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Computo dell’apprendistato: l’azienda cede e la dipendente vince

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell’Azienda. La controversia originaria riguardava il diritto della Lavoratrice al computo dell’apprendistato ai fini degli aumenti periodici di anzianità. La Corte d’Appello aveva precedentemente confermato tale diritto, riconoscendo il valore del periodo di formazione. Con la rinuncia dell’Azienda, la decisione di secondo grado passa in giudicato, confermando definitivamente il diritto della Lavoratrice. Non si fa luogo alla regolazione delle spese poiché la Lavoratrice è rimasta intimata e non ha svolto attività difensiva.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 20666 Anno 2023
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il computo dell’apprendistato per gli scatti di anzianità

Quando un lavoratore inizia il proprio percorso professionale con un contratto di formazione, sorge spesso un dubbio molto comune relativo al valore di quel periodo iniziale per la futura carriera. La Corte di Cassazione ha affrontato indirettamente questo tema cruciale, confermando la validità del computo dell’apprendistato per il calcolo degli aumenti periodici di anzianità. Nel caso specifico in esame, una lavoratrice ha visto riconosciuto il proprio diritto a conteggiare interamente gli anni trascorsi come apprendista per ottenere i successivi scatti di stipendio. L’azienda datrice di lavoro ha infine deciso di rinunciare al ricorso, rendendo definitiva la storica vittoria della dipendente. Questa vicenda mette in luce l’importanza di considerare l’apprendistato non come un periodo di serie B, ma come una vera e propria esperienza lavorativa a pieno titolo.

La vicenda e il diritto agli aumenti di stipendio

La controversia legale nasce dalla richiesta di una dipendente che pretendeva il calcolo dell’intero periodo di apprendistato per determinare l’anzianità di servizio complessiva. Gli scatti di anzianità rappresentano aumenti periodici della retribuzione stabiliti dai contratti collettivi. Essi premiano la fedeltà del lavoratore e la sua costante permanenza all’interno della medesima azienda. Spesso i datori di lavoro tendono a escludere il periodo di apprendistato da questo calcolo specifico, considerandolo erroneamente una fase formativa separata e non computabile. Tuttavia, i giudici di merito hanno dato pienamente ragione alla lavoratrice, stabilendo che anche l’apprendistato costituisce a tutti gli effetti un rapporto di lavoro subordinato. Di conseguenza, tale periodo deve necessariamente concorrere alla maturazione di tutti gli istituti contrattuali ed economici legati all’anzianità di servizio.

Gli effetti della rinuncia al ricorso in Cassazione

L’azienda ha inizialmente impugnato la sentenza favorevole alla lavoratrice davanti alla Suprema Corte di Cassazione per cercare di ribaltare il verdetto. Successivamente, però, la stessa società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, decidendo di non proseguire la battaglia legale. Nel diritto processuale civile italiano, la rinuncia al ricorso è un atto unilaterale e non accettizio. Questo significa che produce i suoi effetti tipici senza che sia necessaria alcuna accettazione da parte della lavoratrice intimata. Quando il ricorrente presenta questa rinuncia, il processo si estingue immediatamente. La conseguenza principale e più importante è il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. La precedente decisione della Corte d’Appello, che riconosceva il diritto della lavoratrice, è diventata così definitiva e non più contestabile.

Le motivazioni della decisione sul computo dell’apprendistato

I giudici di legittimità hanno preso atto della formale rinuncia presentata dall’azienda ricorrente. Nelle motivazioni del provvedimento, la Corte ha chiarito che la rinuncia determina l’estinzione del processo ai sensi dell’articolo 390 del codice di procedura civile. Questo atto fa venire meno qualsiasi interesse delle parti a proseguire il giudizio di legittimità. Inoltre, la Corte ha analizzato con precisione la questione delle spese di lite e del contributo unificato dovuto per i ricorsi. Poiché la lavoratrice non ha svolto alcuna attività difensiva in questa sede, i giudici non hanno dovuto liquidare le spese a suo favore. Un aspetto fiscale molto importante riguarda il contributo unificato aggiuntivo: la legge prevede un raddoppio della tassa in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso. Nel caso di estinzione per rinuncia, invece, questo raddoppio non si applica, esonerando l’azienda da un ulteriore esborso economico verso lo Stato.

Le conclusioni sul diritto del lavoratore e sul computo dell’apprendistato

La pronuncia della Cassazione mette un punto fermo su una questione di grande rilievo pratico per migliaia di lavoratori italiani. Il computo dell’apprendistato ai fini degli aumenti periodici di anzianità rappresenta un pilastro fondamentale per garantire una retribuzione equa, progressiva e dignitosa. Anche se il processo davanti alla Suprema Corte si è concluso con una pronuncia formale di estinzione per rinuncia, l’effetto pratico per la dipendente è straordinario. La sentenza di appello che tutelava i suoi diritti retributivi è ora diventata definitiva a tutti gli effetti di legge. Questo caso concreto dimostra chiaramente come la determinazione nel rivendicare i propri diritti possa portare a un esito pienamente favorevole, costringendo anche i datori di lavoro più strutturati a desistere dai propri intenti di riforma delle decisioni dei giudici di merito.

Il periodo di apprendistato è utile per gli scatti di anzianità?
Sì, il periodo di apprendistato deve essere interamente computato per il calcolo degli aumenti periodici di anzianità, trattandosi di un normale rapporto di lavoro subordinato.

Cosa succede se il ricorrente rinuncia al ricorso in Cassazione?
La rinuncia determina l’estinzione del processo e il passaggio in giudicato della sentenza precedente, rendendola definitiva a favore della controparte.

La rinuncia al ricorso comporta il pagamento di sanzioni fiscali?
No, l’estinzione del processo per rinuncia esonera il ricorrente dal pagamento del raddoppio del contributo unificato, previsto invece in caso di rigetto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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