Ricorso in Cassazione: La Copia della Sentenza Deve Essere Conforme, Pena l’Improcedibilità
Presentare un ricorso in cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, un passaggio delicato dove la forma è sostanza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 33674/2023, ce lo ricorda con fermezza: il mancato deposito di una copia autentica della sentenza impugnata, completa dell’attestazione di pubblicazione della cancelleria, conduce a una sola conclusione: l’improcedibilità. Analizziamo questo caso per capire l’importanza dei requisiti formali.
I Fatti di Causa: Un Pignoramento Conteso
La vicenda trae origine da una procedura esecutiva. Un creditore aveva pignorato i crediti che una società di autotrasporti vantava nei confronti di un istituto bancario. La banca, in qualità di terzo pignorato, aveva confermato l’esistenza del debito, precisando però che le somme erano già vincolate da un sequestro disposto in un procedimento penale.
Nonostante ciò, il giudice dell’esecuzione aveva assegnato una parte delle somme al creditore. La banca, che nel frattempo aveva versato i fondi al Fondo Unico Giustizia in ottemperanza all’ordine penale, proponeva opposizione agli atti esecutivi contro il provvedimento di assegnazione. L’opposizione veniva rigettata dal Tribunale, spingendo l’istituto di credito a presentare ricorso per cassazione.
Il Vizio Formale: Una Dimenticanza Fatale nel ricorso in cassazione
Arrivato dinanzi alla Suprema Corte, il ricorso in cassazione dell’istituto di credito si è scontrato con un ostacolo puramente procedurale, ma insormontabile. La banca aveva depositato telematicamente una copia informatica della sentenza impugnata, ma questo documento era privo di un elemento cruciale: l’attestazione della cancelleria relativa alla data e al numero di pubblicazione del provvedimento.
Questo dettaglio, apparentemente minore, si è rivelato fatale. La Corte ha infatti dichiarato il ricorso improcedibile, senza nemmeno entrare nel merito delle questioni sollevate.
Le Motivazioni della Suprema Corte: La Regola dell’Art. 369 c.p.c.
La decisione della Corte si fonda su un principio consolidato e rigoroso, sancito dall’art. 369 del codice di procedura civile. Questa norma stabilisce che, a pena di improcedibilità, insieme al ricorso deve essere depositata una copia autentica della sentenza impugnata.
Il Valore dell’Attestazione di Pubblicazione
La Corte ha chiarito che, per le sentenze redatte in formato digitale e depositate telematicamente, la “pubblicazione” non coincide con la data della decisione, ma con il momento in cui il sistema informatico, tramite il cancelliere, attribuisce al provvedimento un numero identificativo e una data. È solo da quel momento che la sentenza diventa “ostensibile agli interessati” e acquista esistenza giuridica.
L’attestazione di pubblicazione della cancelleria è, quindi, l’unica prova che permette alla Corte di Cassazione di:
- Verificare l’esistenza giuridica della sentenza impugnata.
- Identificarla con certezza attraverso il suo numero e la sua data.
- Controllare la tempestività del ricorso.
Senza questi dati, la Corte non può procedere all’esame del merito.
Limiti al Potere di Attestazione del Difensore
La Suprema Corte ha inoltre precisato che il potere del difensore di attestare la conformità delle copie estratte dal fascicolo informatico non si estende alla certificazione della data e del numero di pubblicazione. Questa è una competenza amministrativa esclusiva della cancelleria. Pertanto, la semplice attestazione di conformità apposta dall’avvocato sulla copia digitale non è sufficiente a soddisfare il requisito di cui all’art. 369 c.p.c.
Le Conclusioni: La Sconfitta della Forma sulla Sostanza
L’ordinanza in esame rappresenta un monito importante per tutti gli operatori del diritto. Nel giudizio di cassazione, la precisione formale non è un mero cavillo, ma un presupposto essenziale per la validità dell’azione. La produzione di una copia della sentenza impugnata priva dei dati di pubblicazione ufficiali rende impossibile per la Corte svolgere le verifiche preliminari di ammissibilità. Di conseguenza, il ricorso viene dichiarato improcedibile, impedendo di fatto che le ragioni di merito vengano discusse. Una lezione severa su come un errore procedurale possa vanificare un intero percorso giudiziario.
Perché il ricorso in Cassazione è stato dichiarato improcedibile?
Il ricorso è stato dichiarato improcedibile perché la società ricorrente ha depositato una copia della sentenza impugnata priva dell’attestazione ufficiale di pubblicazione della cancelleria, che include la data e il numero identificativo del provvedimento.
È sufficiente depositare una copia della sentenza estratta dal fascicolo telematico e attestata conforme dall’avvocato?
No. Secondo la Corte di Cassazione, ai fini della procedibilità del ricorso, l’attestazione di conformità del difensore non può sostituire l’attestazione di pubblicazione della cancelleria. Quest’ultima è l’unica a certificare l’esistenza giuridica della sentenza, la sua data e il numero identificativo, adempimenti che esulano dai poteri di certificazione dell’avvocato.
Qual è la conseguenza della mancanza dell’attestazione di pubblicazione sulla copia della sentenza depositata?
La mancanza di tale attestazione impedisce alla Corte di Cassazione di verificare con certezza se e quando il provvedimento impugnato sia venuto a esistenza, quale sia il suo numero identificativo e, di conseguenza, se il ricorso sia stato presentato tempestivamente. Tale carenza rende il ricorso improcedibile.