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Canone di accesso stradale: Ente contro Cittadino, la Cassazione si ferma

Un ente gestore di strade nazionali ha richiesto a un cittadino il pagamento del canone di accesso stradale per un immobile situato lungo una statale, all’interno di un comune con meno di 20.000 abitanti. Il proprietario si è opposto, sostenendo che una legge del 1961 assegnava tale canone al Comune. L’ente riteneva quella legge superata dal nuovo Codice della Strada. La controversia è nata perché un decreto del 2009, detto ‘salva-leggi’, ha reinserito la vecchia norma tra quelle in vigore. La Corte di Cassazione, dubitando della costituzionalità di questa ‘resurrezione’ normativa, ha sospeso il giudizio e ha rimesso la questione alla Corte Costituzionale per una decisione definitiva.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 9173 Anno 2026
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Pubblicato il 21 aprile 2026 in Diritto Amministrativo, Giurisprudenza Civile

Canone di accesso stradale: chi deve riscuoterlo?

La questione del pagamento del canone di accesso stradale rappresenta un tema di scontro frequente tra cittadini ed enti gestori delle infrastrutture. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha messo in luce la complessità normativa che regola questa materia, soprattutto quando le strade statali attraversano piccoli centri urbani. La vicenda analizzata offre uno spunto fondamentale per comprendere a chi spetti il diritto di riscuotere tali somme e come l’evoluzione legislativa possa generare incertezza e contenziosi.

I fatti del caso: la richiesta di pagamento

La vicenda ha origine dalla pretesa di un importante Ente Nazionale per le Strade. L’Ente chiedeva a un proprietario di un immobile il pagamento dei canoni per l’accesso dalla sua proprietà a una strada statale. La particolarità del caso risiedeva nel fatto che l’immobile si trovava all’interno del centro abitato di un Comune con una popolazione inferiore ai 20.000 abitanti. Il proprietario si è opposto fermamente alla richiesta di pagamento, dando inizio a una battaglia legale basata sull’interpretazione di leggi emanate a decenni di distanza l’una dall’altra.

Il conflitto tra leggi: una norma ‘resuscitata’

Il cuore del problema era un conflitto tra norme. Il proprietario dell’immobile basava la sua difesa su una legge del 1961. Questa vecchia disposizione stabiliva che i canoni per le concessioni stradali all’interno dei centri abitati dei piccoli Comuni spettassero ai Comuni stessi, e non all’Ente gestore della strada statale. L’Ente, al contrario, sosteneva che questa legge fosse stata implicitamente abrogata (cioè superata e resa inefficace) da normative più recenti, come il Nuovo Codice della Strada. La situazione si è complicata a causa di un decreto legislativo del 2009, il cosiddetto ‘salva-leggi’. Questo decreto aveva lo scopo di fare ordine tra le vecchie leggi, indicando quali dovessero considerarsi ancora in vigore. Sorprendentemente, nell’elenco delle norme ‘salvate’ figurava anche la legge del 1961.

Il dubbio sul legittimo canone di accesso stradale

Il decreto ‘salva-leggi’ ha quindi creato un paradosso giuridico. Poteva una legge, considerata da tutti superata e non più applicata per anni, tornare improvvisamente in vita solo perché inserita in un elenco? Questo è il dilemma che i giudici hanno dovuto affrontare. L’inserimento della vecchia norma nell’elenco era forse un semplice errore, un ‘lapsus calami’ del legislatore? Oppure era una scelta consapevole di far rivivere una regola del passato? La questione non è di poco conto, perché da essa dipende la titolarità di un’entrata economica contesa tra Stato e Comuni.

Le motivazioni: la Cassazione interroga la Corte Costituzionale

La Corte di Cassazione, posta di fronte a questo groviglio normativo, ha scelto la via della prudenza. I giudici hanno riconosciuto che far ‘resuscitare’ una norma tacitamente abrogata attraverso un semplice elenco allegato a un decreto solleva un serio dubbio di legittimità costituzionale. In particolare, viola il principio di ragionevolezza e i criteri che il Parlamento aveva dato al Governo per emanare il decreto ‘salva-leggi’. L’idea di applicare una norma del 1961, in contrasto con tutto l’assetto normativo successivo, creerebbe conseguenze inconciliabili e irragionevoli. Per questo, la Corte ha deciso di non decidere sul caso specifico.

Le conclusioni: giudizio sospeso in attesa del verdetto

In conclusione, la Corte di Cassazione ha emesso un’ordinanza interlocutoria. Con questo atto, ha sospeso il processo tra il cittadino e l’Ente gestore della strada. La Corte ha formalmente sollevato la questione di legittimità costituzionale, inviando tutti i documenti alla Corte Costituzionale. Sarà quest’ultima a dover stabilire, una volta per tutte, se la ‘reviviscenza’ della legge del 1961 sia compatibile con la nostra Costituzione. Fino a quel momento, il giudizio rimane congelato. La decisione finale avrà un impatto significativo non solo per il caso in esame, ma per tutte le situazioni simili in Italia, chiarendo a chi spetti il diritto di riscuotere il canone di accesso stradale nei piccoli Comuni.

A chi spetta il canone per un accesso su strada statale in un piccolo comune?
La questione è complessa. Una legge del 1961 lo assegnava al Comune, ma leggi successive hanno creato confusione. La Corte Costituzionale dovrà chiarire quale norma prevale.

Cosa significa che la Cassazione ha sospeso il giudizio?
Significa che il processo è in pausa. La decisione finale sul caso specifico dipenderà da quello che stabilirà la Corte Costituzionale sulla validità della legge in discussione.

Una legge abrogata può tornare in vigore?
Generalmente no, a meno che una nuova legge non lo preveda esplicitamente. In questo caso, la Cassazione dubita che il decreto ‘salva-leggi’ potesse legittimamente far ‘rivivere’ una norma già superata da altre leggi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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