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Infiltrazioni d’acqua: chi è il responsabile?

La Corte d’Appello ha confermato l’esonero da responsabilità di un ex proprietario per infiltrazioni d’acqua causate da tubazioni di un immobile mai posseduto. La decisione chiarisce il concetto di custodia e le sanzioni per la mancata partecipazione alla mediazione obbligatoria.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI GENOVA N. 293 2026 - N. R.G. 00000741 2025 DEPOSITO MINUTA 18 03 2026 PUBBLICAZIONE 19 03 2026
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Infiltrazioni d’acqua: chi è il responsabile?

Quando si verificano infiltrazioni d’acqua all’interno di un condominio, individuare il corretto responsabile non è sempre immediato, specialmente se i danni derivano da lavori di ristrutturazione passati o da unità immobiliari oggetto di frazionamento. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Genova ha affrontato un caso complesso riguardante la responsabilità da custodia e le conseguenze procedurali della chiamata in causa di terzi.

Il caso delle infiltrazioni d’acqua in condominio

La vicenda nasce dal danneggiamento di un appartamento causato dalla fuoriuscita di acqua da tubazioni verticali prive di tappo, situate in un’unità adiacente. L’attrice aveva citato in giudizio la precedente proprietaria di una porzione dell’immobile, ritenendola responsabile dei danni. Tuttavia, le indagini tecniche hanno rivelato che la perdita proveniva da un interno che la convenuta non aveva mai posseduto e che i lavori che avevano causato il difetto erano stati commissionati da soggetti terzi prima che lei acquistasse la propria quota.

In primo grado, il Tribunale ha rigettato la domanda, sottolineando che la convenuta non poteva essere considerata custode dell’impianto difettoso al momento del danno. Inoltre, la convenuta era stata condannata a rifondere le spese legali alla propria assicurazione e a pagare una sanzione pecuniaria per non aver partecipato alla mediazione obbligatoria.

La decisione della Corte d’Appello

I giudici di secondo grado hanno confermato gran parte della decisione precedente, ribadendo un principio fondamentale: la responsabilità per le infiltrazioni d’acqua basata sulla custodia (Art. 2051 c.c.) richiede che il soggetto abbia un potere effettivo di controllo sulla cosa che causa il danno. Se il danno deriva da un bene mai posseduto o da condotte di terzi non controllabili, la richiesta risarcitoria non può essere accolta.

La Corte ha però riformato la sentenza per quanto riguarda le spese dell’assicurazione. Secondo la giurisprudenza, se la chiamata in garanzia è giustificata dalla natura della pretesa dell’attore, le spese del terzo chiamato devono ricadere sull’attore soccombente e non sulla parte che lo ha correttamente citato per tutelarsi.

Infiltrazioni d’acqua: le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra responsabilità del custode e responsabilità dell’appaltatore. I giudici hanno chiarito che il committente di lavori non risponde automaticamente dei danni causati dall’appaltatore, a meno che non venga provata una specifica colpa nella scelta dell’impresa o un’interferenza tale da ridurre l’impresa a semplice esecutore materiale (nudo minister). Nel caso specifico, non è stata fornita prova che la convenuta avesse poteri di intervento o che avesse commissionato direttamente l’intervento difettoso.

In merito alla mediazione, la Corte ha confermato la sanzione. Anche se una parte è convinta di avere ragione nel merito, non può sottrarsi al tentativo di conciliazione. La partecipazione è un dovere procedurale volto a deflazionare il carico giudiziario; la sua violazione senza giustificato motivo (che deve essere oggettivo e assoluto) comporta sempre la condanna al pagamento di una somma pari al contributo unificato.

Infiltrazioni d’acqua: le conclusioni

Le conclusioni tratte dal provvedimento sottolineano l’importanza di una corretta individuazione della legittimazione passiva prima di avviare un contenzioso per infiltrazioni d’acqua. La mera vicinanza immobiliare non costituisce prova di custodia. Inoltre, emerge chiaramente il rischio processuale legato alla gestione della fase stragiudiziale: disertare la mediazione è una strategia che può costare caro, indipendentemente dall’esito finale della causa nel merito. Infine, la decisione protegge il diritto dell’assicurato di chiamare in causa la propria compagnia senza temere ritorsioni economiche sulle spese legali, purché la chiamata non sia manifestamente infondata.

Chi è responsabile per le infiltrazioni se l’immobile è stato venduto?
La responsabilità ricade sul soggetto che ha l’effettiva custodia e il controllo dell’impianto al momento del danno, a meno che non si provi una colpa specifica del precedente proprietario nella realizzazione di lavori difettosi.

Cosa rischia chi non partecipa alla mediazione obbligatoria?
La parte costituita che non partecipa al procedimento senza giustificato motivo è condannata dal giudice al pagamento di una sanzione pecuniaria pari al contributo unificato dovuto per il giudizio.

Chi paga le spese legali dell’assicurazione chiamata in causa?
In caso di rigetto della domanda principale, le spese del terzo chiamato in garanzia sono solitamente a carico dell’attore soccombente che ha provocato la necessità della difesa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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