Un detenuto, sottoposto al 'carcere duro' da decenni, si oppone all'ennesimo rinnovo. La sua difesa chiede di visionare gli atti che, secondo l'accusa, proverebbero la sua attuale pericolosità. Il Tribunale di Sorveglianza nega l'accesso ai documenti. La Corte di Cassazione interviene, annullando la decisione. Il principio sancito è che la proroga del regime 41-bis non può essere automatica o basata su motivazioni apparenti. Il giudice deve consentire una verifica concreta e attuale degli elementi che giustificano una misura così grave, garantendo il diritto di difesa. La decisione del Tribunale viene quindi cancellata e dovrà essere riesaminata.
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