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Legge 98/2011 — Anno 2024

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101 provvedimenti

Altri anni per Legge 98/2011

Motivazione avviso accertamento: nullità per carenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un avviso di accertamento emesso nei confronti dei gestori di fatto di una società cooperativa. La Corte ha ritenuto l'atto nullo per carenza di motivazione, poiché non spiegava adeguatamente le ragioni giuridiche della loro responsabilità personale per i debiti della società. Secondo la sentenza, una corretta motivazione dell'avviso di accertamento è un requisito fondamentale, non sanabile in corso di causa, per garantire il diritto di difesa del contribuente.
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Definizione agevolata: sì alla cartella ex art. 36-bis
Una società si è vista negare la definizione agevolata per una lite su una cartella di pagamento, emessa a seguito di controllo automatizzato, con cui l'Agenzia delle Entrate disconosceva un credito d'imposta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che quando la cartella è il primo atto con cui la pretesa fiscale viene comunicata al contribuente, essa ha natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia che ne deriva rientra a pieno titolo tra quelle che possono beneficiare della definizione agevolata.
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Collaborazione coordinata: quando scatta l’obbligo?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i confini della collaborazione coordinata e continuativa. Anche un'attività intellettuale svolta per uno studio professionale può rientrare in questa categoria, con conseguente obbligo di versamento dei contributi previdenziali, se la prestazione è personale, continuativa, senza un'organizzazione di mezzi propria e con un vincolo di esclusività per il committente. La Corte ha rigettato il ricorso di uno studio, confermando che la valutazione della natura del rapporto si basa sulle concrete modalità di svolgimento e non sulla qualifica formale del prestatore.
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Prescrizione contributi: il termine decorre dal rinvio
Un professionista ha contestato una richiesta di pagamento dell'ente previdenziale, sostenendo l'avvenuta prescrizione dei contributi. Mentre i tribunali di merito gli avevano dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato chiarito che la proroga governativa dei termini di versamento, che sposta l'inizio del calcolo della prescrizione contributi, si applica a tutti i professionisti operanti in settori con studi di settore, anche se personalmente aderiscono a un regime fiscale diverso come quello dei minimi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Sanzioni Gestione Separata: la Cassazione decide
Una professionista si oppone a una richiesta di contributi e sanzioni da parte dell'ente previdenziale per l'iscrizione alla Gestione Separata. La Corte di Cassazione, pur confermando l'obbligo contributivo, ha annullato le sanzioni gestione separata per l'anno 2009. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che tutela il legittimo affidamento del professionista riguardo all'incertezza normativa del passato.
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Iscrizione gestione separata: quando è obbligatoria?
La Cassazione conferma che per l'obbligo di iscrizione gestione separata è cruciale l'esercizio abituale dell'attività. Un reddito sotto i 5.000 euro e la mancanza di prove sulla continuità escludono l'obbligo per una professionista, anche se iscritta all'albo.
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Decadenza prestazioni previdenziali: i termini stretti
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di un lavoratore contro l'INPS per il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia. La decisione si fonda sulla tardività dell'azione giudiziaria, evidenziando la perentorietà del termine di un anno per la decadenza prestazioni previdenziali, che decorre una volta esaurita la fase amministrativa.
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Prescrizione contributi: il termine decorre da scadenza
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di merito riguardante la prescrizione contributi previdenziali. Ha stabilito che il termine di prescrizione quinquennale inizia a decorrere dalla data di scadenza legale per il pagamento, comprese eventuali proroghe ufficiali. Di conseguenza, un avviso di pagamento inviato poco prima della fine del quinquennio, calcolato dalla data di scadenza prorogata, è stato ritenuto tempestivo e idoneo a interrompere la prescrizione, ribaltando la precedente dichiarazione di estinzione del debito.
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Gestione Separata: obbligo anche sotto i 5.000€
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30481/2024, ha stabilito un principio fondamentale riguardo l'iscrizione alla Gestione Separata INPS. Una professionista iscritta a un albo si era opposta a una richiesta di contributi, sostenendo che il suo reddito annuo inferiore a 5.000 euro la esonerasse dall'obbligo. I giudici di merito le avevano dato ragione. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per i professionisti iscritti a un albo, l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata deriva dall'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito prodotto. La soglia dei 5.000 euro rileva per il lavoro autonomo occasionale, non per l'attività professionale abituale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Assegno ad personam: quali voci include? La Cassazione
Un dipendente pubblico, trasferito da una società partecipata a un Ministero, si è visto riconoscere il diritto a includere nel proprio assegno ad personam anche le indennità di funzione, rischio e produzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21126/2024, ha respinto il ricorso del Ministero, stabilendo che, ai fini della tutela della retribuzione, conta la natura fissa e continuativa dell'emolumento, non la sua classificazione formale nel contratto collettivo. Il principio di non riducibilità della retribuzione prevale, garantendo al lavoratore la conservazione del trattamento economico goduto prima del trasferimento.
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Assegno ad personam: la retribuzione va garantita
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20958/2024, ha stabilito che l'assegno ad personam spettante a un dipendente pubblico trasferito deve includere tutte le componenti retributive fisse e continuative, anche se contrattualmente definite come "variabili". Il caso riguardava una dipendente passata da una società a partecipazione pubblica a un Ministero, la quale si era vista decurtare l'assegno di alcune indennità. La Corte ha chiarito che la natura di un emolumento non dipende dalla sua classificazione formale, ma dalla sua effettiva modalità di erogazione. Se una voce è corrisposta stabilmente, non legata al raggiungimento di specifici obiettivi, deve essere considerata parte del trattamento economico da salvaguardare per evitare una riduzione dello stipendio.
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Assegno ad personam: cosa include dopo il trasferimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20955/2024, ha chiarito la composizione dell'assegno ad personam per i dipendenti pubblici trasferiti da una società statale a un Ministero. La Corte ha stabilito che le indennità di funzione, di rischio e il premio di produzione, se corrisposti con continuità, devono essere inclusi nell'assegno per garantire la parità di trattamento economico. Ha invece escluso il controvalore della polizza sanitaria, poiché la sua funzione è sostituita dal sistema assistenziale dell'ente di destinazione. La decisione si fonda sul principio della continuità sostanziale della retribuzione, prevalendo sulla classificazione formale delle singole voci.
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Blocco contratti PA: valido per dipendenti privati?
Un gruppo di dipendenti comunali, il cui rapporto di lavoro è regolato da un contratto collettivo di diritto privato (CCNL Edili), ha richiesto il riconoscimento di aumenti retributivi. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, applicando il blocco contratti PA in vigore per il pubblico impiego, sostenendo la prevalenza della natura pubblica del datore di lavoro. I lavoratori hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare importanza e non ancora risolta in giurisprudenza, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui rinvia il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita, senza quindi pronunciarsi sul merito della controversia.
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Blocco stipendi PA: si applica a contratti privati?
Un lavoratore, dipendente di un Comune ma con contratto del settore privato edile, ha richiesto gli aumenti retributivi negati a causa del blocco stipendi PA. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, privilegiando la natura pubblica del datore di lavoro. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione inedita e di particolare importanza, ha rinviato la decisione a una pubblica udienza per definire l'applicabilità del blocco a questi rapporti di lavoro ibridi.
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Definizione agevolata: esclusa se l’Ente non è parte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17494/2024, ha stabilito che la definizione agevolata delle liti pendenti è inapplicabile se nel giudizio è parte solo l'Agente della riscossione e non l'ente impositore (es. Agenzia delle Dogane). Il caso riguardava un'intimazione di pagamento per accise del 2005. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente sulla definizione agevolata, ma ha accolto quello dell'Agente della riscossione, cassando la sentenza di merito per "motivazione apparente" e rinviando il caso a un nuovo esame.
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Gestione separata INPS: obbligo anche sotto i 5.000€
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16935/2024, ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per un professionista iscritto a un albo non dipende dal superamento della soglia di reddito di 5.000 euro. Il criterio determinante è l'esercizio abituale della professione. Un reddito basso può essere un indizio, ma non esclude di per sé l'obbligatorietà dell'iscrizione, che va valutata in base alla scelta professionale e non al risultato economico annuale.
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Gestione separata INPS: prescrizione e sanzioni annullate
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16933/2024, interviene sulla questione dell'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS per gli avvocati. Pur confermando l'obbligo di iscrizione, la Corte accoglie il ricorso della professionista su due punti cruciali: la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine per il pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi, e le sanzioni per l'omessa iscrizione antecedente al 2011 sono illegittime, in linea con una precedente pronuncia della Corte Costituzionale.
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Gestione Separata INPS: obblighi per avvocati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16931/2024, chiarisce gli obblighi degli avvocati verso la Gestione Separata INPS. Pur confermando il dovere di iscrizione per i redditi non coperti da altre casse previdenziali e rigettando l'eccezione di prescrizione, la Corte ha annullato le sanzioni civili per l'omessa iscrizione, in applicazione di una precedente sentenza della Corte Costituzionale. La decisione bilancia il principio di universalità della copertura previdenziale con la tutela dell'affidamento del professionista sorto in un quadro normativo incerto.
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Gestione Separata INPS: obbligo anche sotto i 5000€
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16925/2024, ha stabilito che l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS per un professionista iscritto a un albo non dipende dal superamento della soglia di reddito di 5.000 euro. Il criterio determinante è l'esercizio abituale della professione. La Corte ha chiarito che un reddito basso può essere un indizio, ma non è di per sé sufficiente a escludere l'abitualità e, di conseguenza, l'obbligo contributivo.
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Atti gestione processo: quando il giudice è insindacabile
Un gruppo di cittadini impugna il rinvio di una importante udienza, considerandolo un atto amministrativo lesivo del proprio diritto. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che gli atti gestione processo sono espressione della funzione giurisdizionale e non amministrativa. Pertanto, non possono essere sindacati dal giudice amministrativo, confermando il difetto assoluto di giurisdizione. I rimedi per contestare tali decisioni vanno cercati all'interno dello stesso processo civile.
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