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Regolamento (UE) n. 1215/2012

32 provvedimenti

Giurisdizione sul licenziamento: ente estero e giudice italiano
Un lavoratore ha impugnato il proprio recesso davanti al Tribunale italiano contro un ente turistico estero operante in Italia. L'ente ha sollevato il difetto di giurisdizione, sostenendo la propria natura pubblica e invocando i giudici del proprio Paese d'origine. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato la giurisdizione sul licenziamento a favore del giudice italiano. L'ente convenuto è un'associazione registrata di diritto privato, partecipata anche da soggetti privati e titolare di partita IVA italiana. Le sovvenzioni statali ricevute dall'ente estero non bastano a conferirgli prerogative sovrane o immunità. Il rapporto lavorativo si è svolto interamente sul territorio nazionale con contratto italiano.
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Ritardo Aereo Internazionale: Confermata la Giurisdizione del Giudice Italiano
La Corte di Cassazione ha confermato la `giurisdizione del giudice italiano` in una causa di risarcimento danni per ritardo aereo. Alcuni passeggeri avevano chiesto un risarcimento a una compagnia aerea russa per un volo in ritardo da Monaco a Sochi. La compagnia aveva contestato la competenza dei tribunali italiani. La Cassazione ha chiarito che, trattandosi di una domanda di risarcimento per inadempimento contrattuale e non di una semplice compensazione pecuniaria, la competenza si determina secondo la Convenzione di Montreal. Questa Convenzione permette ai passeggeri di agire nel luogo dove la compagnia ha un'organizzazione o dove il biglietto è stato acquistato online. Il ricorso della compagnia è stato rigettato, confermando la decisione dei giudici precedenti.
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Sospensione dell’esecuzione forzata tra debiti esteri e blocchi
Un'Azienda italiana ha subito una sanzione da un tribunale del lavoro danese a favore di due Associazioni Sindacali. L'Azienda ha chiesto ai giudici italiani il diniego di riconoscimento della sentenza straniera, ottenendo ragione in primo grado, ma le Associazioni Sindacali hanno proposto appello e avviato il pignoramento. L'Azienda si è opposta all'esecuzione. Il giudice italiano ha disposto la sospensione dell'esecuzione forzata in attesa della decisione finale sull'efficacia della sentenza danese in Italia. L'Azienda ha ricorso in Cassazione sostenendo che il processo esecutivo andasse estinto e non sospeso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la sospensione dell'esecuzione forzata è legittima per evitare decisioni contrastanti tra la validità del titolo estero e il pignoramento in corso.
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Sentenza estera o foro esclusivo: il bivio alle Sezioni Unite
Una società estera ha ottenuto in Brasile la condanna di un'azienda produttrice italiana per la risoluzione di un accordo commerciale e il risarcimento di ingenti danni. Il cessionario del credito ha successivamente chiesto alla Corte d'appello il riconoscimento di sentenza straniera per renderla esecutiva in Italia. L'azienda italiana ha contestato la decisione, eccependo l'esistenza di una clausola che riservava la competenza al giudice italiano e lamentando la contrarietà all'ordine pubblico per la presenza di danni punitivi sproporzionati. La Corte di Cassazione ha rilevato la complessità del coordinamento tra i trattati bilaterali e le norme sulla giurisdizione, disponendo la trasmissione degli atti alle Sezioni Unite per risolvere il contrasto interpretativo.
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Azione revocatoria: immobili a Cortina bloccati dal rinvio
Un fideiussore ha trasferito la proprietà di alcuni immobili di pregio a una società estera per evitare il pignoramento da parte di una banca creditrice. La banca ha quindi avviato un'azione revocatoria per dichiarare inefficace questo trasferimento. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti hanno avviato delle trattative per raggiungere un accordo amichevole. La Suprema Corte, accogliendo la richiesta della banca cessionaria del credito, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la conclusione dell'accordo, sospendendo temporaneamente il giudizio.
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Carenza di interesse: quando la vittoria rende inutile il ricorso
Un'azienda italiana è stata condannata in Danimarca a pagare due milioni di euro alle associazioni sindacali per violazioni retributive. Le associazioni hanno avviato il pignoramento in Italia, ma l'azienda ha chiesto il diniego di esecuzione della sentenza straniera e ha ottenuto la sospensione del processo esecutivo. Le associazioni hanno impugnato la sospensione. Nel frattempo, la Cassazione ha confermato in via definitiva la validità della sentenza danese in Italia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso delle associazioni per carenza di interesse sopravvenuta: venuto meno il dubbio sulla sentenza straniera, non vi è più alcuna ragione di mantenere sospeso il giudizio di opposizione all'esecuzione.
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Giurisdizione del giudice italiano: scontro tra Turchia e Italia
Una società turca si oppone al decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Roma per il pagamento di forniture elettriche a favore di una società italiana, eccependo il difetto di giurisdizione. I giudici di merito confermano la giurisdizione italiana. La società estera ricorre in Cassazione. La questione centrale riguarda la determinazione della giurisdizione del giudice italiano nei confronti di soggetti non domiciliati nell'Unione Europea, in particolare se si debbano applicare i criteri della Convenzione di Bruxelles del 1968 o quelli dei successivi regolamenti europei. Rilevando un contrasto interpretativo non ancora consolidato, la Seconda Sezione Civile rimette la decisione al Primo Presidente per l'eventuale assegnazione alle Sezioni Unite.
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Azione rappresentativa: rigetto per disomogeneità
Il Tribunale di Milano ha dichiarato inammissibile un'azione rappresentativa promossa da un'associazione di consumatori. Il caso riguardava costi extra per il check-in in aeroporto dovuti a malfunzionamenti dei sistemi online. La corte ha stabilito che la mancanza di omogeneità dei diritti impedisce la tutela collettiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il creditore vince in Italia
Due coniugi residenti a San Marino costituiscono un fondo patrimoniale in Italia. Una banca creditrice avvia un'azione revocatoria per rendere inefficace il fondo. I coniugi eccepiscono il difetto di giurisdizione italiana, ma la Corte d'Appello dichiara la giurisdizione del giudice italiano. I coniugi propongono ricorso in Cassazione. Prima della decisione, i ricorrenti presentano una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla società creditrice. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione d'appello che riconosce la giurisdizione italiana rimane valida, consentendo al creditore di proseguire l'azione in Italia.
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Cancellazione volo risarcimento danni: no al foro del consumatore
Un passeggero ha citato in giudizio una compagnia aerea chiedendo l'indennizzo e il risarcimento dei danni per un volo cancellato da Amsterdam a Venezia. Il passeggero ha promosso la causa davanti al giudice della propria residenza. La compagnia aerea ha eccepito l'incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione, applicando i principi europei, ha stabilito che per la domanda di indennizzo da regolamento comunitario e per quella di risarcimento dei danni da Convenzione di Montreal non si applica il foro del consumatore. Di conseguenza, il giudice competente è unicamente quello del luogo di destinazione del volo, ossia Venezia. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso della compagnia aerea, cassando la decisione precedente e rinviando la causa al Tribunale di Venezia. La vicenda evidenzia le regole di competenza in caso di cancellazione volo risarcimento danni.
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Giurisdizione nel rapporto di lavoro all’estero: Italia o Algeria?
Un lavoratore italiano ha fatto causa a un'azienda straniera chiedendo oltre centomila euro per differenze retributive relative a un'attività lavorativa svolta interamente in Algeria. I giudici di merito hanno dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano, poiché l'attività si era svolta all'estero. Il lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'applicazione di norme imperative italiane sul lavoro all'estero dovesse radicare la competenza in Italia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la giurisdizione nel rapporto di lavoro all'estero dipende dal luogo di svolgimento abituale dell'attività. La presenza di norme imperative non sposta la giurisdizione, che precede logicamente la scelta della legge applicabile. Il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Accertamento negativo di contraffazione: Italia o Germania?
Una società italiana ha avviato una causa per l'accertamento negativo di contraffazione di un modello di vaschette in alluminio e per escludere la concorrenza sleale contro una società tedesca. I giudici di merito hanno dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice italiano in favore di quello tedesco. Successivamente, il modello industriale è stato dichiarato nullo dall'EUIPO e la società italiana ha rinunciato alla domanda di contraffazione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per stabilire se la rinuncia a una domanda o la nullità sopravvenuta del modello possano radicare la giurisdizione in Italia per la sola causa di concorrenza sleale rimasta, e se la mancata concessione dell'udienza di discussione orale in appello determini la nullità della sentenza.
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Azione revocatoria su società estera: la Cassazione non decide
La Corte di Cassazione affronta un caso di azione revocatoria e giurisdizione estera. Una società creditrice ha agito contro i garanti di un debito, i quali avevano trasferito i loro immobili in Italia a una società con sede nel Regno Unito tramite un aumento di capitale. I garanti sostenevano la giurisdizione del giudice inglese, trattandosi di un'operazione societaria. Il creditore, invece, rivendicava la competenza del giudice italiano, poiché l'atto pregiudicava la garanzia patrimoniale su beni situati in Italia. Ritenendo la questione di giurisdizione inedita e di particolare importanza, la Corte non ha deciso la controversia ma ha rimesso la causa alle Sezioni Unite per una pronuncia definitiva.
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Giurisdizione fallimentare internazionale e curatore
La Corte d'Appello ha confermato la carenza di giurisdizione italiana in un caso di giurisdizione fallimentare internazionale. Una società aveva citato un curatore tedesco per presunti danni legati alla gestione di immobili in Germania. La Corte ha stabilito che la competenza spetta esclusivamente al giudice tedesco, essendo le azioni strettamente connesse alla procedura di insolvenza estera.
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Notifica estera errata? L’opposizione tardiva non salva dal debito
Un'azienda italiana ottiene un decreto ingiuntivo contro un'azienda francese. La notifica in Francia è irregolare, ma l'azienda italiana avvia comunque l'esecuzione forzata. L'azienda francese presenta un'opposizione tardiva a decreto ingiuntivo in Italia. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: la decisione di un giudice straniero (francese) sulla regolarità della notifica non può vincolare il giudice italiano. Quest'ultimo deve valutare autonomamente la tempestività dell'opposizione. Poiché l'azienda francese aveva comunque avuto conoscenza del decreto e l'esecuzione era iniziata, l'opposizione è stata dichiarata inammissibile perché presentata oltre il termine massimo di dieci giorni dall'atto di pignoramento. Vince l'azienda italiana.
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Difetto di giurisdizione: design italiano giudicato in Italia, ma illecito in Germania
Un'azienda italiana produttrice di rubinetti cita in giudizio in Italia una concorrente tedesca, titolare di un disegno registrato. La controversia nasce da una diffida inviata dall'azienda tedesca a un distributore in Germania. L'azienda italiana chiede di accertare la nullità della porzione italiana del disegno e l'insussistenza della contraffazione e della concorrenza sleale. La Corte di Cassazione, decidendo sulla questione, sancisce un parziale difetto di giurisdizione. Stabilisce che il giudice italiano è competente solo a decidere sulla validità del disegno per il territorio italiano. Per tutte le altre questioni, relative a presunti illeciti avvenuti in Germania, la giurisdizione spetta ai tribunali tedeschi, poiché è lì che si è verificato l'evento dannoso.
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Riconoscimento sentenza straniera post-Brexit: ragione ma torto
Una socia ottiene una sentenza di pagamento da un tribunale del Regno Unito contro una sua partner d'affari residente in Italia. La causa era iniziata prima della fine del periodo di transizione della Brexit. Successivamente, la socia chiede all'Italia di riconoscere la decisione, ma la sua richiesta viene respinta. La Corte di Cassazione interviene e chiarisce un punto fondamentale sul riconoscimento sentenza straniera post-Brexit: ciò che conta è la data di inizio della causa originaria, non quella della richiesta di riconoscimento. Se la causa è anteriore al 31 dicembre 2020, si applicano le più semplici regole europee. Tuttavia, la Corte rigetta comunque il ricorso, perché secondo quelle stesse regole il riconoscimento era automatico e non serviva un'azione legale specifica.
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Crociera rovinata: la giurisdizione del giudice italiano in bilico
Un'associazione di consumatori avvia un'azione di classe contro una compagnia di crociere svizzera per aver cancellato una tappa fondamentale del viaggio. La compagnia contesta la giurisdizione del giudice italiano, sostenendo di essere un'entità estera. L'associazione ribatte che la compagnia opera e vende pacchetti in Italia tramite una società collegata. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità della questione e l'assenza di precedenti chiari, non decide nel merito. Invece, rimette il caso alle Sezioni Unite, il suo massimo organo, per stabilire un principio definitivo sulla giurisdizione del giudice italiano in queste circostanze. La decisione finale su dove si potrà svolgere il processo è quindi sospesa.
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Foro del Consumatore: Contratto svizzero, giurisdizione italiana
Una cliente italiana firma a casa sua un contratto con una banca svizzera, la quale, in seguito a una lite, invoca la competenza dei tribunali svizzeri come previsto dal contratto. La Corte di Cassazione stabilisce però la giurisdizione italiana. La Corte ha ritenuto che l'attività della banca, svolta tramite un intermediario e un gestore patrimoniale esterno che ha operato in Italia, fosse 'diretta verso' il consumatore italiano. Questo elemento attiva la tutela speciale del Foro del consumatore internazionale, rendendo inefficace la clausola contrattuale che designava il giudice straniero e affermando la competenza del tribunale italiano.
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Giurisdizione e clausole arbitrali estere
Una società italiana ha avviato un'azione legale contro una multinazionale estera per il pagamento di forniture industriali. La controversia ruota attorno alla giurisdizione, poiché i contratti contenevano clausole che devolvevano le liti ad arbitri in Cina e Singapore. Mentre il Tribunale e la Corte d'Appello hanno escluso la competenza del giudice italiano, la Cassazione ha rilevato la necessità di un intervento chiarificatore. La questione è stata rimessa alle Sezioni Unite per definire se la validità di una clausola arbitrale estera costituisca sempre una questione di giurisdizione e per stabilire criteri uniformi di interpretazione dei contratti internazionali.
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