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Abrogazione Tacita

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123 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pensione spettacolo: il vecchio massimale vince sulla riforma
Un lavoratore dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il tetto alla retribuzione giornaliera previsto da una legge del 1971 non dovesse più applicarsi alla parte di pensione maturata dopo il 1992 (Quota B), a seguito di una riforma del 1997. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale, stabilendo che non c'è stata alcuna abrogazione tacita della vecchia norma. Il limite, noto come **massimale pensionabile lavoratori spettacolo**, resta pienamente in vigore anche per la Quota B. La Corte ha sottolineato che questa scelta del legislatore è fondamentale per garantire la sostenibilità economica del sistema previdenziale di categoria, evitando squilibri. Di conseguenza, la richiesta del lavoratore è stata respinta.
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Massimale pensionabile lavoratori spettacolo: la Cassazione lo conferma
Un lavoratore del settore spettacolo aveva chiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il vecchio tetto retributivo non dovesse applicarsi alla parte di pensione maturata dopo il 1993 (la 'quota B'). I giudici di merito gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte ha stabilito che il massimale pensionabile per i lavoratori dello spettacolo è ancora in vigore e si applica anche alla 'quota B'. Secondo i giudici, le riforme successive non hanno cancellato (neppure tacitamente) questo limite, che resta un elemento fondamentale per garantire l'equilibrio del sistema previdenziale di categoria. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale vince la causa.
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Massimale Pensionabile Spettacolo: Tetto Valido, Sentenza Ribaltata
Una lavoratrice dello spettacolo aveva ottenuto in appello il diritto a un calcolo della pensione senza il limite massimo di retribuzione giornaliera per i contributi versati dopo il 1993 ('quota B'). L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il massimale pensionabile lavoratori spettacolo si applica anche alla 'quota B'. Secondo la Corte, questa norma non è mai stata cancellata e fa parte di un sistema previdenziale complessivamente favorevole per la categoria. L'Ente Previdenziale vince e la causa torna in Appello per un nuovo calcolo.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione annulla ricalcolo
Un lavoratore dello spettacolo aveva ottenuto dai giudici di merito il ricalcolo della pensione senza l'applicazione di un vecchio tetto retributivo sulla parte maturata dopo il 1992 (la 'quota B'). L'Ente Previdenziale ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio fondamentale: il vecchio limite, noto come massimale pensionabile lavoratori spettacolo, non è mai stato cancellato dalle riforme successive. La sua applicazione resta quindi valida anche per la 'quota B' della pensione. Di conseguenza, la sentenza favorevole al lavoratore è stata annullata e la sua pensione dovrà essere ricalcolata applicando il tetto massimo, risultando quindi di importo inferiore.
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Massimale Pensionabile Spettacolo: la Cassazione dà ragione all’Ente
Un lavoratore dello spettacolo aveva ottenuto il ricalcolo della sua pensione senza l'applicazione del tetto massimo di retribuzione (il cosiddetto massimale pensionabile) per i contributi versati dopo il 1992. L'Ente Previdenziale ha contestato questa decisione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio fondamentale: il vecchio limite, previsto da una legge del 1971, non è mai stato cancellato dalle riforme successive. Pertanto, il massimale pensionabile per i lavoratori dello spettacolo si applica anche alla parte di pensione maturata dopo il 1992. La sentenza precedente è stata annullata.
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Pensione Spettacolo: il vecchio massimale pensionabile resta valido
Un lavoratore dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il tetto massimo sulla retribuzione (massimale pensionabile) introdotto nel 1971 non dovesse più applicarsi alla parte di pensione maturata dopo il 1992 (la 'quota B'). Secondo il lavoratore, le riforme successive lo avevano cancellato. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'INPS, stabilendo che il massimale pensionabile per i lavoratori dello spettacolo è ancora pienamente in vigore. La Corte ha chiarito che le leggi successive non hanno causato un'abrogazione tacita del vecchio limite, il quale resta un pilastro per garantire l'equilibrio del sistema previdenziale di categoria. Di conseguenza, il calcolo della pensione deve rispettare quel tetto.
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Appalto senza firma: il verbale di aggiudicazione è contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale negli appalti pubblici. Anche senza la firma di un documento formale, il rapporto tra ente pubblico e impresa può essere già vincolante. La Corte ha chiarito che, in base a una legge del 1923 mai abrogata, il verbale di aggiudicazione equivale a un contratto a tutti gli effetti. Questa regola si applica a meno che la Pubblica Amministrazione non dichiari esplicitamente nel bando di voler posticipare la nascita del vincolo alla firma successiva. Di conseguenza, la tesi del Comune, che riteneva nullo l'accordo per mancanza della stipula formale, è stata respinta, affermando il valore legale del verbale di aggiudicazione contratto.
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Massimale retribuzione giornaliera: tetto valido, pensione bloccata
Un lavoratore dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il limite massimo di retribuzione giornaliera non dovesse applicarsi ai contributi versati dopo il 1992 (la cosiddetta 'quota B'). I giudici di merito gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Suprema Corte ha stabilito che il massimale retribuzione giornaliera si applica a entrambe le quote della pensione. Questo tetto, pur creando una differenza tra i contributi versati e la pensione calcolata, è legittimo perché serve a garantire l'equilibrio e la sostenibilità del sistema pensionistico speciale, che è già più vantaggioso per i lavoratori dello spettacolo rispetto ad altri.
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Massimale Retribuzione Pensionabile: l’Ente Vince sulla Quota B
Una lavoratrice del settore spettacolo aveva ottenuto il ricalcolo della pensione senza l'applicazione del tetto giornaliero sulla 'Quota B' (contributi post-1993). L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il massimale retribuzione pensionabile si applica anche alla Quota B. Secondo la Corte, questo limite non è stato cancellato dalle leggi successive ed è un elemento essenziale del sistema pensionistico speciale per i lavoratori dello spettacolo. Questo sistema, pur prevedendo un tetto, offre condizioni di accesso e importi complessivamente più favorevoli rispetto al regime generale. Pertanto, l'Ente Previdenziale ha vinto la causa.
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Massimale retribuzione pensionabile: l’Ente vince in Cassazione
Un lavoratore dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il tetto massimo di retribuzione giornaliera non dovesse applicarsi alla parte di contributi versati dopo il 1993 (la 'quota B'). I giudici di merito gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte ha stabilito che il 'massimale retribuzione pensionabile' è ancora in vigore e si applica anche alla quota B, poiché le leggi successive non lo hanno mai cancellato. Di conseguenza, il calcolo dell'Ente Previdenziale era corretto.
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Massimale pensionabile spettacolo: la Cassazione dà ragione all’INPS
Un lavoratore dello spettacolo aveva ottenuto il ricalcolo della pensione senza il limite massimo di retribuzione giornaliera per i contributi versati dopo il 1993. L'Ente Previdenziale ha contestato la decisione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo che il massimale pensionabile lavoratori spettacolo è ancora in vigore e si applica a tutta la pensione. Secondo la Corte, questo limite non è stato cancellato dalle leggi successive ed è una componente essenziale del sistema previdenziale di favore per questa categoria. La sentenza precedente è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato applicando il tetto alla retribuzione.
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Docente cancellato? Sì al reinserimento graduatorie ad esaurimento
Un docente, cancellato dalle liste per l'insegnamento per non aver presentato la domanda di aggiornamento, ha chiesto di rientrarvi. Il Ministero si era opposto, sostenendo che la legge che permetteva il rientro fosse stata superata. La Corte di Cassazione ha dato ragione al docente. Ha stabilito un principio importante: la trasformazione delle graduatorie in 'ad esaurimento' (cioè chiuse a nuovi ingressi) non ha cancellato il diritto al reinserimento per chi era già dentro e poi è stato escluso. Pertanto, il diritto al **reinserimento graduatorie ad esaurimento** rimane valido. La Corte ha annullato la precedente decisione contraria e ha ordinato un nuovo processo che dovrà seguire questa regola.
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Reinserimento Graduatorie: Docenti Cancellati Vincono in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto al reinserimento graduatorie ad esaurimento per due docenti, precedentemente cancellate per non aver presentato domanda di aggiornamento. Il Ministero dell'Istruzione si opponeva, sostenendo che la trasformazione delle graduatorie in 'ad esaurimento' impedisse qualsiasi riammissione. La Corte ha dato ragione alle docenti, stabilendo un principio fondamentale: la legge che ha 'chiuso' le graduatorie a nuovi ingressi non ha cancellato il diritto di chi era già iscritto di essere reinserito. Di conseguenza, la cancellazione non è definitiva e il docente può chiedere di rientrare con il punteggio originario.
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Addizionale IRPEF settore finanziario: Fisco vince sui bonus
Un dirigente del settore finanziario ha chiesto il rimborso dell'Addizionale IRPEF del 10% pagata sui bonus, sostenendo che l'imposta si applicasse solo se la parte variabile superava di tre volte quella fissa. L'Agenzia delle Entrate si è opposta. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio chiave sull'Addizionale IRPEF settore finanziario: una modifica legislativa ha cambiato le regole. L'imposta scatta su tutta la parte di bonus che eccede lo stipendio fisso, senza più la necessità di superare la soglia del triplo. La richiesta di rimborso del dirigente è stata quindi respinta definitivamente.
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Canone di accesso stradale: Ente contro Cittadino, la Cassazione si ferma
Un ente gestore di strade nazionali ha richiesto a un cittadino il pagamento del canone di accesso stradale per un immobile situato lungo una statale, all'interno di un comune con meno di 20.000 abitanti. Il proprietario si è opposto, sostenendo che una legge del 1961 assegnava tale canone al Comune. L'ente riteneva quella legge superata dal nuovo Codice della Strada. La controversia è nata perché un decreto del 2009, detto 'salva-leggi', ha reinserito la vecchia norma tra quelle in vigore. La Corte di Cassazione, dubitando della costituzionalità di questa 'resurrezione' normativa, ha sospeso il giudizio e ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale per una decisione definitiva.
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Massimale pensionabile: regole per i lavoratori spettacolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il massimale pensionabile previsto per i lavoratori dello spettacolo dal d.P.R. n. 1420 del 1971 continua ad applicarsi anche alla quota B della pensione. La decisione ribalta l'orientamento della Corte d'Appello, escludendo che le riforme del 1997 abbiano abrogato tacitamente il limite alla retribuzione giornaliera. La Suprema Corte ha evidenziato come tale limite sia essenziale per garantire l'equilibrio finanziario delle gestioni previdenziali e la sostenibilità del sistema, non ravvisando alcuna incompatibilità tra la normativa storica e i nuovi criteri di calcolo introdotti successivamente.
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Massimale pensionabile: validità per lo spettacolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il massimale pensionabile previsto per i lavoratori dello spettacolo dal d.P.R. 1420/1971 continua ad applicarsi anche alla Quota B della pensione. La controversia nasceva dalla pretesa di una lavoratrice di ricalcolare la pensione senza il limite giornaliero, sostenendo l'abrogazione della vecchia norma. La Suprema Corte ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che le riforme del 1995 e del 1997 non hanno eliminato tale tetto, necessario per l'equilibrio finanziario del sistema.
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**Massimale pensionabile**: novità per lo spettacolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il **massimale pensionabile** giornaliero previsto per i lavoratori dello spettacolo continua ad applicarsi anche alla quota B del trattamento pensionistico. La sentenza chiarisce che non vi è stata alcuna abrogazione tacita della normativa del 1971 da parte delle riforme successive, in quanto il limite retributivo è essenziale per garantire l'equilibrio finanziario delle gestioni previdenziali speciali. La decisione ribalta l'orientamento di merito che escludeva il tetto per le anzianità maturate dopo il 1992.
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Massimale pensionabile: la Cassazione sulla quota B
La Corte di Cassazione ha chiarito che il **Massimale pensionabile** previsto dal d.P.R. n. 1420 del 1971 continua ad applicarsi anche alla quota B delle pensioni per i lavoratori dello spettacolo iscritti prima del 1995. La controversia nasceva dalla pretesa di una pensionata di ottenere la riliquidazione del trattamento senza l'applicazione del tetto retributivo, sostenendo che il d.lgs. n. 182 del 1997 avesse implicitamente abrogato tale limite. Gli Ermellini hanno invece stabilito che non vi è alcuna incompatibilità tra le norme e che il massimale è essenziale per garantire l'equilibrio finanziario del sistema previdenziale.
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Esenzione IRPEF: abrogazione tacita di vecchie norme
Un contribuente ha richiesto il rimborso dell'IRPEF versata su indennità percepite, invocando un'esenzione prevista da una legge del 1937 per la vecchia 'imposta di ricchezza mobile'. Dopo aver ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha stabilito che la norma del 1937 deve considerarsi tacitamente abrogata dalla riforma tributaria del 1973, che ha soppresso quel tributo e introdotto l'IRPEF. Pertanto, l'esenzione IRPEF non è applicabile.
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