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Abitualità Del Reato

55 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione che si verifica quando un soggetto ha commesso più reati, indicando una tendenza a delinquere. Questa condizione può impedire l'applicazione di benefici, come la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Particolare tenuità del fatto negata ai recidivi
L'Imputata propone ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per i reati di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale, contestando la gravità dei fatti e la misura della pena. Nei motivi aggiunti la difesa richiede l'applicazione della particolare tenuità del fatto a seguito delle recenti riforme legislative. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il beneficio della particolare tenuità del fatto non spetta a chi commette il illecito in modo abituale. Nel caso specifico, L'Imputata risulta gravata da plurimi precedenti penali specifici, elemento che preclude in modo assoluto la non punibilità. La condanna viene confermata e la ricorrente deve pagare le spese e la sanzione pecuniaria.
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Furto in ospitalità: no alla particolare tenuità del fatto
L'Imputato è stato condannato per il furto di una carta bancomat commesso all'interno dell'abitazione di amici che lo ospitavano. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di precedenti penali specifici configura un'abitualità nel reato che impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la concessione delle attenuanti generiche richiede elementi positivi di meritevolezza, non riscontrabili nel caso di specie. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Molestie telefoniche: l’invio di foto intime costa caro
L'Imputata è stata condannata per il reato di molestia o disturbo alle persone per aver inviato ripetutamente messaggi e foto intime, ritraenti se stessa con il marito della persona offesa, tramite un'applicazione di messaggistica. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le molestie telefoniche, quando si sviluppano attraverso una condotta reiterata nel tempo, assumono carattere di abitualità. Di conseguenza, la particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione per espressa disposizione di legge. L'Imputata perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abitualità del reato e non punibilità: evasore seriale condannato
Un imputato, già condannato quattro volte per evasione, ha tentato di ottenere l'assoluzione per un nuovo reato invocando la 'particolare tenuità del fatto'. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'abitualità del reato e non punibilità sono concetti incompatibili. Le precedenti condanne dimostrano una tendenza a delinquere che osta all'applicazione del beneficio, riservato solo a condotte occasionali. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la condanna scatta anche per 15 episodi
Una persona è stata condannata per ripetuti episodi di spaccio di lieve entità di hashish e cocaina, spesso in collaborazione con un complice. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le cessioni fossero gratuite e che i fatti fossero di minima importanza. La Corte ha respinto tutte le argomentazioni, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che lo spaccio è reato anche senza guadagno e che la natura abituale della condotta, con circa quindici episodi, esclude la possibilità di considerare il fatto di lieve entità o di concedere benefici. L'appello è stato dichiarato inammissibile e la pena confermata.
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Abitualità del reato: niente sconti per furto, anche se lieve
Una persona con sette precedenti per furto viene condannata per un nuovo tentativo. In Cassazione, la difesa sostiene che l'atto sia di lieve entità e quindi non punibile. La Corte Suprema respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave: la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' non si applica in caso di 'abitualità del reato'. Avere numerosi precedenti specifici dimostra una tendenza a delinquere che rende il comportamento non più 'occasionale' e quindi meritevole di sanzione, a prescindere dal valore del singolo furto. La condanna viene quindi confermata.
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Usura a una sola famiglia: scatta la pericolosità sociale abituale
Un soggetto, accusato di usura ed estorsione continuate per cinque anni ai danni di un unico gruppo familiare, viene sottoposto a misure di prevenzione. L'uomo si difende sostenendo che l'episodio, pur prolungato, era occasionale e non abituale. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: la durata e la costanza di un'attività criminale sono sufficienti a dimostrare la **pericolosità sociale abituale**, anche se le vittime sono poche. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la condotta protratta nel tempo rivela una stabile tendenza a delinquere, giustificando le misure applicate.
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Spaccio abituale: no alla non punibilità per tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante in tema di non punibilità. Il caso riguardava due persone condannate per spaccio di droga, commesso ripetutamente nell'arco di un anno. Uno degli imputati ha chiesto l'applicazione della causa di non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che il beneficio non può essere concesso in caso di reato abituale. La ripetizione costante delle cessioni, anche se considerate un 'reato continuato', dimostra un'abitualità che è incompatibile con la 'tenuità'. La condanna è stata quindi confermata, ribadendo la netta distinzione tra particolare tenuità del fatto e reato abituale.
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Evasione e Tenuità del Fatto: No Sconto per il Recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione. L'imputato sperava di ottenere la non punibilità invocando la 'particolare tenuità del fatto'. Tuttavia, i giudici hanno respinto la sua richiesta. La decisione si basa su un principio chiaro: l'abitualità del reato e tenuità del fatto sono incompatibili. Avendo l'uomo già commesso reati simili in passato, il suo comportamento non può essere considerato un episodio isolato e di lieve entità. Di conseguenza, la condanna è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Abitualità del reato: la Cassazione nega sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la decisione precedente, negando il beneficio a causa dei precedenti penali dell'imputato. La Corte ha stabilito che l'abitualità del reato, dimostrata dalle passate condanne per reati della stessa natura, è un ostacolo insuperabile per ottenere sconti di pena. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Particolare tenuità del fatto: Fedina Penale Sporca Non Basta
Un uomo condannato per la detenzione di una modesta quantità di hashish si è visto negare la non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa di precedenti per furto ed estorsione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: non basta avere una fedina penale 'sporca' per essere considerati delinquenti abituali. Il giudice deve analizzare in concreto se i reati passati e quello attuale sono 'della stessa indole', cioè se condividono caratteristiche fondamentali. Una semplice valutazione automatica basata sui precedenti non è sufficiente per escludere la particolare tenuità del fatto. La causa è stata quindi rinviata per una nuova valutazione.
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Falso per Gratuito Patrocinio: l’Abitualità del Reato Costa la Condanna
Un cittadino viene condannato per una falsa dichiarazione finalizzata a ottenere il gratuito patrocinio. Sebbene l'omissione di reddito fosse modesta e il fatto di per sé lieve, la Corte di Cassazione ha negato l'applicazione della non punibilità. La decisione si fonda sul principio dell'abitualità del reato. L'imputato, infatti, aveva già precedenti penali per truffa e falso. Secondo i giudici, questa storia criminale dimostra una tendenza a delinquere che rende inapplicabile il beneficio della particolare tenuità del fatto, riservato solo ai trasgressori occasionali. La condanna è stata quindi confermata.
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Abitualità del reato: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per l'uso di documenti falsi. La decisione si fonda sulla nozione di abitualità del reato, desunta da un precedente specifico e dall'uso di vari alias, che preclude l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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Abitualità del reato: Cassazione su art. 131-bis
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Viene ribadito che l'abitualità del reato, desunta da precedenti condanne per reati della stessa indole, costituisce un ostacolo insormontabile all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'art. 131-bis del codice penale.
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Abitualità del reato: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto, negando l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La sentenza chiarisce che la valutazione sull'abitualità del reato, che esclude il beneficio, è autonoma e distinta da quella sulla recidiva, potendosi basare sulla serialità delle condotte anche se i precedenti sono datati.
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Abitualità del reato: no a 131-bis e condizionale
Un imprenditore, condannato per omesso versamento IVA, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'abitualità del reato, desumibile da precedenti condanne e persino da un precedente proscioglimento ex art. 131-bis, osta alla concessione del beneficio, rendendo irrilevante il modesto superamento della soglia di punibilità. Anche la sospensione condizionale è stata negata per la prognosi negativa sulla futura condotta.
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Abitualità del reato: quando esclude la tenuità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione della sorveglianza speciale. I giudici hanno escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa dell'abitualità del reato, desunta da plurimi precedenti penali per evasione e altre violazioni, considerati della stessa indole.
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Abitualità del reato: Cassazione su art. 131-bis
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso volto a ottenere l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La decisione si fonda sulla constatazione che l'imputato possedeva numerosi precedenti penali, circa venti, di cui quattro specifici per lo stesso tipo di reato. Tale circostanza configura una 'abitualità del reato' che osta all'applicazione del beneficio, rendendo il ricorso una mera riproposizione di motivi già respinti in appello.
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Reato di maltrattamenti: quando è configurabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di maltrattamenti verso la compagna. La sentenza chiarisce che per configurare il reato non è necessaria una convivenza stabile né una durata minima delle condotte vessatorie. Anche la remissione di querela da parte della vittima non esclude la colpevolezza, potendo essere un segnale della sua soggezione psicologica. La Corte ha confermato che il dolo richiesto non è un piano criminoso preordinato, ma la consapevolezza di persistere in atti lesivi della personalità della vittima.
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Abitualità del reato: Cassazione nega art. 131-bis
Un individuo, condannato per violazione delle misure di prevenzione, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'abitualità del reato, dimostrata dalla reiterazione della condotta, costituisce un ostacolo insuperabile all'applicazione dell'art. 131-bis c.p. La decisione ha inoltre chiarito l'inapplicabilità di una recente sentenza della Corte Costituzionale al caso di specie.
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