\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Giurisdizione internazionale: la Cassazione sposta la competenza nel Regno Unito

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha affrontato un caso di **giurisdizione internazionale** in una controversia tra un’azienda italiana e una del Regno Unito. L’azienda italiana aveva chiesto un decreto ingiuntivo per fatture non pagate relative a beni venduti con clausola “franco fabbrica” (ex works) e destinati al Regno Unito. L’acquirente ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano, sostenendo la competenza del Regno Unito. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la clausola “ex works” inserita unilateralmente nelle fatture non è sufficiente a derogare al criterio generale della giurisdizione, che si radica nel luogo di effettiva consegna finale della merce. Di conseguenza, il giudice italiano non aveva giurisdizione e il decreto ingiuntivo è stato revocato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. U Num. 20633 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Civile

La Giurisdizione Internazionale nelle Vendite Transfrontaliere

Nel mondo globalizzato di oggi, le transazioni commerciali tra aziende di paesi diversi sono all’ordine del giorno. Tuttavia, quando sorgono controversie, una delle prime e più cruciali domande è: quale giudice ha il potere di decidere la causa? Questa è la questione della giurisdizione internazionale, un tema complesso che la Corte di Cassazione ha recentemente chiarito in un caso specifico, fornendo indicazioni importanti per tutte le aziende che operano oltre confine.

Il Contratto di Vendita e la Contesa sulla Giurisdizione

Immaginate un’azienda italiana che vende beni a un’azienda con sede nel Regno Unito. I beni vengono prelevati direttamente dalla fabbrica italiana da un vettore incaricato dall’acquirente, per essere poi trasportati e consegnati nel Regno Unito. Quando l’acquirente non paga le fatture, il venditore italiano si rivolge al Tribunale di Treviso per ottenere un decreto ingiuntivo (un ordine di pagamento rapido). L’acquirente, però, si oppone, sostenendo che il giudice italiano non ha il potere di decidere la causa, perché la giurisdizione internazionale spetterebbe al Regno Unito, luogo di destinazione finale della merce.

Cos’è la Clausola “Ex Works” e la Giurisdizione Internazionale

Nel contratto di vendita, il venditore italiano aveva indicato la clausola “franco fabbrica” o “ex works”. Questa clausola è un Incoterm (termini commerciali internazionali) che stabilisce che il venditore ha adempiuto al suo obbligo di consegna quando mette la merce a disposizione presso la propria sede. Da quel momento, tutti i costi e i rischi del trasporto passano all’acquirente. La questione chiave era se l’inserimento di questa clausola potesse spostare la giurisdizione internazionale dal luogo di destinazione finale della merce a quello di partenza.

La Corte di Cassazione e la Giurisdizione Internazionale

La Corte di Cassazione, riunita a Sezioni Unite per risolvere il conflitto di giurisdizione, ha esaminato attentamente il caso. Ha applicato il Regolamento UE n. 1215/2012, che disciplina la competenza giurisdizionale e il riconoscimento delle decisioni in materia civile e commerciale all’interno dell’Unione Europea (e, per il Regno Unito, in base ad accordi specifici post-Brexit). La Corte ha dovuto stabilire se il luogo di consegna, determinante per la giurisdizione internazionale, fosse quello di partenza (la fabbrica italiana) o quello di destinazione finale (il Regno Unito).

Le motivazioni: perché la giurisdizione internazionale era del Regno Unito

La Cassazione ha chiarito che, per determinare la giurisdizione internazionale in una vendita di beni, il criterio principale è il luogo in cui l’acquirente ottiene il potere di disporre effettivamente della merce. La clausola “ex works”, se inserita unilateralmente nelle fatture dal venditore, non basta a modificare questo criterio generale. Per derogare a tale regola, sarebbe stato necessario un accordo chiaro e univoco tra le parti sul luogo di consegna. Nel caso specifico, tale accordo non esisteva. La clausola “ex works” serve principalmente a definire il passaggio dei rischi e dei costi del trasporto, non a stabilire la giurisdizione. Poiché la destinazione finale della merce era il Regno Unito, e lì l’acquirente ne avrebbe avuto la piena disponibilità, la Corte ha concluso che la giurisdizione internazionale spettava ai giudici del Regno Unito.

Le conclusioni: l’esito della controversia sulla giurisdizione internazionale

L’esito della sentenza è stato chiaro: la Corte di Cassazione ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano. Questo significa che il Tribunale di Treviso non aveva il potere di decidere la controversia. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo emesso in Italia è stato revocato e dichiarato nullo. L’azienda italiana, che aveva avviato la procedura, è stata condannata a pagare le spese legali all’azienda del Regno Unito. Questa decisione sottolinea l’importanza di definire con precisione la giurisdizione internazionale nei contratti commerciali transfrontalieri per evitare spiacevoli sorprese e lunghe controversie.

Cos’è la clausola “ex works” e come influisce sulla giurisdizione internazionale?
La clausola “ex works” (franco fabbrica) indica che il venditore mette la merce a disposizione presso la propria sede, e l’acquirente si assume costi e rischi dal ritiro. La Corte di Cassazione ha stabilito che, se inserita unilateralmente, non basta a spostare la giurisdizione internazionale dal luogo di destinazione finale della merce.

Come si determina la giurisdizione internazionale in una vendita di beni secondo la Cassazione?
La giurisdizione internazionale si determina principalmente in base al luogo dove l’acquirente ottiene il potere di disporre effettivamente della merce, cioè il luogo di consegna finale. Per derogare a questo criterio, è necessario un accordo esplicito e univoco tra le parti.

Cosa succede se un giudice italiano non ha giurisdizione internazionale in un caso?
Se un giudice italiano non ha giurisdizione internazionale, non può decidere la controversia. Eventuali provvedimenti già emessi, come un decreto ingiuntivo, vengono revocati e dichiarati nulli. La parte che ha avviato la causa in Italia può essere condannata a pagare le spese legali.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati