella le spese
Il Ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione a seguito di un accordo transattivo con il Fallimento. La Corte di Cassazione ha inizialmente emesso un decreto di estinzione condannando erroneamente il Fallimento alle spese di lite, prima della scadenza del termine concesso per accettare la rinuncia. Successivamente, preso atto dell'accettazione tempestiva del Fallimento in conformità con l'accordo, la Corte ha revocato la condanna alle spese. Con l'ordinanza finale, la Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo ferma la causa
Una banca, tramite la sua società di gestione crediti, si opponeva all'esclusione di un proprio credito dal passivo del fallimento di una società debitrice. Durante la causa davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato, rinunciando reciprocamente a ogni pretesa. La Suprema Corte ha rilevato che, sebbene la rinuncia formale presentata dai nuovi acquirenti del credito non fosse del tutto regolare sotto il profilo procedurale, l'esistenza documentata dell'accordo transattivo ha fatto venire meno l'interesse a proseguire la lite. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere, rendendo il ricorso inammissibile senza l'applicazione di sanzioni o spese aggiuntive per le parti, le cui spese legali sono state interamente compensate.
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Rinuncia al ricorso: stop alla causa senza raddoppio delle tasse
I Ricorrenti hanno proposto un ricorso per revocazione contro gli Intimati. Successivamente, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo per risolvere la controversia fuori dalle aule di tribunale. Di conseguenza, i Ricorrenti hanno depositato un formale atto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso. Questa decisione comporta che non si applichi il raddoppio del contributo unificato, normalmente previsto per l'impugnazione non accolta, e non vi sia alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva.
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Danno da mancato godimento: risarcito anche senza prove d’affitto
Il caso nasce dal danneggiamento di un immobile causato dai lavori dei vicini del piano superiore. Le parti stipulano un accordo transattivo per la messa in sicurezza, che i vicini non rispettano. Il proprietario chiede quindi l'adempimento e il risarcimento. La Corte d'Appello riconosce il danno da mancato godimento dell'immobile, quantificandolo in base al valore locativo. I vicini ricorrono in Cassazione, sostenendo che il danno non fosse provato. La Suprema Corte rigetta il ricorso principale e quello incidentale del proprietario. Conferma che l'inagibilità assoluta di un locale consente di presumere l'esistenza di un danno da mancato godimento, stimabile sulla base dei canoni di locazione di mercato, senza necessità di provare specifiche occasioni di affitto perdute. Le spese di giudizio vengono compensate.
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Distacco di personale: vietato il doppio lavoro a tempo pieno
Il Lavoratore ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con qualifica dirigenziale nei confronti di un'azienda presso cui sosteneva di essere stato inviato in distacco di personale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, rilevando che un precedente accordo transattivo con un'altra società dimostrava l'esistenza di un contemporaneo rapporto a tempo pieno, escludendo così un secondo impiego subordinato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che non si può pretendere la costituzione di un secondo rapporto di lavoro subordinato se è già attivo un contratto a tempo pieno con un altro datore, e ha confermato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Conciliazione sindacale: firma tombale contro l’appalto fittizio
Il Lavoratore ha chiesto l'accertamento di un'interposizione fittizia di manodopera, sostenendo di aver lavorato stabilmente per l'Azienda Committente tramite appalti fittizi. Tuttavia, le parti avevano precedentemente firmato una conciliazione sindacale in cui il dipendente riconosceva la genuinità degli appalti e rinunciava a pretese verso la committente. La Corte d'Appello ha ritenuto valido l'accordo, dichiarando inammissibili le domande per il periodo coperto. Per il periodo successivo, il lavoratore non ha provato l'effettivo svolgimento delle mansioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando che l'interpretazione della conciliazione sindacale spetta al giudice di merito e che l'accordo ha un valore tombale sulle pretese pregresse. Il Lavoratore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Accordo transattivo nel pubblico impiego: pagati sì, promossi no
Due lavoratrici di un Comune chiedevano il pagamento delle differenze retributive e il riconoscimento della qualifica superiore in base a un accordo transattivo nel pubblico impiego firmato con l'ente. La Corte d'appello dichiarava nullo l'accordo perché privo del preventivo impegno di spesa richiesto dalle norme sugli enti locali. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la procedura speciale di conciliazione prevale sulle regole contabili generali degli enti locali. Tuttavia, ha chiarito che la pubblica amministrazione non può riconoscere un inquadramento superiore non previsto dalla legge, ma può validamente transigere sulle sole differenze economiche per le mansioni superiori effettivamente svolte. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una carrozzeria ha impugnato gli avvisi di accertamento per la tariffa d'igiene ambientale emessi da una società di servizi ambientali. Dopo diverse fasi processuali, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la società contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse sopravvenuta, disponendo la compensazione delle spese. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso per cassazione determina l'estinzione del giudizio e il passaggio in giudicato della sentenza d'appello impugnata.
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Sopravvenuta carenza di interesse: accordo cancella le spese
Il caso nasce dall'assoluzione di un'imputata accusata di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il danneggiato, costituitosi parte civile, impugna la sentenza di appello in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti raggiungono un accordo transattivo privato. Il difensore della parte civile deposita quindi una nota segnalando la sopravvenuta carenza di interesse a proseguire la causa. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Tuttavia, i giudici chiariscono un principio fondamentale: quando l'inammissibilità deriva da una sopravvenuta carenza di interesse non imputabile al ricorrente, come nel caso di un accordo transattivo, non si applica la condanna al pagamento delle spese processuali o della sanzione alla Cassa per le ammende, mancando una reale situazione di soccombenza.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo spegne la lite
Gli Eredi di un cittadino defunto hanno proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello, mentre i Controricorrenti si sono opposti. Prima della decisione, le parti hanno depositato un'istanza congiunta dichiarando di aver raggiunto un accordo transattivo per definire amichevolmente la controversia. Di conseguenza, hanno chiesto la compensazione delle spese legali. La Suprema Corte ha preso atto dell'intesa e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese del giudizio di legittimità. La lite si è così conclusa senza vincitori né vinti.
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Compensi professionali: l’accordo privato batte la causa legale
Un avvocato ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un ente per il pagamento di compensi professionali legati a una difesa dinanzi al Consiglio di Stato. L'ente ha proposto opposizione, ma il Tribunale l'ha dichiarata inammissibile sia per l'utilizzo di un rito errato sia per la tardività della notifica. L'ente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. L'ente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dall'avvocato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza alcuna condanna alle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Una società proponeva opposizione a precetto contro l'intimazione di pagamento notificata da una creditrice. Dopo il rigetto nei primi due gradi, la società ricorreva in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungevano un accordo transattivo per chiudere bonariamente la lite. Il difensore della società depositava quindi la formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo e compensato le spese. I giudici hanno chiarito che la rinuncia produce effetti immediati anche senza l'accettazione della controparte, determinando il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Inoltre, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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ICI e piattaforme: la cessazione della materia del contendere
Un Comune ha emesso avvisi di accertamento ICI nei confronti di una Società Energetica per quattro piattaforme petrolifere situate in mare aperto. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, che ha portato all'annullamento in autotutela degli atti impositivi da parte del Comune. Di conseguenza, le parti hanno richiesto congiuntamente la dichiarazione di estinzione del processo. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, dichiarando la cessazione della materia del contendere e compensando le spese di giudizio, poiché è venuto meno l'interesse a una decisione giudiziale.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla TARI
Un Comune ha notificato a una società un avviso di pagamento TARI per l'anno 2020. La società ha impugnato l'atto nei vari gradi di giudizio, fino a proporre ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo su tutte le annualità pendenti. Di conseguenza, la società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando l'estinzione del giudizio. Non essendovi stata attività difensiva da parte del Comune, rimasto intimato, non è stata pronunciata condanna alle spese, né sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo ferma la lite
Una professionista e la Cassa di previdenza si scontravano in tribunale per ottenere il riconoscimento della continuità di iscrizione previdenziale. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo privato per risolvere definitivamente la lite. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questo provvedimento accerta che la sentenza precedente perde efficacia non per un annullamento imposto dal giudice, ma per la concorde volontà delle parti di regolare autonomamente i propri rapporti. Le spese legali sono state interamente compensate e non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato.
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Cessazione della materia del contendere: l’accordo chiude la lite
Il Fallimento di un'impresa appaltatrice ha contestato un pagamento di oltre 165.000 euro ricevuto da una Società Creditrice tramite delegazione di pagamento da parte del Committente, ritenendolo un mezzo anomalo avvenuto nel periodo sospetto. Dopo la condanna nei primi gradi, la Società Creditrice ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere la controversia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Questa pronuncia cancella gli effetti della sentenza d'appello impugnata e dispone la compensazione integrale delle spese legali tra le parti, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo cancella la lite
Una lavoratrice ha proposto ricorso contro la sentenza d'appello favorevole all'azienda. Prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno firmato un accordo transattivo per risolvere amichevolmente la controversia. La lavoratrice ha quindi presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dall'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie all'accordo bilaterale, i giudici non hanno disposto alcuna condanna al pagamento delle spese di giudizio. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'estinzione del processo esonera la parte ricorrente dal versamento del raddoppio del contributo unificato, in quanto tale sanzione tributaria non si applica in caso di rinuncia accettata.
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Accordo transattivo nel licenziamento: stop alla causa
Una cooperativa sociale ha impugnato la sentenza d'appello che annullava l'esclusione di un socio e il conseguente licenziamento, ordinando la reintegrazione del lavoratore. Prima della decisione della Cassazione, la cooperativa ha depositato una rinuncia formale al ricorso, avendo raggiunto un accordo transattivo nel licenziamento con il dipendente. La Suprema Corte ha preso atto della rinuncia e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato, poiché la rinuncia non equivale a un rigetto o a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito, confermando l'efficacia dell'accordo privato tra le parti.
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Obbligo contributivo INAIL: perché vincere con INPS non basta
Un'azienda ha contestato la richiesta di pagamento di premi assicurativi avanzata dall'INAIL per un dipendente, basandosi su una precedente sentenza definitiva che aveva escluso l'obbligo contributivo verso l'INPS per lo stesso lavoratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la precedente decisione contro l'INPS non ha valore nei confronti dell'INAIL. L'obbligo contributivo INAIL deriva infatti da un rapporto giuridico autonomo. Di conseguenza, l'accordo transattivo tra azienda e lavoratore o le decisioni relative ad altri enti non cancellano il debito verso l'INAIL. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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