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Legge 85/2023

6 provvedimenti

Assegno di Inclusione: residenza e convivenza
La Corte d'Appello di Milano ha confermato il diritto all'Assegno di Inclusione per un genitore con affidamento paritetico. Il beneficio era stato revocato perché il figlio risiedeva anagraficamente presso l'altro genitore. La Corte ha stabilito che, ai fini ISEE e del sussidio, prevale la convivenza effettiva sulla residenza formale.
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Omessa comunicazione reddito cittadinanza: il reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il reato di omessa comunicazione reddito cittadinanza. La sentenza chiarisce che il mancato aggiornamento dello stato di detenzione di un membro del nucleo familiare costituisce un'informazione rilevante la cui omissione è penalmente sanzionata. Non si tratta di 'abolitio criminis', ma di successione di leggi penali, pertanto i fatti commessi sotto la vigenza della vecchia normativa restano punibili.
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Reddito di cittadinanza: omessa info non è reato
Un cittadino era stato condannato per non aver dichiarato lo stato di detenzione domiciliare nella domanda per il Reddito di Cittadinanza. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la detenzione domiciliare per un reato non incluso nell'elenco di quelli ostativi previsti dalla legge (nel caso specifico, un reato in materia di armi) è un'informazione irrilevante ai fini della concessione del beneficio. Di conseguenza, la sua omissione non costituisce reato.
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Omessa comunicazione reddito cittadinanza: il reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35526/2024, ha stabilito che l'omessa comunicazione reddito di cittadinanza di informazioni rilevanti, come una condanna penale di un familiare, costituisce reato ai sensi dell'art. 7 D.L. 4/2019. Il caso riguardava una persona che aveva ottenuto un beneficio maggiore del dovuto omettendo la condanna del coniuge. La Corte ha chiarito che il reato sussiste anche se l'informazione omessa era preesistente alla domanda e ha escluso l'applicazione retroattiva della norma abrogatrice.
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Non luogo a procedere: come impugnare la sentenza
La Corte di Cassazione interviene su un caso di presunto illecito legato al reddito di cittadinanza. Un Giudice per le indagini preliminari aveva emesso una sentenza di non luogo a procedere, ritenendo erroneamente che il reato fosse stato abrogato. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che lo strumento corretto per impugnare tale sentenza non è il ricorso per cassazione, bensì l'appello. Di conseguenza, ha riqualificato l'impugnazione come appello e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello competente, ribadendo un importante principio di procedura penale.
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Trattamento economico lettori: ricorso inammissibile
Una lettrice di lingua straniera ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello le ha negato il diritto al trattamento economico di ricercatore confermato per il periodo 2007-2013, diritto che riteneva derivasse da un precedente giudicato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che la ricorrente aveva interpretato erroneamente la decisione d'appello e invocato un giudicato basato su una sentenza precedentemente annullata dalla stessa Cassazione. La questione centrale è il complesso quadro normativo sul trattamento economico dei lettori.
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