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Accertamento — Anno 2026

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115 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

TARI: esenzione rifiuti speciali non automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione dalla TARI per le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali non opera in via automatica. Nel caso di specie, una società aveva contestato un avviso di accertamento per l'annualità 2016, sostenendo che solo una minima parte dell'immobile fosse soggetta a tassazione. Sebbene i giudici di merito avessero accolto il ricorso basandosi su un sopralluogo tardivo del 2019, la Suprema Corte ha cassato la sentenza. Il principio cardine è che il contribuente deve assolvere specifici oneri dichiarativi e informativi nei termini previsti dai regolamenti comunali per beneficiare della detassazione, non essendo sufficiente una dimostrazione postuma in sede giudiziaria.
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Accertamento induttivo: deducibilità dei costi
Una società e il suo legale rappresentante hanno impugnato avvisi di accertamento per Ires, Iva, Irap e Irpef basati su indagini bancarie. Dopo i rigetti in primo e secondo grado, la Cassazione ha analizzato sette motivi di ricorso. La Corte ha confermato la legittimità delle verifiche bancarie ma ha accolto parzialmente il ricorso riguardo al mancato riconoscimento dei costi forfettari. In caso di accertamento induttivo, l'Amministrazione deve infatti scomputare dai ricavi presunti i costi necessari alla loro produzione, per non violare il principio costituzionale di capacità contributiva.
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Accertamento bancario: le regole per i professionisti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un professionista contro un accertamento bancario relativo a maggiori redditi IRPEF. Il contribuente, operante in uno studio associato, non ha fornito prove analitiche sufficienti per giustificare i versamenti sui conti correnti. La Corte ha stabilito che la mancata istituzione di conti di mastro individuali impedisce di distinguere gli apporti dei singoli soci. Inoltre, è stato chiarito che per gli accertamenti 'a tavolino' non è obbligatorio il rispetto del termine dilatorio di sessanta giorni previsto per le verifiche presso la sede del contribuente.
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Reddito di partecipazione: i diritti del socio
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un contribuente a cui era stato imputato un maggior reddito di partecipazione a seguito di un accertamento su una società a ristretta base partecipativa. Nonostante il socio fosse entrato nella compagine sociale solo negli ultimi 32 giorni dell'anno, la Corte ha confermato che gli utili extra-bilancio sono imputati a chi riveste la qualifica di socio alla chiusura dell'esercizio. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso stabilendo che il socio ha il diritto di contestare nel merito la validità dell'accertamento societario se questo non gli è stato notificato, garantendo così il pieno diritto di difesa.
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Accertamento sintetico: onere prova e sanzioni
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di accertamento sintetico basato sul cosiddetto redditometro. Un contribuente aveva dichiarato reddito zero a fronte del possesso di numerosi beni-indice, tra cui auto, moto e immobili. La difesa ha sostenuto che le spese fossero coperte da sovvenzioni materne e dalla vendita di quote societarie. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento, rilevando che il contribuente non ha fornito prove documentali idonee a dimostrare la disponibilità e la durata del possesso delle somme dichiarate. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alla rideterminazione delle sanzioni, applicando il principio del favor rei che riduce la sanzione minima dal 100% al 90% in virtù della normativa sopravvenuta.
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Accertamento sintetico: onere prova spese familiari
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contribuente sottoposto ad accertamento sintetico basato sul possesso di beni-indice (auto, moto, imbarcazione e immobili) sproporzionati rispetto al reddito dichiarato. Il contribuente sosteneva che le spese fossero coperte dalla madre, ma non ha fornito prove documentali sufficienti sulla reale disponibilità finanziaria del familiare e sull'effettivo impiego di tali somme per le spese contestate. La Corte ha confermato la legittimità del recupero d'imposta, ma ha accolto il ricorso limitatamente alla rideterminazione delle sanzioni, applicando il principio del favor rei a seguito di riforme legislative sopravvenute.
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Raddoppio dei termini: limiti all’accertamento
Una società ha impugnato sanzioni IVA per operazioni soggettivamente inesistenti relative agli anni 2013 e 2014. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso stabilendo che il raddoppio dei termini per l'accertamento non opera se la denuncia penale viene presentata oltre i termini ordinari di decadenza, a meno che l'atto impositivo non sia stato notificato prima dell'entrata in vigore della riforma del 2015. La decisione chiarisce che per gli atti notificati successivamente, come nel caso di specie avvenuto nel 2021, si applica il regime più favorevole che limita il potere di accertamento dell'Ufficio.
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Redditometro: la prova contraria del contribuente
La Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova in tema di Redditometro. Un contribuente aveva subito un accertamento per un maggior reddito presunto a seguito dell'acquisto di un'imbarcazione. La CTR aveva preteso la prova del collegamento diretto tra le somme esenti possedute e l'acquisto. La Suprema Corte ha invece stabilito che il contribuente deve solo dimostrare la disponibilità di risorse idonee e la durata del loro possesso, senza dover provare l'effettivo e specifico impiego di quel denaro per l'investimento contestato.
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Dichiarazione integrativa: limiti dopo l’accertamento
La Corte di Cassazione ha chiarito che la presentazione di una dichiarazione integrativa non è ammessa se interviene dopo la notifica di un avviso di accertamento. Nel caso di specie, un contribuente aveva tentato di rettificare la propria posizione fiscale solo a seguito della contestazione dell'Ufficio relativa a costi indebitamente ribaltati tra ditta individuale e società. La Suprema Corte, ribaltando la decisione di merito, ha stabilito che la facoltà di correggere errori o omissioni cessa nel momento in cui il contribuente riceve l'atto impositivo, equiparando tale limite a quello previsto per il ravvedimento operoso.
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Accertamento induttivo: guida alla legittimità
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo emesso nei confronti di una società di gestione parcheggi. L'Agenzia delle Entrate aveva riscontrato un'enorme sproporzione tra i ricavi dichiarati (poco più di mille euro) e le potenzialità economiche di un garage situato in zona centrale, con numerosi posti auto e diversi dipendenti. La Suprema Corte ha chiarito che la motivazione per relationem è valida se il contribuente ha avuto modo di conoscere gli atti richiamati e che il termine di 60 giorni per le osservazioni non si applica ai controlli effettuati in ufficio (cosiddetti a tavolino).
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Accertamento a tavolino: quando serve il verbale?
Una società operante nel settore del gioco lecito ha impugnato un avviso di accertamento derivante da un accertamento a tavolino, sostenendo la nullità dell'atto per mancata notifica del processo verbale di constatazione e violazione del termine di 60 giorni per le osservazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le garanzie previste dallo Statuto del Contribuente, inclusa la redazione del verbale e il termine dilatorio, si applicano esclusivamente alle verifiche effettuate presso i locali del contribuente. Nel caso di controlli documentali svolti presso gli uffici dell'Agenzia, l'amministrazione non è obbligata a emettere un verbale prima dell'avviso di accertamento.
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Accertamento fiscale e proventi illeciti: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale emesso nei confronti di una contribuente che aveva ricevuto ingenti somme di denaro sul proprio conto corrente. Tali flussi, giustificati dalla difesa come restituzione di prestiti a una società di famiglia, sono stati invece qualificati come proventi illeciti a causa della totale assenza di documentazione contabile e della sproporzione rispetto al reddito da pensione della donna. La Corte ha inoltre rigettato l'istanza di definizione agevolata poiché l'errore nel calcolo degli importi da versare, commesso dalla contribuente, è stato ritenuto un atto volontario non emendabile.
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Redditometro: guida alla spalmatura dei costi
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della ripartizione degli incrementi patrimoniali nell'ambito del vecchio Redditometro per un accertamento relativo all'anno 2006. Il fulcro della controversia riguarda la possibilità di imputare per un quinto una spesa effettuata nel 2010 all'annualità 2006. La Corte ha stabilito che per gli anni d'imposta anteriori al 2009 si applica la previgente versione dell'art. 38 del d.p.r. 600/1973, che permette la spalmatura quinquennale dell'incremento patrimoniale, respingendo l'applicazione retroattiva delle norme più recenti che invece imputano la spesa interamente all'anno di acquisto.
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Eterodirezione societaria: sanzioni e trasparenza
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria a una società per aver omesso di dichiarare l'eterodirezione societaria esercitata dalla sua controllante. La sentenza chiarisce che il termine per la contestazione dell'illecito decorre solo dal pieno accertamento dei fatti da parte dell'Autorità e che la violazione sussiste anche in assenza di un danno economico concreto, privilegiando la trasparenza del mercato.
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Guida in stato di ebbrezza: onere della prova
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza (1,93 g/l) e per aver causato un sinistro. La Corte conferma che, a fronte di un alcoltest positivo, spetta all'imputato fornire la prova contraria, non essendo sufficienti generiche contestazioni sulla curva alcolemica.
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