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Diritto di Famiglia

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Addebito separazione: l’infedeltà causa la crisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19808/2023, ha rigettato il ricorso di un marito contro la sentenza che gli addebitava la separazione per violazione del dovere di fedeltà. La Corte ha stabilito che una relazione extraconiugale, prolungata e ostentata, costituisce una causa sufficiente per l'addebito separazione, anche a fronte di una precedente riconciliazione e di un'assoluzione in sede penale per altri fatti. La decisione sottolinea che l'infedeltà, se provata come causa diretta della rottura del matrimonio, giustifica l'attribuzione della colpa.
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Assegno di mantenimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19650/2023, ha rigettato il ricorso di una moglie che contestava la sentenza della Corte d'Appello di Perugia in una causa di separazione. La ricorrente lamentava l'errata individuazione del tribunale competente, vizi procedurali e un importo dell'assegno di mantenimento troppo basso (€200 mensili). La Suprema Corte ha confermato la decisione, stabilendo che la competenza si radica nell'ultima residenza comune dei coniugi e che la quantificazione dell'assegno era corretta, tenuto conto della breve durata del matrimonio e della capacità lavorativa della donna, pur con un reddito difficilmente quantificabile.
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Assegno mantenimento: decorrenza dalla sentenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19625/2023, ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'assegno di mantenimento per i figli in caso di separazione. Il ricorso di un padre, che chiedeva la retroattività della riduzione dell'assegno, è stato respinto. La Corte ha chiarito che l'importo fissato nella sentenza definitiva decorre dalla data della stessa e non ha effetto retroattivo, lasciando validi i provvedimenti provvisori emessi in precedenza.
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Assegno alimentare: diritto anche con addebito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19618/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di separazione. Pur confermando l'addebito della separazione a una moglie a causa della sua grave dipendenza dall'alcol, ha cassato la sentenza d'appello per non aver valutato la sua richiesta di assegno alimentare. La Corte ha chiarito che il diritto agli alimenti, a differenza del mantenimento, si fonda esclusivamente sullo stato di bisogno e non è precluso dalla colpa nella fine del matrimonio.
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Assegnazione casa coniugale: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19602/2023, ha confermato la revoca del provvedimento di assegnazione casa coniugale a una madre. La decisione si basa sull'accertata intenzione della donna di trasferirsi in un altro immobile, facendo venire meno il presupposto fondamentale della tutela dell'habitat domestico dei figli. La Corte ha chiarito che la valutazione di tale intenzione è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Addebito separazione: fede religiosa e nuove prove
La Cassazione riesamina un caso di addebito separazione. Il marito lamentava il cambio di fede religiosa della moglie e la sua negligenza nei doveri coniugali. La Corte accoglie il ricorso, sottolineando che i giudici devono valutare le nuove prove sull'indipendenza economica del figlio e verificare se il comportamento contestato sia la causa effettiva della crisi, non una mera conseguenza di una rottura preesistente.
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Ricorso ex art. 708 c.p.c.: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19375/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza della Corte d'Appello emessa in sede di reclamo. Il caso conferma che il ricorso ex art. 708 c.p.c. avverso provvedimenti provvisori in materia di famiglia non è impugnabile in Cassazione, poiché tali misure mancano del carattere della definitività richiesto dall'art. 111 della Costituzione.
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Assegno divorzile: la prova della non autosufficienza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19306/2023, ha annullato la decisione che concedeva un assegno divorzile a un'ex coniuge basandosi solo sulla sua ridotta capacità lavorativa. La Corte ha stabilito che per ottenere l'assegno con funzione assistenziale è necessaria una verifica completa e rigorosa dell'effettiva non autosufficienza economica, considerando patrimonio mobiliare, immobiliare e altri redditi, non essendo sufficiente la sola condizione di salute.
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Assegno divorzile: la funzione compensativa è decisiva
La Cassazione ha confermato la debenza di un assegno divorzile in favore dell'ex moglie, casalinga e dedita alla cura del figlio con difficoltà. La Corte ha ribadito che l'assegno ha una funzione assistenziale e compensativa, volta a riequilibrare i sacrifici professionali fatti per la famiglia durante il matrimonio, riducendo l'importo a 250 euro mensili.
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Assegno divorzile assistenziale: quando è dovuto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19295/2023, ha rigettato il ricorso di un ex marito contro la corresponsione di un assegno di divorzio di 200 euro mensili all'ex moglie. La Corte ha stabilito che l'assegno divorzile assistenziale è legittimo quando sussiste una significativa disparità economica tra i coniugi, al fine di garantire una 'esistenza dignitosa' al coniuge più debole. Questa funzione prevale sulla necessità di dimostrare un sacrificio professionale, soprattutto quando l'obiettivo è sopperire a uno squilibrio economico evidente.
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Assegno divorzile: rito camerale e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19203/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una ex coniuge contro la revoca del suo assegno divorzile. La Corte ha ribadito che il rito camerale, applicato nei giudizi di divorzio, non prevede le stesse formalità del rito ordinario, come l'udienza di precisazione delle conclusioni. Inoltre, ha chiarito che la valutazione della capacità economica dell'ex coniuge è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità, se non per violazione delle norme sull'onere della prova.
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Assegno divorzile: motivi di ricorso inammissibili
Un ex marito ricorre in Cassazione contro la sentenza che conferma l'assegno divorzile di 1.200 euro a favore della ex moglie, lamentando vizi procedurali e una valutazione economica errata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando i motivi inammissibili per il mancato rispetto dei principi di specificità e autosufficienza richiesti per l'impugnazione, ribadendo le differenze tra rito ordinario e rito camerale.
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Spese processuali: la Cassazione sul reclamo provvisorio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19286/2023, ha stabilito che la Corte d'Appello, nel decidere un reclamo contro un provvedimento provvisorio emesso in una causa di divorzio, non può liquidare le spese processuali di quella fase. Tale decisione spetta al tribunale con la sentenza definitiva che conclude il giudizio. Il ricorso straordinario è stato ritenuto ammissibile solo per impugnare la statuizione illegittima sulle spese, in quanto idonea a formare cosa giudicata.
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Assegno divorzile: cura figlia disabile e impossibilità
La Cassazione conferma l'assegno divorzile a una donna che per anni si è dedicata alla cura della figlia gravemente disabile. La Corte ha ritenuto oggettiva la sua impossibilità di procurarsi redditi, valorizzando il suo contributo familiare e rigettando il ricorso dell'ex marito.
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Addebito separazione: quando il ricorso è inammissibile
Un marito, a cui era stato imputato l'addebito della separazione, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, l'assegno di mantenimento e una condanna al risarcimento danni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile, ribadendo che in sede di legittimità non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti. La decisione sottolinea come i motivi di ricorso debbano essere specifici e focalizzati su violazioni di legge, non sulla ricostruzione della vicenda.
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Affido esclusivo: quando è legittimo secondo la Cassazione
Un padre ricorre in Cassazione contro la decisione di affidare il figlio in via esclusiva alla madre. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. Il giudizio si è basato su una perizia tecnica (CTU) che ha evidenziato l'inidoneità genitoriale del padre. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di giudicare la corretta applicazione della legge, confermando la legittimità dell'affido esclusivo quando è nel preminente interesse del minore.
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Opposizione all’esecuzione: comproprietà e casa coniugale
La Corte di Cassazione chiarisce che il coniuge comproprietario può presentare opposizione all'esecuzione per il rilascio dell'ex casa coniugale, anche se il provvedimento di assegnazione è stato revocato con sentenza definitiva. Il diritto di comproprietà è infatti un titolo di godimento autonomo e poziore, non precluso dal giudicato formatosi sulla revoca dell'assegnazione, la quale si basa su presupposti diversi (l'interesse dei figli).
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Donazione diretta: bonifico bancario senza atto notarile
A seguito della morte di un uomo, i suoi eredi hanno agito in giudizio contro la compagna del defunto per ottenere la restituzione di ingenti somme di denaro trasferite tramite bonifico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un bonifico di importo non modico, effettuato per spirito di liberalità, costituisce una donazione diretta. Tale atto, per essere valido, necessita della forma dell'atto pubblico, altrimenti è nullo e le somme devono essere restituite alla massa ereditaria. La Corte ha escluso che tali trasferimenti potessero essere considerati adempimento di un'obbligazione naturale.
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Simulazione donazione: prova e azione di riduzione
La Corte di Cassazione chiarisce che l'erede legittimario, per tutelare la propria quota di riserva, può dimostrare una simulazione donazione con testimoni e presunzioni, agendo come terzo rispetto all'atto. Questa agevolazione probatoria sussiste anche se l'azione di riduzione non è diretta contro la donazione dissimulata, purché l'accertamento sia funzionale alla reintegrazione della legittima. La Corte ha cassato la sentenza di merito per aver omesso di pronunciarsi su una domanda che avrebbe potuto modificare l'asse ereditario.
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Possesso beni ereditari: figli conviventi esclusi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1551/2026, ha stabilito un principio fondamentale in materia di successioni. I figli che continuano a vivere nella casa familiare dopo il decesso di un genitore, insieme al genitore superstite titolare del diritto di abitazione, non si considerano nel possesso di beni ereditari ai sensi dell'art. 485 c.c. Di conseguenza, non diventano eredi puri e semplici se non compiono l'inventario entro tre mesi. La Corte ha chiarito che la loro permanenza è giustificata dal rapporto familiare e non da un atto di possesso sull'eredità, cassando la decisione della Corte d'Appello che li aveva invece ritenuti eredi e quindi responsabili dei debiti ereditari.
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