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Retribuzione di risultato ai funzionari: beffa per i dirigenti

Alcuni dirigenti di ruolo di un ente pubblico hanno fatto causa al datore di lavoro lamentando una decurtazione della propria retribuzione di risultato. L’ente pubblico aveva attinto al fondo comune della dirigenza per remunerare anche i funzionari privi di qualifica dirigenziale, ma incaricati temporaneamente della reggenza di uffici vacanti. I dirigenti contestavano la legittimità di tale ripartizione, sostenendo che il fondo spettasse solo al personale di ruolo. I giudici hanno respinto la domanda. Chi svolge mansioni dirigenziali superiori con pienezza di funzioni e responsabilità ha diritto alla retribuzione di risultato proporzionata all’attività svolta, attingendo al fondo previsto dalla contrattazione collettiva decentrata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 30816 Anno 2022
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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il conflitto sulla retribuzione di risultato nella dirigenza pubblica

La gestione delle risorse destinate ai compensi premiali crea spesso forti contrasti all’interno delle pubbliche amministrazioni. Alcuni dirigenti di ruolo hanno promosso un’azione giudiziaria contro il proprio ente pubblico per ottenere differenze economiche relative alla retribuzione di risultato. L’amministrazione aveva utilizzato il fondo destinato alla dirigenza per pagare anche funzionari non dirigenti incaricati di ricoprire posti vacanti. I dirigenti di ruolo ritenevano illegittima questa spartizione, sostenendo che le risorse contrattuali spettassero in via esclusiva a chi possedeva formalmente la qualifica dirigenziale.

Lo svolgimento di fatto di funzioni direttive superiori

Negli uffici pubblici capita di frequente che dipendenti con mansioni ordinarie assumano la reggenza di posizioni dirigenziali scoperte. Quando la copertura temporanea supera i tempi ordinari e manca un celere concorso per il titolare, la situazione cessa di essere una mera sostituzione provvisoria. Il funzionario incaricato si trova a gestire poteri decisionali pieni, sopportando oneri e responsabilità identici a quelli del dirigente di ruolo. La legge e la Costituzione impongono di garantire una paga proporzionata alla qualità e quantità del lavoro effettivamente prestato.

La legittimità dei compensi e la contrattazione decentrata

La contrattazione collettiva decentrata regola in dettaglio la ripartizione del fondo economico stanziato per il personale direttivo. Gli accordi sindacali periodici hanno stabilito l’estensione del trattamento economico accessorio anche a chi svolge compiti direttivi di fatto. Il datore di lavoro pubblico non ha agito con decisioni unilaterali arbitrarie, ma ha applicato precisi accordi collettivi sottoscritti con le organizzazioni sindacali rappresentative. Di conseguenza, il fondo premiale deve remunerare tutte le posizioni di vertice concretamente coperte nell’organizzazione lavorativa.

Le motivazioni dei giudici sulla retribuzione di risultato

I giudici di legittimità hanno confermato la piena validità della ripartizione operata dall’ente pubblico. Il principio di adeguatezza della retribuzione tutela l’attività concretamente svolta dal lavoratore rispetto alle mere qualifiche formali. Chi assume mansioni dirigenziali con pienezza di poteri e responsabilità matura il diritto a percepire l’intero trattamento economico accessorio, inclusa l’indennità legata agli obiettivi raggiunti. La presenza di funzionari incaricati in via provvisoria non viola i diritti contrattuali dei dirigenti di ruolo, poiché le risorse del fondo rimangono parametrate complessivamente al numero delle funzioni direttive effettivamente remunerate.

Le conclusioni della Corte sulla retribuzione di risultato

La Suprema Corte ha respinto definitivamente il ricorso presentato dai dirigenti di ruolo, condannandoli al pagamento delle spese legali. La decisione consolida l’orientamento secondo cui il principio di parità retributiva tutela la prestazione concreta svolta dal dipendente. I funzionari che assumono responsabilità dirigenziali per lunghi periodi hanno diritto ai medesimi compensi previsti per la qualifica superiore. L’ente pubblico può quindi utilizzare legittimamente le risorse del fondo comune per erogare il giusto compenso a chiunque abbia realmente guidato gli uffici e raggiunto gli obiettivi prefissati.

Un funzionario pubblico incaricato di mansioni dirigenziali ha diritto ai compensi accessori?
Sì, il lavoratore che svolge mansioni dirigenziali superiori con pienezza di funzioni e responsabilità ha diritto sia all’indennità di posizione sia a quella di risultato.

L’ente pubblico può attingere al fondo dirigenziale per pagare i dipendenti non dirigenti?
Sì, gli accordi sindacali decentrati possono prevedere l’utilizzo del fondo della dirigenza per remunerare chi ricopre concretamente ruoli direttivi vacanti.

La qualifica formale prevale sulle mansioni effettivamente svolte per i compensi?
No, secondo la Costituzione il trattamento economico deve sempre corrispondere alla quantità e qualità delle mansioni concretamente svolte nell’ufficio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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