La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato detenuto per traffico di stupefacenti, il quale contestava l'utilizzabilità delle prove derivanti da intercettazioni estere su una rete di comunicazione criptata. La sentenza stabilisce che, in base al principio di mutuo riconoscimento europeo, il giudice italiano non deve riverificare la sussistenza dei gravi indizi secondo la legge nazionale per ammettere tali prove, ma solo controllare che il reato contestato consenta le intercettazioni in Italia. L'analisi sulle intercettazioni estere è stata centrale. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevanti i nuovi elementi addotti dalla difesa per attenuare la misura cautelare, confermando la detenzione in carcere.
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