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Diritto Fallimentare

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Eccezioni opponibili al factor: il caso Cassazione
Un'impresa committente ha sospeso il pagamento a una società di factoring a causa dell'inadempimento del creditore originale, che non aveva fornito una polizza assicurativa decennale obbligatoria. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di una delle eccezioni opponibili al factor, in quanto legata alla corretta esecuzione del contratto originario e quindi all'esigibilità del credito. La sentenza chiarisce inoltre le regole sui pagamenti ai subappaltatori quando l'appaltatore entra in amministrazione straordinaria.
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Cessione dei crediti: il patto di non cedibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante una cessione dei crediti. Il caso verteva sull'opponibilità a un terzo acquirente di un patto di incedibilità del credito. La Corte ha ribadito che, per essere valido, il terzo deve essere a conoscenza del patto, e ha sanzionato il ricorrente per aver presentato un ricorso non autosufficiente, confermando la decisione dei giudici di merito a favore della banca cessionaria.
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Revocatoria fallimentare: no al factoring anomalo
Una società finanziaria ha impugnato una decisione che assoggettava a revocatoria fallimentare i pagamenti ricevuti da un'impresa poi finita in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che gli accordi, pur denominati cessione di crediti, costituivano un mezzo anomalo di pagamento e non un genuino contratto di factoring. La Suprema Corte ha stabilito che la qualificazione del contratto dipende dalla reale volontà delle parti e non dalla mera forma, e che l'interpretazione del giudice di merito sui fatti non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi logici non riscontrati nel caso di specie.
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Inammissibilità del ricorso: le rationes decidendi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un creditore. La decisione della Corte d'Appello si fondava su tre distinte e autonome motivazioni (rationes decidendi). Il ricorrente, tuttavia, ne ha contestata solo una, rendendo l'impugnazione inefficace, poiché le altre motivazioni, non contestate, erano sufficienti a sorreggere da sole la sentenza impugnata. Di conseguenza, la Corte ha confermato il principio per cui l'omessa impugnazione di una delle rationes decidendi comporta l'inammissibilità del ricorso.
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Compenso curatore fallimentare: il contraddittorio
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che liquidava il compenso del curatore fallimentare perché il precedente professionista, succeduto nell'incarico, non era stato convocato per partecipare al procedimento. Questa omissione costituisce una violazione del principio del contraddittorio, un vizio procedurale che rende nullo il provvedimento. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova decisione che assicuri la partecipazione di tutte le parti interessate.
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Compenso professionista fallimento: sì alle tariffe
Un professionista, incaricato dal curatore di un fallimento di agire contro un sequestro conservativo tributario, si è visto liquidare un compenso minimo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il compenso del professionista nel fallimento deve essere calcolato secondo le tariffe professionali e non a tempo (a vacazione), poiché la sua attività costituisce una prestazione d'opera professionale e non un mero ausilio al giudice.
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Compenso commissario giudiziale: criterio unificato
Una società ha impugnato la liquidazione del compenso del commissario giudiziale in un concordato preventivo interrotto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un criterio unificato per il calcolo del compenso commissario giudiziale, basandolo sull'attivo inventariato a prescindere dalla natura del piano (continuità o liquidazione), al fine di eliminare irragionevoli disparità di trattamento.
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Ammissione al passivo del fideiussore: la Cassazione
Un istituto di credito si è visto negare l'ammissione al passivo del fideiussore fallito. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il creditore di un fideiussore fallito ha pieno diritto di partecipare al concorso, a differenza del creditore garantito da ipoteca su bene di un terzo. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra garanzie personali e reali nelle procedure concorsuali e l'ammissione al passivo del fideiussore.
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Opposizione stato passivo: quando la domanda è nuova?
Una società creditrice ha proposto opposizione allo stato passivo di un fallimento, chiedendo la restituzione di somme versate in base a un contratto di subaffitto d'azienda ritenuto nullo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La domanda basata sulla nullità è stata considerata 'nuova' e quindi inammissibile rispetto a quella originaria fondata sulla risoluzione per inadempimento. Inoltre, la valutazione sull'esistenza del contratto locativo originario è un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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IMU amministrazione straordinaria: si cambia rotta?
Una società in amministrazione straordinaria ha impugnato un avviso di accertamento IMU. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione per rimettere la causa a una pubblica udienza. L'obiettivo è approfondire se il regime agevolativo del pagamento dell'IMU, previsto per fallimento e liquidazione coatta, possa essere esteso anche alla fase liquidatoria dell'amministrazione straordinaria. Questa mossa segnala un possibile cambio di orientamento rispetto alla giurisprudenza consolidata, che finora ha sempre negato tale estensione.
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Errore di fatto: quando è inammissibile la revocazione
Una società di costruzioni ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto riguardo alla prova di insolvenza di una 'supersocietà'. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che una non corretta valutazione delle prove non costituisce l'errore di fatto richiesto dalla legge per la revocazione, il quale deve riguardare una percezione errata di un fatto processuale incontestabile e non l'interpretazione del giudice.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: quando non si può?
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso proposto da un debitore contro il decreto che revocava l'apertura della procedura di liquidazione del patrimonio. La decisione del tribunale, basata su un vizio di ammissibilità della domanda (omissione di un debito), è stata ritenuta priva dei caratteri di decisorietà e definitività, necessari per l'accesso in Cassazione, poiché non impedisce al debitore di ripresentare una nuova istanza corretta. L'analisi sottolinea l'importanza dei requisiti procedurali per l'impugnazione.
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Domanda tardiva liquidazione: è inammissibile?
Una società creditrice ha presentato una domanda di partecipazione alla procedura di liquidazione del patrimonio di un debitore oltre il termine fissato dal liquidatore. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta, stabilendo che la disciplina sul sovraindebitamento (L. 3/2012) non consente la presentazione di una domanda tardiva liquidazione, a differenza di quanto previsto in ambito fallimentare. Il termine, pur non essendo definito 'perentorio' dalla legge, ha una funzione preclusiva che comporta la decadenza dal diritto per il creditore ritardatario.
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Termine liquidazione patrimonio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per presentare la domanda di partecipazione nella procedura di liquidazione del patrimonio del sovraindebitato è perentorio. Un creditore aveva presentato la sua domanda oltre la scadenza fissata dal liquidatore, e il Tribunale l'aveva dichiarata inammissibile. La Suprema Corte ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del creditore. La motivazione si basa sulla necessità di garantire celerità e semplicità alla procedura, come voluto dal legislatore. Il mancato rispetto del termine per la liquidazione del patrimonio preclude la partecipazione, a meno che il creditore non dimostri che il ritardo sia dovuto a una causa non imputabile, chiedendo la remissione in termini.
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Specificità del ricorso: Cassazione inammissibile
Una controversia nata dalla risoluzione di un contratto d'appalto arriva in Cassazione. Sia il ricorso principale che quello incidentale vengono dichiarati inammissibili per violazione del principio di specificità del ricorso. La Corte Suprema ribadisce che i motivi devono essere esposti in modo chiaro e preciso, indicando le norme violate e le parti della sentenza impugnata in contrasto con esse, senza limitarsi a censure generiche.
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Bancarotta fraudolenta: la Cassazione sul dolo specifico
La Corte di Cassazione annulla con rinvio una condanna per bancarotta fraudolenta documentale, sottolineando che la semplice omissione delle scritture contabili non è sufficiente a provare il reato. È necessario dimostrare il dolo specifico, ovvero l'intenzione di arrecare pregiudizio ai creditori o di ottenere un ingiusto profitto. La sentenza critica la Corte d'Appello per una motivazione apparente e confusa, che non ha distinto correttamente tra la bancarotta fraudolenta e quella semplice documentale.
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Prededuzione credito: non si trasferisce con la cessione
Il credito di un fornitore, sorto durante la procedura di concordato preventivo di una società, è stato richiesto in prededuzione nel successivo fallimento dell'azienda acquirente. La Corte di Cassazione ha negato la prededuzione del credito, chiarendo che si tratta di un attributo procedurale legato a una specifica procedura concorsuale e non si trasferisce automaticamente con il debito in caso di cessione d'azienda, mancando il nesso funzionale con la nuova procedura.
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Società di fatto: la Cassazione sulla scissione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riconosceva l'esistenza di una società di fatto tra due S.r.l. formalmente distinte ma operativamente unite. Di conseguenza, ha ritenuto legittima l'azione revocatoria promossa dal fallimento di una delle due società contro un'operazione di scissione. Tale operazione, pur compiuta formalmente da una sola entità, è stata considerata un atto dispositivo della società di fatto, volto a sottrarre patrimonio immobiliare alla garanzia dei creditori dell'intero gruppo.
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Fondo patrimoniale revocatoria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza che dichiarava inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale nei confronti dei creditori di una società fallita. La decisione chiarisce che per una azione di fondo patrimoniale revocatoria è sufficiente un credito anche solo litigioso, non ancora accertato con sentenza definitiva. Inoltre, ha ribadito che l'azione deve essere promossa contro entrambi i coniugi, in quanto litisconsorti necessari, anche se il debito appartiene a uno solo di essi.
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Pagamento debito sociale: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revoca di un pagamento di un debito sociale effettuato a favore di una banca. La Corte ha stabilito che, se il pagamento viene eseguito da un terzo (in questo caso, l'amministratore) con fondi propri, non si verifica un depauperamento del patrimonio della società fallita. Di conseguenza, manca il presupposto fondamentale per l'azione revocatoria, rendendo il pagamento del debito sociale legittimo e non attaccabile dai creditori.
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