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Abuso Costrittivo

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'elemento centrale della concussione. Indica una pressione psicologica così forte, attuata con minaccia anche implicita, da limitare gravemente la libertà di scelta della vittima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di concussione: mazzetta per sbloccare i pagamenti dovuti
Un funzionario comunale, responsabile del settore rifiuti, è stato condannato per il reato di concussione in concorso con un collega. I due hanno costretto gli amministratori di una società di servizi a pagare una mazzetta di 3.000 euro. La minaccia, seppur implicita, consisteva nel bloccare il pagamento di una fattura legittima per lavori di bonifica dall'amianto già eseguiti e nell'escludere l'azienda da futuri appalti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del funzionario, confermando la condanna a quattro anni di reclusione e l'interdizione dai pubblici uffici. I giudici hanno chiarito che la minaccia di un danno ingiusto, volta a privare la vittima di ogni libera scelta senza che questa ottenga alcun vantaggio indebito, configura pienamente la concussione e non la meno grave induzione indebita.
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Tentata concussione: quando la nomina politica diventa ricatto
Il Presidente di una Provincia e un Consigliere di un consorzio pubblico hanno esercitato forti pressioni sul Presidente del consorzio stesso per costringerlo a revocare le nomine del Collegio sindacale di una società partecipata, minacciando di paralizzare l'ente se non fossero stati inseriti soggetti di loro gradimento politico. La vittima ha resistito alle minacce, subendo poi provvedimenti ritorsivi di revoca, giudicati illegittimi dal giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata concussione, stabilendo che il vantaggio politico rientra nel concetto di altra utilità indebita e che gli screenshot dei messaggi intimidatori sono pienamente utilizzabili come prova.
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Concussione sì, induzione no: il confine dell’abuso costrittivo
Un militare della Guardia di Finanza è stato condannato per concussione per aver costretto un commerciante a pagargli 3.000 euro dopo un'ispezione, facendo leva sul suo ruolo. La Cassazione ha confermato che tale comportamento integra un chiaro 'abuso costrittivo'. Tuttavia, ha annullato la condanna per induzione indebita relativa ad altre richieste di denaro, fatte palesando difficoltà economiche personali. Secondo i giudici, una semplice richiesta di prestito, senza pressioni legate alla funzione pubblica, non costituisce reato. La pena finale per il militare è stata quindi ridotta.
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Concussione: Condanna Annullata al Comandante dei Vigili del Fuoco
Un Comandante dei Vigili del Fuoco è stato condannato per il reato di concussione, accusato di aver costretto un imprenditore a versargli somme di denaro per ottenere autorizzazioni. L'imprenditore lo ha denunciato. La difesa del Comandante ha sostenuto che si trattasse di un accordo paritario, più simile alla corruzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la condanna per concussione. Ha ritenuto che la Corte d'Appello non avesse motivato a sufficienza l'esistenza di una vera minaccia, non riuscendo a distinguere chiaramente tra una costrizione e un patto di reciproca convenienza. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio d'appello. La condanna per falso è stata invece confermata.
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Concussione: condanna definitiva per l’ex sindaco
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di concussione a carico di un ex sindaco, accusato di aver abusato della propria carica per costringere un imprenditore a versare somme di denaro e a eseguire lavori gratuiti presso la sua abitazione privata. La difesa sosteneva che i passaggi di denaro fossero la restituzione di un prestito personale, ma le prove raccolte, incluse registrazioni ambientali e messaggi minatori, hanno smentito tale tesi. La Corte ha stabilito che la minaccia di escludere l'imprenditore da futuri appalti pubblici costituisce una forma di pressione coercitiva tipica della concussione, rendendo irrilevante la presunta inaffidabilità della vittima.
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Concussione: minaccia e abuso di qualità, caso risolto
Un pubblico ufficiale ha minacciato un cittadino per costringerlo a rinunciare a un alloggio popolare a favore di una propria parente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di concussione, specificando che si tratta di una vera e propria costrizione tramite minaccia di un danno ingiusto, e non di una semplice induzione indebita in cui il privato potrebbe intravedere un vantaggio.
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Concussione per costrizione: la Cassazione chiarisce
Un pubblico ufficiale minacciava il titolare di un bar di effettuare ispezioni fiscali e sanitarie pretestuose per estorcergli del denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di concussione per costrizione, distinguendolo dall'induzione indebita. L'elemento chiave è stata la minaccia di un danno ingiusto (controlli in mala fede), che ha posto la vittima in una condizione di coercizione, senza che questa cercasse un vantaggio personale illecito.
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