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Assegno ad personam: cosa include dopo il trasferimento

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20955/2024, ha chiarito la composizione dell’assegno ad personam per i dipendenti pubblici trasferiti da una società statale a un Ministero. La Corte ha stabilito che le indennità di funzione, di rischio e il premio di produzione, se corrisposti con continuità, devono essere inclusi nell’assegno per garantire la parità di trattamento economico. Ha invece escluso il controvalore della polizza sanitaria, poiché la sua funzione è sostituita dal sistema assistenziale dell’ente di destinazione. La decisione si fonda sul principio della continuità sostanziale della retribuzione, prevalendo sulla classificazione formale delle singole voci.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 20955 Anno 2024
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Pubblicato il 8 dicembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Assegno ad Personam: La Cassazione Chiarisce Cosa Rientra nella Retribuzione Protetta

Nel complesso mondo del pubblico impiego, la mobilità dei dipendenti tra diverse amministrazioni solleva spesso questioni delicate, soprattutto per quanto riguarda la tutela della retribuzione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 20955 del 26 luglio 2024, offre chiarimenti cruciali sulla composizione dell’assegno ad personam, lo strumento pensato per garantire che il lavoratore trasferito non subisca una perdita economica. La decisione analizza quali voci dello stipendio, anche se formalmente ‘variabili’, debbano essere considerate fisse e continuative e quindi incluse in questa garanzia.

I Fatti del Caso: Dal Trasferimento al Contenzioso

La vicenda riguarda un gruppo di dipendenti di una società a partecipazione statale operante nel settore delle infrastrutture, trasferiti per legge nei ruoli di un Ministero. Al momento del passaggio, per evitare una decurtazione dello stipendio, era stato loro riconosciuto un assegno ad personam volto a coprire la differenza tra il vecchio e il nuovo trattamento economico.

Inizialmente, l’amministrazione aveva calcolato l’assegno in modo corretto. Tuttavia, con una nota successiva, il Ministero aveva comunicato una rideterminazione dell’importo, escludendo alcune voci retributive come l’indennità di funzione, l’indennità di rischio, il premio di produzione e il controvalore di una polizza sanitaria. Questa decisione ha dato il via a un contenzioso, con i lavoratori che chiedevano il ripristino dell’assegno originario.

La Decisione della Corte di Cassazione e l’assegno ad personam

La Corte di Cassazione ha accolto solo parzialmente il ricorso del Ministero, confermando in larga parte la tesi dei lavoratori. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: la distinzione tra retribuzione ‘fissa’ e ‘variabile’ non può basarsi unicamente sulla classificazione formale prevista dal contratto collettivo, ma deve tenere conto della natura sostanziale degli emolumenti.

Di conseguenza, la Corte ha deciso che:

  1. Indennità di funzione, di rischio e premio di produzione: Devono essere incluse nell’assegno ad personam se, al momento del trasferimento, venivano corrisposte in modo continuativo e con carattere di fissità. La valutazione non è formale, ma basata sulla concreta modalità di erogazione.
  2. Polizza sanitaria: Il suo controvalore economico deve essere escluso dall’assegno. La ragione è funzionale: il lavoratore, una volta entrato nei ruoli del Ministero, beneficia di un diverso sistema di assistenza e previdenza. Mantenere anche il valore della vecchia polizza non servirebbe a evitare una perdita economica, ma si tradurrebbe in un ingiustificato arricchimento.

La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso incidentale di una delle lavoratrici, che contestava la valutazione di merito sulla scarsa continuità con cui aveva percepito l’indennità di rischio.

Le Motivazioni: Il Principio della Continuità Effettiva

Il cuore del ragionamento della Cassazione risiede nel concetto di ‘irriducibilità della retribuzione’. La legge che disciplina il trasferimento (art. 36 del d.l. n. 98/2011) mira a proteggere il livello retributivo ‘goduto’ dal dipendente, riferendosi specificamente alle ‘voci fisse e continuative’.

La Corte spiega che la fissità e la continuità non dipendono dal nomen iuris (cioè dal nome formale) dato a una voce retributiva nel contratto collettivo. Anche emolumenti classificati come ‘accessori’ o ‘variabili’ possono, di fatto, essere corrisposti in modo stabile e regolare, entrando a far parte del trattamento economico complessivo su cui il lavoratore fa legittimo affidamento. Pertanto, per determinare cosa rientra nell’assegno ad personam, occorre un accertamento concreto: la voce retributiva era certa nell’an (se spettava) e nel quantum (il suo ammontare) al momento del trasferimento? Se sì, deve essere protetta.

Per quanto riguarda la polizza sanitaria, il ragionamento è diverso e si basa sulla funzione del beneficio. L’assegno ad personam serve a prevenire una reformatio in peius, cioè un peggioramento economico. Tuttavia, se il nuovo datore di lavoro fornisce una copertura assicurativa analoga, anche se diversa, la funzione del vecchio beneficio è ‘assorbita’. Mantenere il suo controvalore monetario andrebbe oltre lo scopo della norma, trasformando una tutela in un vantaggio indebito.

Le Conclusioni: Implicazioni per i Dipendenti Pubblici

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza per tutti i dipendenti pubblici coinvolti in processi di mobilità. Il principio affermato è che la tutela della retribuzione ha un carattere sostanziale e non meramente formale. I lavoratori possono legittimamente aspettarsi che tutte le componenti del loro stipendio, corrisposte con regolarità, siano preservate attraverso l’assegno ad personam.

Allo stesso tempo, la sentenza pone un limite chiaro: la tutela non si estende a quei benefici (come le polizze sanitarie) la cui funzione viene sostituita dal nuovo rapporto di lavoro. La finalità è perequativa, non quella di creare duplicazioni di benefici. Un principio di equità e ragionevolezza che bilancia la tutela del lavoratore con le esigenze della pubblica amministrazione.

Nel calcolo dell’assegno ad personam per un dipendente pubblico trasferito, conta più la qualifica formale di una voce retributiva (es. ‘variabile’) o la sua effettiva corresponsione nel tempo?
Risposta 1 …
Conta la sua effettiva corresponsione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per essere inclusa nell’assegno, una voce retributiva deve essere ‘fissa e continuativa’ in senso sostanziale, a prescindere dalla sua classificazione formale nel contratto collettivo.

Il controvalore di una polizza sanitaria goduta presso l’ente di provenienza deve essere incluso nell’assegno ad personam?
Risposta 2 …
No. La Corte ha escluso il controvalore della polizza sanitaria perché la sua funzione è assorbita dai benefici assistenziali offerti dall’ente di destinazione. Includerla nell’assegno non servirebbe a evitare una diminuzione della retribuzione (reformatio in peius), ma creerebbe un ingiustificato arricchimento per il lavoratore.

Indennità come quella di funzione, di rischio o il premio di produzione possono essere considerate ‘fisse e continuative’?
Risposta 3 …
Sì, possono esserlo. La sentenza chiarisce che anche queste indennità, sebbene formalmente classificate come variabili, devono essere incluse nell’assegno ad personam se viene accertato che erano state corrisposte al dipendente con la continuità richiesta dalla legge al momento del trasferimento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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