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Accollo

125 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'accollo è uno dei contratti che rientrano nel fenomeno della successione a titolo particolare nel debito, più precisamente è il contratto tra il debitore (accollato) e un terzo (accollante) in virtù del quale quest'ultimo si assume un debito del primo verso un creditore (accollatario). L'accollo è disciplinato dall'art. 1273 del codice civile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

IVA Enti Pubblici: Rimborso Mutui Conteso, la Cassazione Approfondisce
L'Agenzia delle Entrate ha contestato una sentenza che escludeva l'IVA sui pagamenti ricevuti da un Comune da parte del gestore del servizio idrico. Questi pagamenti rimborsavano rate di mutui per finanziare impianti idrici. L'Agenzia sosteneva che tali rimborsi fossero "corrispettivi" soggetti a IVA. La Corte di Cassazione ha riconosciuto un precedente favorevole all'Agenzia, ma ha anche evidenziato un contrasto con la giurisprudenza europea sull'assoggettamento IVA enti pubblici per attività svolte come autorità pubblica. Per questo, la Corte ha disposto un rinvio per un approfondimento tematico della questione.
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Accollo debiti e compensazione prezzo: la Cassazione decide
Una società acquirente ha acquistato macchinari aziendali per un prezzo complessivo di 200.000 euro, trattenendo contrattualmente 90.000 euro per il TFR dei dipendenti assunti. In seguito, l'acquirente ha preteso di ridurre ulteriormente il prezzo da versare alla venditrice, trattenendo altre somme per ferie e permessi non goduti dai lavoratori. La società ha invocato la tesi dell'accollo debiti e compensazione prezzo. La Corte di Cassazione ha confermato che l'acquirente non può ridurre unilateralmente il prezzo pattuito per debiti pregressi non espressamente previsti nel contratto, specie senza provare di aver già pagato i lavoratori. Inoltre, l'eventuale ritardo nell'emissione della fattura non esonera dal versare l'IVA al venditore. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'acquirente, condannandola al pagamento del saldo prezzo residuo.
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Accollo Mutuo e Assicurazione Vita: La Cassazione Smentisce il Trasferimento Automatico
Dei mutuatari originari stipularono un mutuo fondiario e un'assicurazione vita collegata. Vendettero l'immobile e l'acquirente si accollò il mutuo, ma la banca non liberò i debitori originari. Alla morte dell'acquirente, i suoi eredi chiesero l'indennizzo assicurativo, che fu negato. La Cassazione ha stabilito che l'accollo mutuo non comporta il trasferimento automatico dell'assicurazione vita. La polizza era legata al rischio dei debitori originari, che rimasero obbligati. Inoltre, il contratto prevedeva l'estinzione della garanzia in caso di trasferimento del mutuo, salvo specifica richiesta di modifica del beneficiario, che mancava.
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Accertamento sintetico: Contribuente vs Fisco, chi prova cosa?
L'Agenzia delle Entrate ha contestato un maggior reddito a un Contribuente tramite un accertamento sintetico, basato sull'acquisto di quote societarie. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'avviso, ritenendo che il Fisco non avesse provato l'effettivo versamento del corrispettivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha chiarito che, nell'accertamento sintetico, il Fisco deve solo dimostrare l'esistenza di spese significative. Spetta poi al Contribuente provare che tali spese sono state coperte da redditi esenti o già tassati, non da fondi non dichiarati. La sentenza precedente ha errato sull'onere della prova.
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Accollo Oneri e IVA: La Cassazione Ridisegna i Confini per i Comuni
L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'esenzione IVA per l'accollo di oneri passivi da parte di un Gestore del Servizio Idrico nei confronti di un Comune. Questi oneri riguardavano mutui pregressi accesi dal Comune per investimenti nella rete idrica. I giudici di merito avevano escluso l'assoggettabilità IVA. La Corte di Cassazione, invece, ha stabilito che l'accollo di tali passività costituisce un corrispettivo per una prestazione di servizio resa nell'ambito di un'attività imprenditoriale del Comune. Pertanto, l'operazione è soggetta all'Imposta sul Valore Aggiunto. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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Accollo del debito: paga l’acquirente se la banca non aderisce
Una società acquista un immobile impegnandosi a saldare, a scomputo del prezzo, la quota di mutuo bancario della venditrice. L'acquirente non paga il debito e la curatela fallimentare della venditrice ne richiede l'adempimento. L'acquirente sostiene che la banca abbia accettato tacitamente l'accordo mediante la notifica di un pignoramento, configurando un accollo del debito con efficacia esterna che escluderebbe la legittimazione della venditrice. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva: la notifica dell'espropriazione è avvenuta verso l'acquirente solo in qualità di terzo proprietario del bene ipotecato, senza alcun precetto. L'istituto di credito non ha manifestato alcuna volontà di riconoscere il nuovo debitore. Vince la curatela fallimentare e l'acquirente inadempiente subisce la condanna definitiva.
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Oneri Concessori: Acquirenti vs Venditori nella Compravendita Immobiliare
Due acquirenti di un immobile in costruzione hanno chiesto la restituzione di somme versate al Comune per oneri concessori, ritenendo che tali debiti fossero a carico dei venditori. La Corte d'Appello ha respinto la loro richiesta, interpretando il contratto di compravendita immobiliare come implicante che gli oneri fossero a carico degli acquirenti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito, se ben motivata, non può essere contestata in Cassazione. Gli acquirenti hanno perso la causa e devono sostenere le spese legali.
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Deducibilità Passività Conferimento Immobili: Quando i Mutui non sono Inerenti
Un contribuente ha conferito immobili alla sua società per aumentare il capitale sociale, chiedendo di dedurre dal valore degli immobili i mutui ipotecari che gravavano su di essi. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato questa deduzione, sostenendo che i mutui erano stati contratti per esigenze personali del contribuente e non erano "inerenti" (strettamente collegati) agli immobili stessi o allo scopo sociale della società. La Corte di Cassazione ha confermato che la deducibilità passività conferimento immobili è possibile solo se le passività sono oggettivamente connesse all'oggetto del conferimento e giustificate da un interesse specifico della società. Nel caso specifico, i mutui erano stati accesi per finalità personali del socio, non per la conservazione o il miglioramento degli immobili conferiti. Pertanto, la Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando l'imposta.
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Accollo del mutuo: il rifiuto delle rate non blocca il precetto
Un privato cittadino ha opposto un atto di precetto con cui una banca intimava il pagamento di oltre centodiecimila euro. Il debito derivava dall'accollo del mutuo stipulato in origine da una cooperativa edilizia. La debitrice sosteneva che la banca avesse omesso di inviare un nuovo piano di ammortamento e avesse ingiustificatamente rifiutato versamenti parziali. I giudici di merito hanno rigettato l'opposizione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, dichiarando il ricorso inammissibile e infondato. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di un nuovo prospetto di rimborso non toglie efficacia al titolo esecutivo se la debitrice ha versato le rate per due anni dimostrando di conoscerne i termini. Inoltre, la banca ha il diritto legittimo di rifiutare adempimenti parziali della prestazione.
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Accordo di ristrutturazione dei debiti e solidità del garante
Una società in crisi ha richiesto l'omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti basato sull'accollo del debito da parte di una società terza. L'accordo conteneva una clausola di adeguata verifica del soggetto pagatore. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta e dichiarato il fallimento, interpretando la clausola come una verifica obbligatoria della reale capacità finanziaria del garante, risultata insufficiente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, precisando che l'accordo di ristrutturazione dei debiti esige prove concrete di fattibilità economica. La semplice verifica formale antiriciclaggio non basta quando la solvibilità del terzo è determinante per il risanamento dell'impresa.
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Imposta di registro per conferimento immobili e deduzione debiti
Un socio conferisce un immobile del valore lordo di 880.000 euro per un aumento di capitale aziendale, scalando 805.500 euro di presunti debiti per lavori di ristrutturazione eseguiti in passato. Il notaio applica l'imposta di registro per conferimento immobili sulla sola differenza. L'Amministrazione Finanziaria rettifica il calcolo pretendendo la tassazione sull'intero valore lordo, poiche la passivita dedotta difetta del requisito di inerenza. Il socio impugna l'atto ma la Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che le passivita sono deducibili solo se direttamente collegate all'atto di conferimento. Il socio viene condannato al pagamento delle spese di lite, al doppio del contributo unificato e a sanzioni per abuso del processo.
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Interessi moratori usurari: la mora cade ma la base resta
Una società originaria e una seconda impresa accollante contestano alla banca l'applicazione di tassi oltre il limite legale su un contratto di mutuo. La Corte d'Appello condanna entrambe le aziende al pagamento del residuo, depurato dei soli interessi di ritardo illeciti. I debitori ricorrono in Cassazione chiedendo l'azzeramento di ogni tipo di interesse. La Suprema Corte conferma che la presenza di interessi moratori usurari non cancella gli interessi corrispettivi validi: il debitore deve comunque restituire la remunerazione ordinaria pattuita lecitamente. I giudici rilevano inoltre un vizio di extrapetizione, poiché la banca non aveva domandato la condanna dell'azienda originaria. La Cassazione cancella quindi la condanna della prima impresa e conferma il debito della società subentrata.
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Accollo liberatorio: il terzo non salva i soci dal debito
Una società venditrice agisce in giudizio contro una società di persone e i suoi singoli soci per ottenere il saldo del prezzo di un autobus. I debitori contestano la richiesta sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito e l'estinzione del proprio obbligo a seguito dell'intervento di un terzo, il quale aveva rinnovato le cambiali configurando, a loro dire, un accollo liberatorio. La Corte di Cassazione conferma la condanna dei soci. I giudici chiariscono che la richiesta formale di pagamento inviata per raccomandata interrompe validamente la prescrizione. Inoltre, l'adesione del creditore all'accordo con il terzo non cancella la responsabilità dei debitori principali senza una dichiarazione esplicita e inequivocabile di volerli liberare dal debito originario.
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Accollo del mutuo: la banca perde contro il fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro il fallimento di una società acquirente. La banca pretendeva l'ammissione al passivo dell'intero debito residuo di un finanziamento, pari a oltre 515 mila euro. Tuttavia, l'atto di cessione del ramo d'azienda prevedeva un parziale accollo del mutuo limitato a circa 331 mila euro. I giudici hanno confermato la decisione del Tribunale, rilevando che l'interpretazione del contratto escludeva l'assunzione dell'intero debito. La banca non ha contestato efficacemente i motivi della decisione precedente, limitandosi a proporre una propria lettura alternativa delle clausole contrattuali. Di conseguenza, l'istituto di credito perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Risoluzione del contratto di mutuo: precetto o scadenza?
Una società creditrice ha avviato un'espropriazione immobiliare contro una debitrice che non aveva pagato le rate di un mutuo accollato. La Corte d'Appello aveva ridotto il credito ritenendo che il contratto si fosse risolto nel 1989 con la notifica del primo precetto. La Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, stabilendo che la semplice intimazione di pagamento non comporta la automatica risoluzione del contratto di mutuo se il comportamento successivo del creditore dimostra la volontà di mantenere in vita il rapporto fino alla sua scadenza naturale. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare correttamente gli interessi dovuti.
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Accollo del debito: l’azienda non può revocare il pagamento delle spese legali
L'Azienda si era impegnata, tramite delibera, a pagare le spese legali del proprio Amministratore per un processo penale legato alla sua carica. Il difensore ha inviato le fatture direttamente all'Azienda, che ha pagato le prime due, ma ha poi cercato di revocare l'impegno. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo costituisce un accollo del debito. L'invio delle fatture da parte del legale e il pagamento parziale da parte dell'Azienda dimostrano l'adesione del creditore per comportamento concludente. Di conseguenza, l'accordo è diventato irrevocabile e l'Azienda è obbligata a pagare il saldo residuo delle spese legali.
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Imponibilità IVA accollo mutuo: scontro tra fisco e comuni
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva dall'IVA l'accollo delle rate di un mutuo da parte del gestore della rete idrica a favore del Comune proprietario. La Cassazione, pur richiamando i precedenti favorevoli all'imponibilità IVA accollo mutuo come corrispettivo per la concessione del servizio, ha rilevato la particolare complessità della materia. Di conseguenza, con ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza della Sezione Tributaria per un esame approfondito, senza emettere una decisione definitiva.
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Frazionamento del mutuo: la banca non può bloccare l’acquirente
Alcuni promissari acquirenti di immobili da una cooperativa edilizia hanno richiesto il frazionamento del mutuo fondiario e della relativa ipoteca gravante sulle loro porzioni. Il Tribunale ha nominato un notaio per eseguire la suddivisione, ma la Corte d'Appello ha revocato la nomina, ritenendo necessario un preventivo accordo di accollo tra la banca e i singoli acquirenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei promissari acquirenti, stabilendo che il frazionamento del mutuo è un diritto incondizionato che non richiede la preventiva firma di un contratto di accollo con la banca. La decisione d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Compensazione dei debiti fiscali: no ai crediti di terzi
Una società riceve una cartella di pagamento dall'Agenzia delle Entrate che contesta l'uso di crediti IVA di un'altra azienda per pagare i propri debiti tributari. La società sostiene che l'operazione sia legittima grazie a un accordo di accollo del debito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la compensazione dei debiti fiscali è ammessa solo tra i medesimi soggetti e nei casi espressamente previsti dalla legge. L'accordo di accollo non trasforma il terzo in contribuente, impedendogli di usare i propri crediti per estinguere il debito altrui. Di conseguenza, la società perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Progetti usati ma nessun contratto a favore di terzo: chi paga?
Un professionista ha chiesto il pagamento del compenso per un progetto edilizio a tre cooperative subentrate a quella originaria, nel frattempo fallita. Il professionista sosteneva che il subentro integrasse un contratto a favore di terzo o, in alternativa, un arricchimento senza causa per l'uso dei suoi progetti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impegno delle nuove cooperative verso il Comune riguardava solo la realizzazione dell'opera e non l'accollo dei debiti pregressi. Inoltre, la domanda di arricchimento ingiustificato è stata dichiarata inammissibile perché proposta tardivamente rispetto alla richiesta iniziale basata sul contratto a favore di terzo. Di conseguenza, il professionista ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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