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Diritto Fallimentare

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IVA Appalti Pubblici: la Cassazione chiarisce
In una complessa vicenda legale originata da un contratto pubblico del 1988 e segnata dal fallimento della ditta appaltatrice, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società cessionaria del credito. La Corte ha stabilito due principi fondamentali in materia di IVA Appalti Pubblici: 1) l'aliquota IVA applicabile è quella in vigore al momento dell'esecuzione dei lavori (fatto generatore) e non quella vigente al successivo momento del pagamento; 2) ha negato l'applicazione di tassi di interesse speciali previsti per gli appalti di opere pubbliche, qualificando il rapporto come concessione di costruzione, a cui tali norme non si estendono.
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Liquidazione giudiziale: si apre anche con credito conteso
Una società cessionaria di un credito milionario ha richiesto la liquidazione giudiziale di un'impresa alberghiera. Quest'ultima contestava il debito, sostenendo fosse una donazione. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta, ritenendo sufficienti le prove per un accertamento incidentale del credito e ha dichiarato lo stato di insolvenza della società, incapace di far fronte a un'esposizione debitoria così ingente e non riportata negli ultimi bilanci.
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Compenso commissario giudiziale: guida alla liquidazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di liquidazione di un compenso commissario giudiziale, ritenendolo sproporzionato rispetto all'attività effettivamente svolta in una procedura interrotta dopo soli due mesi. La sentenza stabilisce che il compenso deve essere proporzionale all'opera prestata e che il provvedimento del tribunale deve contenere una motivazione analitica e non stereotipata, pena la sua nullità.
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Supersocietà di fatto: la Cassazione e il fallimento
La Cassazione conferma il fallimento esteso al socio di una Srl, ritenendo provata l'esistenza di una supersocietà di fatto sulla base di nuovi elementi. Viene escluso il principio del ne bis in idem rispetto a una precedente decisione di revoca, poiché il rigetto di un'istanza di fallimento non crea un giudicato tombale.
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Termine concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8365/2025, ha rigettato il ricorso di una holding, confermando la dichiarazione di fallimento. La Corte ha stabilito che il termine concordato preventivo per integrare la proposta è perentorio e non prorogabile, rendendo inammissibili i documenti depositati tardivamente. Inoltre, ha chiarito che l'attività di una holding, se finalizzata alla mera dismissione delle partecipazioni, non configura una continuità aziendale ma un concordato liquidatorio, con requisiti più stringenti.
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Recupero aiuti di Stato: chi può agire in giudizio?
La Cassazione ha stabilito che il Commissario Straordinario per il recupero aiuti di Stato non ha legittimazione ad agire in giudizio per l'ammissione al passivo fallimentare. Tale potere spetta all'Agente della Riscossione o all'ente creditore. Il ricorso del Commissario è stato rigettato per carenza di legittimazione attiva.
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Fideiussione confidi minori: valida anche per debiti
La Cassazione chiarisce la validità della fideiussione confidi minori. Annullato il decreto che negava un credito all'Ente di Riscossione, stabilendo che anche i confidi non vigilati possono prestare garanzie per debiti tributari, poiché tale attività non è riservata in via esclusiva agli intermediari finanziari vigilati.
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Fideiussione confidi minori: valida per debiti fiscali
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della fideiussione confidi minori emessa a garanzia di debiti fiscali. L'ordinanza ribalta la decisione di un tribunale territoriale che aveva dichiarato nulla la garanzia, affermando che tale attività non è riservata ai soli intermediari finanziari vigilati. La pronuncia si allinea a un precedente fondamentale delle Sezioni Unite, chiarendo che i consorzi di garanzia fidi minori possono legittimamente rilasciare fideiussioni per crediti non bancari.
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Pagamenti piano di rientro: revocatoria e termini d’uso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8384/2025, ha chiarito che i pagamenti effettuati da un'azienda poi finita in amministrazione straordinaria, sulla base di un piano di rientro per debiti pregressi, sono soggetti ad azione revocatoria. Tali pagamenti non rientrano nell'esenzione prevista per le operazioni nei 'termini d'uso', poiché non sono corrispettivi di forniture correnti ma mirano a sanare un'insolvenza già manifestata. Viene inoltre precisato che il termine di prescrizione per l'azione, in questo contesto, è di cinque anni e decorre dall'approvazione del programma di cessione aziendale.
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Notifica ricorso cassazione: l’avviso di ricevimento
Una società turistica ha visto il suo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile. La causa era un difetto nella notifica del ricorso cassazione: la mancata produzione dell'avviso di ricevimento, prova essenziale della consegna dell'atto alla controparte fallita. La Suprema Corte ha ribadito che senza tale prova, la notifica si considera legalmente inesistente, impedendo l'esame del merito della controversia, che verteva su una presunta somministrazione fraudolenta di manodopera.
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Estinzione Giudizio: rinuncia e accettazione
Un consorzio, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro una società in fallimento, ha successivamente rinunciato all'azione legale. La società ha accettato la rinuncia e le parti hanno concordato sulla compensazione delle spese. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiudendo definitivamente il caso.
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Notifica ricorso cassazione: l’avviso di ricevimento
Una società ha presentato ricorso in Cassazione in una causa relativa all'ammissione di un credito in un fallimento, ma non ha depositato la prova della notifica all'altra parte. La Corte Suprema ha stabilito che la mancata produzione dell'avviso di ricevimento rende la notifica del ricorso in cassazione materialmente inesistente, non semplicemente nulla. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile per un vizio procedurale insanabile.
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Notifica ricorso cassazione: l’errore che costa caro
Una società turistica ha visto il suo ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile a causa di un vizio procedurale. La Corte ha stabilito che la mancata produzione dell'avviso di ricevimento, prova essenziale del perfezionamento della notifica ricorso cassazione all'avversario, equivale a un'inesistenza giuridica della notifica stessa, un errore insanabile che preclude l'esame del merito della controversia.
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Notifica ricorso Cassazione: l’avviso di ricevimento
Una società propone ricorso in Cassazione ma non deposita l'avviso di ricevimento della notifica all'avversario. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che la mancata prova della consegna non comporta la semplice nullità, ma l'inesistenza materiale della notifica ricorso Cassazione, vizio insanabile che impedisce l'esame del merito.
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Credito prededucibile: sì anche senza concordato aperto
Una società di servizi ha ottenuto il riconoscimento del suo credito come prededucibile nei confronti di un'impresa in amministrazione straordinaria. Il credito era sorto nel periodo successivo alla presentazione di una domanda di concordato preventivo "con riserva" da parte dell'impresa, ma prima dell'effettiva apertura della procedura, che di fatto non è mai avvenuta. L'impresa debitrice ha contestato la prededuzione, sostenendo la mancanza di un nesso funzionale con una procedura mai iniziata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il credito prededucibile previsto dall'art. 161, comma 7, della Legge Fallimentare ha natura "legale" e non "funzionale". La sua finalità è tutelare la continuità aziendale, garantendo i fornitori che continuano a operare con l'impresa in crisi, a prescindere dall'esito della domanda di concordato.
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Notifica Ricorso Cassazione: l’avviso è cruciale
Una società ha visto il proprio ricorso in Cassazione dichiarato inammissibile per un vizio di procedura. La Corte ha stabilito che la mancata produzione dell'avviso di ricevimento relativo alla notifica ricorso Cassazione a mezzo posta non costituisce una mera nullità sanabile, bensì l'inesistenza giuridica della notifica stessa, impedendo l'esame del merito.
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Bilanci inattendibili e onere della prova fallimento
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni dichiarata fallita. La Corte ha stabilito che la presenza di bilanci inattendibili, desunta da plurimi indizi come il deposito tardivo e contemporaneo di più esercizi e le discrepanze con i dati fiscali, fa ricadere sull'imprenditore l'onere di dimostrare la propria solvibilità. La semplice produzione di documentazione contabile, senza specificarne la decisività, non è sufficiente a superare la presunzione di insolvenza.
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Prova degli interessi: la Cassazione chiarisce
Un'agenzia finanziatrice si opponeva al rigetto della sua richiesta di interessi di mora da parte del Tribunale, che riteneva insufficiente la prova del credito. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la prova degli interessi era stata adeguatamente fornita. La clausola contrattuale che rinviava a un tasso esterno (pubblicato su un sito web istituzionale) era valida e sufficiente, poiché il tasso era oggettivamente determinabile. Il creditore aveva inoltre prodotto documenti a supporto, non specificamente contestati, che il giudice di merito avrebbe dovuto utilizzare per calcolare il dovuto, invece di rigettare la domanda.
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Termini impugnazione fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia fallimentare perché notificato oltre i termini di legge. La questione centrale riguarda il calcolo dei termini di impugnazione del fallimento, tenendo conto del periodo di sospensione processuale introdotto per l'emergenza COVID-19. Nonostante la sospensione, il ricorso è risultato tardivo, rendendo assorbente questo vizio procedurale rispetto a ogni altra questione di merito relativa alla proposta di concordato preventivo.
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Inopponibilità scrittura privata: il curatore è terzo
La Corte d'Appello di Roma ha confermato l'inopponibilità di una scrittura privata di riduzione del canone d'affitto al fallimento del locatore. La decisione si fonda sulla qualifica del curatore fallimentare come terzo rispetto agli atti del fallito. Di conseguenza, l'accordo, per essere efficace nei confronti della massa dei creditori, necessitava di una data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, onere probatorio non assolto dalla società affittuaria.
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