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Accertamento — Anno 2024

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34 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Notifica sanzione: quando inizia il termine di 90 gg?
Una società ittica è stata multata per la vendita di vongole sottomisura. La società ha impugnato la sanzione sostenendo che la notifica fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che il termine di 90 giorni per la notifica della sanzione decorre dal completamento delle indagini ("accertamento") e non dal momento della scoperta materiale dei fatti ("constatazione"). La sentenza ribadisce la discrezionalità del giudice di merito nel valutare la complessità e la durata delle attività investigative.
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Cessione fabbricato da demolire: no plusvalenza
Un contribuente ha trasferito un immobile a una società, ma l'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione come cessione di area edificabile, tassando una presunta plusvalenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1834/2024, ha annullato l'accertamento. Ha stabilito che la cessione di un fabbricato da demolire non può essere assimilata a quella di un terreno edificabile. Ciò che conta è la natura oggettiva del bene al momento del trasferimento, non le intenzioni future delle parti, come la demolizione e ricostruzione.
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Deducibilità costi immobili: quando un costo è inerente?
Una società si è vista negare la deducibilità dei costi per immobili non utilizzati. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso della società, confermando che spetta al contribuente dimostrare il requisito dell'inerenza, ovvero il legame tra il costo e l'attività d'impresa. L'assenza di utilizzo e di prova di una specifica destinazione commerciale ha reso i costi indeducibili, ribadendo la centralità del principio di inerenza e dell'onere probatorio.
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Giudice del lavoro: competenza su status del lavoratore
Un lavoratore aveva intentato una causa per ottenere il riconoscimento di una qualifica superiore e le relative differenze retributive. Durante il processo, l'azienda è stata dichiarata fallita. La Corte d'Appello aveva ritenuto improcedibile l'intera causa, devolvendola al giudice fallimentare. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo la ripartizione di competenza: le domande relative allo status del lavoratore (come la qualifica), che hanno un interesse autonomo e futuro, restano di competenza del giudice del lavoro. Solo le domande puramente patrimoniali o quelle di accertamento strumentali a un credito devono essere trattate in sede fallimentare per tutelare la parità dei creditori.
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Doppia presunzione: quando è lecita secondo la Corte?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due amministratori di una società cooperativa, riqualificata dal Fisco come società di fatto. La Corte ha confermato che non esiste un divieto assoluto di 'doppia presunzione' e che le dichiarazioni di terzi, se corroborate da altre prove, sono sufficienti a fondare un accertamento fiscale. La riqualificazione è stata ritenuta legittima sulla base di elementi che dimostravano l'assenza di un reale scopo mutualistico e la presenza di una gestione societaria tipica di una società di persone.
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Litisconsorzio necessario nel processo tributario
La Corte di Cassazione ha annullato un intero processo tributario perché non erano stati coinvolti sia la società che tutti i soci. In caso di accertamento fiscale verso una società di persone, la partecipazione congiunta di tutti i soggetti è una condizione di validità del giudizio, in virtù del principio del litisconsorzio necessario. La causa è stata rinviata al giudice di primo grado per un nuovo processo.
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Imposta di registro esproprio: tassazione all’1%
Una società ha contestato un avviso di liquidazione che applicava l'imposta di registro al 3% su una sentenza relativa a un'indennità di esproprio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che tali sentenze hanno natura di mero accertamento di un diritto patrimoniale e non di condanna al pagamento. Di conseguenza, l'aliquota corretta per l'imposta di registro esproprio è quella dell'1%, come previsto per gli atti di accertamento.
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Accertamento studi di settore: la prova contraria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34392/2024, ha chiarito che, in un accertamento basato sugli studi di settore, il contribuente non può difendersi semplicemente invocando la crisi economica generale del proprio comparto. Tale giustificazione è considerata troppo generica, poiché gli studi di settore già incorporano correttivi per tenere conto delle condizioni di mercato. La Corte ha stabilito che la prova contraria deve essere specifica e puntuale, dimostrando le peculiari condizioni che hanno negativamente impattato l'attività della singola impresa. Di conseguenza, ha cassato la decisione di merito che aveva annullato l'accertamento fiscale basandosi su considerazioni generali relative alla crisi del settore edilizio.
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Termine decadenziale Consob: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un esponente di una SGR sanzionato dall'Autorità di vigilanza finanziaria. Il caso verteva sul momento di decorrenza del termine decadenziale Consob per la contestazione degli illeciti. La Corte ha stabilito che, in presenza di indagini complesse e del coinvolgimento di altre autorità, il termine non decorre dalla prima acquisizione di informazioni, ma dal momento in cui l'Autorità acquisisce un quadro fattuale e giuridico completo, sufficiente a formulare una contestazione. È stata quindi ritenuta legittima l'attesa degli esiti degli accertamenti condotti da un'altra autorità prima di procedere.
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Notifica sanzioni: quando inizia il termine di 90 giorni?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33526/2024, ha chiarito un punto cruciale sulla notifica sanzioni amministrative per lavoro irregolare. Il termine di 90 giorni per la notifica non decorre dal primo accesso ispettivo, ma dalla conclusione dell'intera attività di accertamento. Il ricorso di una parrucchiera, che lamentava la tardività della notifica, è stato dichiarato inammissibile poiché la valutazione della complessità e durata delle indagini spetta all'Amministrazione, non al giudice.
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Litisconsorzio necessario: accertamento nullo senza soci
Una società di persone ha contestato un avviso di accertamento per IVA e IRAP. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato l'intero giudizio di merito per un vizio procedurale fondamentale: la mancata partecipazione dei soci al processo. Secondo la Corte, in caso di accertamento IRAP verso una società di persone, vige il principio del litisconsorzio necessario, che impone la presenza in giudizio sia della società che dei singoli soci, a pena di nullità assoluta. Il caso è stato rinviato al primo grado di giudizio.
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Accertamento studi di settore: nullo senza confronto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33379/2024, ha annullato una sentenza che convalidava un avviso di accertamento basato su studi di settore. La Corte ha stabilito che un accertamento basato su studi di settore è nullo se non preceduto da un contraddittorio preventivo con il contribuente, procedura necessaria per contestualizzare i dati statistici alla realtà specifica dell'impresa. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per verificare l'effettivo svolgimento di tale procedura.
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Litisconsorzio necessario nelle società di fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che nei processi tributari riguardanti società di fatto, vige il principio del litisconsorzio necessario. Un giudizio promosso nei confronti di un singolo socio, senza la partecipazione della società e degli altri soci, è nullo. Il caso riguardava un accertamento fiscale per una presunta frode carosello nel settore automobilistico. La Suprema Corte ha annullato l'intero procedimento, rinviando la causa al primo grado per la corretta integrazione del contraddittorio.
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Ruralità immobili: no IMU per ville di lusso? La Corte
Una società agricola ha contestato un avviso di accertamento IMU per sette immobili, sostenendone la ruralità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31384/2024, ha affrontato due questioni chiave. Ha confermato che i garage a servizio di abitazioni rurali sono anch'essi da considerarsi rurali in virtù del principio di pertinenza. Tuttavia, ha stabilito che per due ville classificate nella categoria catastale A/7 (abitazioni di lusso), tale classamento è ostativo al riconoscimento della ruralità ai fini IMU, anche se utilizzate per attività di agriturismo. La Corte ha chiarito che il contribuente deve prima impugnare e ottenere la modifica del classamento catastale per poter beneficiare dell'esenzione.
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