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Abrogazione Implicita

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La cessazione dell'efficacia di una norma a seguito dell'entrata in vigore di una nuova legge che regola l'intera materia, rendendo la precedente incompatibile o superflua, senza che sia espressamente dichiarata abrogata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esenzione IVA per il volontariato: il Fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un'associazione sportiva dilettantistica iscritta nel registro del volontariato. Il Fisco ha richiesto il recupero dell'IVA su entrate da contratti di sponsorizzazione, ritenendole operazioni commerciali ordinarie. I giudici di merito hanno confermato la pretesa fiscale ritenendo abrogato il regime di favore della legge quadro sul volontariato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente. La Suprema Corte ha chiarito che l'esenzione IVA per il volontariato resta applicabile anche dopo le riforme tributarie successive. Le entrate derivanti da attività commerciali marginali o strumentali al finanziamento delle finalità istituzionali non perdono l'esclusione dall'imposta sul valore aggiunto.
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Sgravi Contributivi Agricoli: Vittoria annullata dall’incostituzionalità
Una società agricola aveva richiesto sgravi contributivi agricoli, ottenendo un rimborso dall'INPS in primo grado. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo la norma sugli sgravi implicitamente abrogata. La società, nel frattempo fallita, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il processo, una sentenza della Corte Costituzionale (n. 182/2018) ha dichiarato incostituzionale la norma che avrebbe mantenuto in vita tali sgravi contributivi. Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio e ha compensato le spese legali tra le parti.
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Sgravi Contributivi Agricoli: Ricorso Estinto per Inutilità
L'Azienda Agricola ha richiesto sgravi contributivi agricoli, sostenendo la validità di una vecchia legge (Legge n. 991/52). I giudici di merito hanno respinto la domanda, ritenendo la norma implicitamente abrogata. Durante il ricorso in Cassazione, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale una parte del D.Lgs. n. 179/2009 che manteneva in vigore la legge sugli sgravi. Questa pronuncia ha reso inutile la controversia. L'Azienda Agricola ha quindi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per rinuncia, compensando le spese legali tra le parti.
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Commercializzazione olio di semi: sanzioni valide anche extra UE
Un'azienda alimentare è stata sanzionata dal Ministero delle Politiche Agricole per la presenza di alterazioni cromatiche superiori ai limiti di legge in un lotto di olio di semi di vinacciolo. La società ha opposto la sanzione sostenendo che le norme sulla commercializzazione olio di semi non si applicassero ai prodotti destinati all'esportazione fuori dall'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa. I giudici hanno chiarito che le norme nazionali sulla genuinità dell'olio valgono per la produzione effettuata in Italia a prescindere dal mercato di destinazione. Inoltre, le leggi successive sull'etichettatura non hanno eliminato i limiti tecnici sulla decolorazione. L'azienda deve quindi pagare la sanzione amministrativa originaria oltre alle spese di giudizio.
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Coacervo delle donazioni: il Fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha ridotto la franchigia esentasse di un'erede, sommando al valore dell'eredità una donazione ricevuta in vita anni prima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'erede, stabilendo che il coacervo delle donazioni non si applica per ridurre la franchigia dell'imposta di successione. Questo meccanismo, nato per calcolare le vecchie aliquote progressive, è incompatibile con l'attuale sistema a tassazione fissa ed è quindi da considerarsi implicitamente abrogato. L'erede vince la causa e non deve subire la riduzione della franchigia.
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Indennità di servizio all’estero: sì anche agli assunti sul posto
Un Ente Pubblico di ricerca ha negato l'indennità di servizio all'estero ad alcuni dipendenti assunti direttamente per lavorare in sedi straniere. L'Ente sosteneva che la nuova legge riservasse il beneficio solo ai dipendenti trasferiti dall'Italia. I Lavoratori hanno fatto causa per ottenere il pagamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente. I giudici hanno chiarito che l'indennità di servizio all'estero ha natura assistenziale e serve a compensare i maggiori costi della vita all'estero. Escludere chi viene assunto direttamente sul posto creerebbe una discriminazione ingiustificata, poiché tutti i dipendenti all'estero affrontano le stesse spese, indipendentemente dal luogo di assunzione originario.
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Iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense: negata l’opzione
Una professionista, già iscritta alla Cassa dei Dottori Commercialisti, si iscrive all'Albo degli Avvocati, subendo l'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense. La donna contesta il provvedimento, chiedendo di poter scegliere tra le due casse previdenziali in base a una vecchia legge del 1986. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'iscrizione obbligatoria alla Cassa Forense, introdotta dalla riforma del 2012, è una norma speciale e successiva che prevale sulla disciplina precedente. Inoltre, la ricorrente non ha dimostrato un danno concreto alla sua posizione previdenziale, rendendo il ricorso privo di reale interesse.
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Cancellata dalla lista? Sì al reinserimento graduatorie ad esaurimento
Una docente, cancellata dalle graduatorie per mancato aggiornamento, aveva chiesto di essere riammessa. Il Ministero si era opposto, sostenendo che la trasformazione delle graduatorie in liste chiuse (ad esaurimento) avesse cancellato questa possibilità. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla docente, stabilendo un importante principio: la chiusura delle liste a nuovi candidati non impedisce il reinserimento di chi era già iscritto. La Corte ha quindi confermato il diritto al reinserimento nelle graduatorie ad esaurimento con il punteggio originario, annullando la precedente decisione sfavorevole.
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Reinserimento graduatorie ad esaurimento: guida al diritto
Una docente è stata cancellata dalle liste provinciali per non aver presentato la domanda di aggiornamento periodico. La lavoratrice ha quindi richiesto il reinserimento graduatorie ad esaurimento, incontrando il rifiuto del Ministero basato su alcuni decreti ministeriali. La Corte d'Appello ha accolto il ricorso della docente, ordinando il suo reinserimento con il punteggio precedentemente maturato. Il Ministero ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la natura chiusa delle graduatorie impedisse nuovi ingressi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto al reinserimento previsto dalla legge del 2004 non è mai stato abrogato e prevale sulle fonti secondarie ministeriali.
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Reinserimento graduatorie ad esaurimento: la vittoria dei docenti
Una docente era stata cancellata dalle liste scolastiche per non aver presentato la domanda di aggiornamento periodico. Il Ministero dell'Istruzione ha negato il suo reinserimento graduatorie ad esaurimento, sostenendo che la natura chiusa di tali elenchi impedisse nuovi ingressi. La Corte di Cassazione ha invece confermato il diritto della lavoratrice a essere reinserita con il punteggio precedentemente maturato. I giudici hanno chiarito che la legge del 2004, che permette il recupero della posizione, non è stata abrogata dalle riforme successive del 2006. Di conseguenza, i decreti ministeriali che vietano il reinserimento sono illegittimi e devono essere disapplicati. La decisione ribadisce che una dimenticanza amministrativa non può comportare la perdita definitiva di un diritto professionale acquisito, garantendo la stabilità delle aspettative dei docenti abilitati.
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Canoni accesso stradale: a chi spetta il pagamento?
Un proprietario immobiliare si oppone al pagamento dei canoni accesso stradale all'ente gestore, sostenendo la competenza del Comune. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che le norme invocate erano state implicitamente abrogate e non sono state fatte rivivere da normative successive. Il diritto alla riscossione spetta quindi all'ente gestore della strada statale.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
Una società cooperativa di facchinaggio si è opposta alla richiesta di integrazione dei premi assicurativi avanzata da un ente previdenziale per gli anni 2007-2013. L'ente sosteneva che, a seguito di una riforma del 2001, il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione effettiva e non più sul premio speciale unitario a importo fisso. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la disciplina speciale non è stata implicitamente abrogata da quella generale successiva. Pertanto, il calcolo basato sul premio speciale unitario resta valido fino a specifica modifica tramite decreto ministeriale, come previsto dalla normativa originaria.
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Licenziamento autoferrotranvieri: vige R.D. 148/1931
La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento di un dipendente di un'azienda di trasporto pubblico, stabilendo la persistente validità della procedura disciplinare speciale prevista dal R.D. n. 148/1931. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto tale normativa abrogata. La Cassazione ha chiarito che l'omissione della procedura, in particolare il mancato coinvolgimento del Consiglio di Disciplina, determina la nullità del provvedimento espulsivo. La sentenza sottolinea come la normativa speciale, più garantista per il lavoratore, prevalga sulla disciplina generale. Il caso riguarda un licenziamento autoferrotranvieri per presunto abuso di permessi.
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