\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Retribuzione globale di fatto: l’indennità estera non spetta

Una lavoratrice, dopo che il suo licenziamento è stato dichiarato illegittimo, ha chiesto che nel risarcimento del danno venisse calcolata anche l’indennità di servizio estero. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che tale indennità non rientra nella retribuzione globale di fatto. Questo emolumento ha infatti natura risarcitoria e serve solo a compensare le maggiori spese del vivere all’estero, non a pagare la prestazione lavorativa in sé. Di conseguenza, chi viene licenziato non può pretendere questa indennità nel calcolo delle somme dovute per il periodo di inattività, specialmente se era già stato trasferito in Italia. La lavoratrice ha perso il ricorso e le spese di giudizio sono state compensate.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 8040 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 13 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso dell’indennità estera e la retribuzione globale di fatto

Quando un lavoratore subisce un licenziamento illegittimo, il giudice dispone un risarcimento del danno basato sulla retribuzione globale di fatto. Questo parametro rappresenta la base finanziaria per calcolare quanto spetta al dipendente per il periodo in cui è rimasto ingiustamente senza lavoro. Tuttavia, non tutte le somme che compaiono in busta paga possono essere inserite in questo calcolo. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una dipendente pubblica che pretendeva di inserire nel conteggio anche l’indennità di servizio estero, ricevuta durante un periodo di lavoro fuori dall’Italia.

La questione centrale riguarda la natura delle somme percepite. Il datore di lavoro si era opposto alla richiesta, sostenendo che l’indennità per il servizio all’estero non fosse una vera e propria componente dello stipendio, ma solo un rimborso per i maggiori costi della vita sostenuti fuori dai confini nazionali. La lavoratrice, al contrario, riteneva che ogni somma percepita con regolarità al momento del licenziamento dovesse rientrare nel calcolo del risarcimento, a prescindere dalla sua specifica funzione.

Che cos’è l’indennità di servizio estero

Per comprendere la decisione, occorre analizzare la natura dell’indennità di servizio estero. Questo emolumento (somma di denaro corrisposta per il lavoro svolto) viene erogato ai dipendenti che prestano servizio fuori dall’Italia. La sua funzione non è quella di pagare la prestazione lavorativa in sé, che viene già remunerata con lo stipendio base. Al contrario, questa indennità serve a compensare il dipendente per i disagi e le spese maggiori che derivano dal vivere in un altro Stato.

Tra queste spese rientrano, ad esempio, i costi più elevati per l’alloggio, i trasporti, i beni di consumo e le fluttuazioni dei tassi di cambio. Si tratta quindi di una misura con carattere indennitario (cioè di rimborso e compensazione) e non retributivo. Di conseguenza, l’indennità è strettamente legata alla presenza fisica del lavoratore all’estero. Se il dipendente rientra in Italia, il presupposto per ricevere questa somma viene meno immediatamente.

Le motivazioni della Cassazione sulla retribuzione globale di fatto

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando la decisione dei gradi precedenti. Nelle motivazioni si chiarisce che la retribuzione globale di fatto deve comprendere solo le voci di carattere strettamente retributivo e continuativo. Devono essere esclusi tutti i compensi eventuali, occasionali o legati a particolari modalità di svolgimento della prestazione che non si verificano più.

L’indennità di servizio estero non ha natura corrispettiva. Essa non remunera la qualità o la quantità del lavoro, ma sopperisce esclusivamente agli oneri derivanti dalla permanenza all’estero. Inoltre, nel caso specifico, la dipendente era già stata trasferita d’ufficio a Roma prima del periodo di riferimento del risarcimento. Poiché il trasferimento in Italia non era stato impugnato, la lavoratrice non avrebbe comunque percepito l’indennità in quel lasso di tempo, anche se fosse rimasta in servizio. Non è quindi possibile richiedere come risarcimento una somma che non si sarebbe mai incassata.

Le conclusioni sul calcolo della retribuzione globale di fatto

La Corte di Cassazione ha concluso che l’indennità di servizio estero deve essere tassativamente esclusa dal calcolo del risarcimento per licenziamento illegittimo. La decisione si inserisce in un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza di legittimità (i giudici della Cassazione), volto a distinguere nettamente tra ciò che costituisce vero stipendio e ciò che rappresenta un mero rimborso spese.

La lavoratrice ha perso definitivamente la causa. Tuttavia, i giudici hanno deciso di compensare le spese di giudizio. Questo significa che ognuna delle parti dovrà pagare i propri avvocati, senza che la parte sconfitta debba rimborsare le spese legali sostenute dall’ente pubblico. Questa scelta è stata giustificata dal fatto che l’orientamento della giurisprudenza si è consolidato in modo definitivo solo in un momento successivo rispetto alla presentazione del ricorso da parte della lavoratrice.

L’indennità di servizio estero fa parte dello stipendio base?
No, l’indennità ha una funzione risarcitoria e serve solo a compensare le maggiori spese che il lavoratore deve sostenere quando vive e lavora all’estero.

Cosa si intende per retribuzione globale di fatto nel calcolo del risarcimento?
Si tratta della somma dei compensi che il lavoratore avrebbe sicuramente percepito se avesse lavorato normalmente, escludendo i rimborsi spese o i compensi occasionali.

Chi perde la causa deve sempre pagare le spese legali?
Di norma sì, ma il giudice può decidere di compensare le spese, ovvero stabilire che ognuno paghi le proprie, se la questione giuridica affrontata è particolarmente complessa o nuova.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati