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Reggenza Mansioni Superiori: Sì alla Paga Extra Senza Concorso

Un dipendente pubblico ha ricoperto per quasi un anno l’incarico di reggenza di un ufficio dirigenziale rimasto vacante. L’Amministrazione gli ha negato la retribuzione superiore, sostenendo che l’incarico rientrasse nei suoi doveri. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la reggenza mansioni superiori su un posto vacante è diversa dalla semplice sostituzione di un dirigente assente. Se l’Amministrazione non avvia le procedure per coprire il posto, il lavoratore ha diritto al trattamento economico superiore. La Corte ha quindi dato ragione al dipendente, annullando la precedente decisione sfavorevole.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 11161 Anno 2026
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Pubblicato il 7 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La reggenza di un ufficio vale come mansione superiore?

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto fondamentale per i dipendenti pubblici: quando l’incarico di reggenza mansioni superiori dà diritto a una retribuzione più alta. La vicenda riguarda un funzionario a cui era stata affidata la direzione di un ufficio tecnico rimasto senza un dirigente titolare. L’Amministrazione, però, si era rifiutata di pagargli le differenze retributive, sostenendo che tale compito rientrasse già nei suoi doveri. La sentenza stabilisce invece che guidare un ufficio vacante non è la stessa cosa che sostituire temporaneamente un collega assente.

I fatti del caso: un anno di responsabilità senza compenso

Un coordinatore tecnico di un Ministero ha ricevuto l’incarico di “reggente” di un Ufficio Tecnico per quasi un anno. Questo è accaduto perché il precedente dirigente era stato promosso a un altro ruolo, lasciando il posto ufficialmente vacante. Il dipendente ha quindi svolto tutte le funzioni dirigenziali, gestendo personale, firmando atti e assumendosi le relative responsabilità. Al termine dell’incarico, ha chiesto il pagamento delle differenze di stipendio, corrispondenti al livello dirigenziale. L’Amministrazione ha respinto la richiesta, dando inizio a una lunga battaglia legale.

Sostituzione e reggenza: una differenza cruciale

Il nodo della questione legale sta nella differenza tra due situazioni apparentemente simili. Un conto è sostituire un dirigente titolare che è temporaneamente assente (per ferie, malattia o missione). In questo caso, il contratto collettivo può prevedere che un funzionario di livello inferiore svolga le sue funzioni. Altro conto è la reggenza di un ufficio il cui posto è vacante. In questa seconda ipotesi, non c’è un titolare da sostituire. Il dipendente viene di fatto incaricato di svolgere compiti che appartengono a un livello superiore, ovvero le reggenza mansioni superiori.

Il diritto alla paga superiore per la reggenza mansioni superiori

La legge (in particolare l’articolo 52 del Testo Unico sul Pubblico Impiego) stabilisce una regola precisa per proteggere i lavoratori. Se un dipendente viene utilizzato per coprire un posto vacante di livello superiore, ha diritto alla retribuzione corrispondente. Tuttavia, questa situazione deve essere temporanea. L’Amministrazione ha l’obbligo di avviare, entro un termine massimo di 90 giorni, le procedure per coprire quel posto in via definitiva (ad esempio, con un concorso). Se non lo fa, l’incarico si consolida come svolgimento di mansioni superiori e il diritto alla paga maggiore diventa indiscutibile per tutto il periodo.

Le motivazioni: perché la Cassazione ha dato ragione al lavoratore

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente, annullando la decisione precedente. I giudici hanno spiegato che il contratto collettivo applicabile al lavoratore (CCNL Ministeri) prevedeva la “sostituzione” del dirigente assente, ma non la “reggenza” di un posto vacante. Questa omissione, secondo la Corte, è stata una scelta voluta dalle parti contrattuali per escludere la reggenza dai compiti ordinari di quel livello. Di conseguenza, l’incarico affidato al funzionario era a tutti gli effetti una reggenza mansioni superiori. Inoltre, l’Amministrazione non aveva mai provato di aver avviato una procedura per la copertura del posto vacante. La semplice intenzione di riorganizzare gli uffici non era una giustificazione sufficiente per negare al lavoratore il suo diritto.

Le conclusioni: il principio affermato dalla Corte

La sentenza si conclude con un risultato netto: il lavoratore ha vinto. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza sfavorevole e ha rinviato il caso alla Corte d’Appello, che dovrà ricalcolare quanto dovuto al dipendente, applicando il principio stabilito. Questo principio è chiaro: la reggenza di un ufficio dirigenziale vacante costituisce svolgimento di mansioni superiori e dà diritto al trattamento economico corrispondente, a meno che l’Amministrazione non attivi tempestivamente le procedure per la nomina di un nuovo titolare. La decisione rappresenta una vittoria importante per la tutela dei diritti dei dipendenti pubblici.

Che differenza c’è tra sostituire un dirigente assente e svolgere una reggenza?
La sostituzione avviene quando il dirigente è titolare dell’ufficio ma temporaneamente assente (es. per malattia). La reggenza si ha quando il posto è vacante, cioè senza un titolare, e richiede l’assegnazione di compiti superiori.

Svolgere una reggenza dà sempre diritto a una paga più alta?
No. Il diritto alla paga superiore matura solo se l’incarico riguarda un posto dirigenziale vacante e l’Amministrazione non avvia la procedura per coprirlo entro i termini di legge.

Un dipendente pubblico può rifiutare un incarico di reggenza?
Generalmente no, se l’incarico rientra nelle previsioni di legge e contrattuali. Tuttavia, ha il diritto di veder riconosciuti i propri diritti economici se svolge mansioni superiori.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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