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legge 6 novembre 2012, n. 190

19 provvedimenti

Corruzione per l’esercizio della funzione e verifiche fiscali
L'amministratore di una società ha versato denaro a funzionari ispettivi tramite un professionista intermediario durante una verifica fiscale. La difesa ha sostenuto l'assenza di un atto contrario ai doveri d'ufficio e la mancanza di vantaggi concreti per l'azienda. La Corte di Cassazione ha chiarito che il passaggio di somme legato all'incarico pubblico integra comunque la corruzione per l'esercizio della funzione. Tale reato scatta anche senza la prova di violazioni specifiche o favoritismi espliciti, configurandosi come illecito di pericolo. I giudici hanno quindi riqualificato la fattispecie nella fattispecie meno grave, confermando la responsabilità penale dell'imprenditore e disponendo il rinvio solo per il ricalcolo della pena al ribasso.
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Confisca per Equivalente Annullata: Truffa Prescritta, Casa Salva
Un imputato per truffa aggravata ai danni dello Stato, commessa fino al 2011, ottiene l'annullamento della confisca di un suo immobile. Sebbene il reato fosse stato dichiarato estinto per prescrizione, i giudici di merito avevano mantenuto la misura patrimoniale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: la confisca per equivalente ha natura di sanzione e non può essere applicata retroattivamente. Poiché la legge che la consente anche in caso di prescrizione è del 2012, e quindi successiva ai fatti, la sua applicazione era illegittima. Di conseguenza, la confisca è stata eliminata.
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Reato continuato: la pena più alta si applica anche ai fatti passati
Un pubblico ufficiale, condannato per diversi episodi di peculato, ha contestato la pena ricevuta. I reati erano stati commessi a cavallo di una riforma che aveva inasprito le sanzioni. L'episodio più grave, però, era avvenuto dopo l'entrata in vigore della nuova legge. La Cassazione ha stabilito un principio chiave sul reato continuato e calcolo della pena: la sanzione si basa sulla violazione più grave. Pertanto, è corretto applicare i limiti di pena più severi previsti dalla nuova legge, anche se gli altri episodi erano stati commessi sotto la vecchia e più favorevole normativa. L'imputato ha perso il ricorso e la sua condanna è stata confermata.
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Traffico influenze: atto contrario ai doveri d’ufficio
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di un ufficiale per traffico di influenze illecite, chiarendo che, secondo la normativa antecedente alla riforma del 2019, per configurare il reato è indispensabile provare che la mediazione fosse finalizzata a far compiere un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio. È stata invece confermata la condanna di un funzionario per accesso abusivo a sistema informatico, anche se il destinatario delle informazioni poteva acquisirle legittimamente, ma la pena è stata annullata per un ricalcolo.
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Millantato credito: abolitio criminis e conseguenze
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per un fatto originariamente qualificato come millantato credito, poi riqualificato come tentativo di traffico di influenze illecite. La decisione si fonda sul principio di abolitio criminis, poiché la norma sul millantato credito è stata abrogata senza che vi sia continuità normativa con la nuova fattispecie. Di conseguenza, il fatto commesso nel 2005 non è più previsto dalla legge come reato.
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Peculato attenuanti: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41233/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un funzionario comunale e due complici, condannati per peculato. Il caso riguarda l'appropriazione di fondi pubblici tramite mandati di pagamento fittizi. La Suprema Corte ha confermato la correttezza del calcolo della pena e ha ribadito un importante principio in tema di peculato attenuanti: l'attenuante speciale per fatti di particolare tenuità (art. 323 bis c.p.) assorbe quella comune per danno patrimoniale di speciale tenuità (art. 62, n. 4 c.p.), se riconosciuta per la medesima ragione.
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False dichiarazioni imputato: la Cassazione chiarisce
Una ex amministratrice di una società farmaceutica municipale è stata condannata per peculato. La Corte di Cassazione ha dichiarato prescritti i reati di calunnia e di false dichiarazioni imputato riguardo al possesso di una laurea. La sentenza analizza i confini tra il diritto al silenzio dell'imputato e la punibilità delle menzogne rese all'autorità giudiziaria, confermando la condanna per l'appropriazione indebita e rideterminando la pena.
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Ricorso straordinario: l’errore di fatto in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso straordinario per errore di fatto. In un caso di corruzione, un imputato ha lamentato la mancata valutazione di alcuni motivi di ricorso da parte della Corte. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che i motivi non erano stati ignorati per una svista, ma consapevolmente 'assorbiti' e demandati al giudice del rinvio per la rideterminazione della pena. La sentenza sottolinea che l'errore di fatto deve derivare da una disattenzione percettiva, non da una valutazione giuridica.
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Corruzione in carcere: quando si consuma il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un detenuto per corruzione in carcere ai danni di un agente di polizia penitenziaria. Il caso chiarisce un importante principio: un singolo accordo corruttivo, anche se eseguito con più atti nel tempo, costituisce un unico reato. La consumazione avviene con l'ultimo pagamento, rendendo applicabile la legge più severa entrata in vigore durante l'esecuzione del patto illecito. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo provato l'accordo e corretta la determinazione della pena.
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Traffico di influenze: la Cassazione fa chiarezza
Un ex assessore comunale è stato condannato per traffico di influenze illecite per aver ricevuto denaro e favori in cambio della sua promessa di intercedere presso pubblici ufficiali a favore di un'associazione sportiva. La Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo i requisiti del reato secondo la legge applicabile all'epoca dei fatti (2015-2016) e dichiarando inammissibile il ricorso.
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Peculato amministratore giudiziario: non basta la spesa
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per peculato a carico di un amministratore giudiziario, stabilendo un principio fondamentale: la semplice spesa non autorizzata non integra automaticamente il reato. Per la configurabilità del peculato amministratore giudiziario è necessaria la prova di una vera e propria appropriazione, ovvero l'utilizzo dei fondi per scopi personali o estranei alle finalità istituzionali. La mera violazione formale delle procedure non è sufficiente per una condanna penale.
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Traffico di influenze illecite: la Cassazione chiarisce
La Cassazione esamina un caso di traffico di influenze illecite tra un direttore di un ente fiscale e un imprenditore. Pur annullando la condanna penale per prescrizione, la Corte conferma la responsabilità civile, chiarendo i confini tra mediazione illecita e millantato credito.
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Millantato Credito: abolito, non è traffico d’influenze
Un detenuto convince un altro a pagarlo per fermare un fittizio trasferimento carcerario, vantando influenze inesistenti. Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che non si tratta di traffico di influenze illecite. Poiché il reato di millantato credito è stato abrogato e la truffa non era stata contestata, la condanna viene annullata, sancendo una netta discontinuità tra le due fattispecie.
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Impugnazione parte civile: legittima se cambia il reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la parte civile ha sempre interesse a presentare un'impugnazione contro una sentenza di prescrizione, qualora la riqualificazione giuridica del reato da parte del giudice trasformi la sua posizione da vittima a correo, estinguendo di fatto il suo diritto al risarcimento del danno. Il caso riguardava un'accusa di concussione, poi derubricata in induzione indebita, con conseguente annullamento della sentenza per un nuovo esame. Annullata anche la condanna per responsabilità amministrativa di una società per grave difetto di motivazione.
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Profitto di rilevante entità: la Cassazione annulla
Una società, tramite il suo legale rappresentante, otteneva illecitamente incentivi per un impianto fotovoltaico attestandone falsamente la conclusione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministratore, ma ha accolto parzialmente quello della società, annullando la sanzione interdittiva. Il motivo è la mancata motivazione da parte del giudice di merito sul requisito del profitto di rilevante entità, necessario per l'applicazione di tale sanzione accessoria.
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Abuso d’ufficio abrogato: effetti a catena sui reati
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati di corruzione, abuso d'ufficio e traffico di influenze illecite legati a un sistema per facilitare il superamento di esami per abilitazioni marittime. La decisione si fonda sulla recente abrogazione del reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.), che ha determinato, a cascata, l'insussistenza anche del reato di traffico di influenze, poiché la mediazione illecita era finalizzata a compiere atti di abuso d'ufficio, non più penalmente rilevanti. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena in relazione ai reati residui.
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Corruzione propria: la Cassazione sui doveri d’ufficio
Un pubblico ufficiale, responsabile dell'ufficio di stato civile, è stato condannato per corruzione propria per aver accelerato e omesso controlli su pratiche di cittadinanza per stranieri in cambio di denaro da un'intermediaria. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, specificando che un atto contrario ai doveri d'ufficio non è solo un atto illegale, ma anche quello che viola i principi di imparzialità e correttezza. La Corte ha inoltre corretto la pena accessoria applicata all'intermediaria, ritenendola illegale secondo la legge vigente all'epoca dei fatti.
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Traffico di influenze illecite: annullamento per truffa
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per traffico di influenze illecite, riqualificando il fatto come truffa. Un detenuto aveva promesso denaro a un agente penitenziario per ottenere una relazione favorevole, ma tale relazione era già stata redatta. La Corte ha stabilito che l'impossibilità di influenzare l'atto rendeva il fatto un raggiro ai danni del detenuto, che da corruttore si è trasformato in vittima, con conseguente annullamento della condanna perché il fatto non sussiste.
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Riconoscimento sentenza straniera: se la condotta è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il riconoscimento di una sentenza straniera ciò che conta è la rilevanza penale della condotta nello Stato di esecuzione, non la corrispondenza del nome del reato. Nel caso specifico, una condanna rumena per traffico di influenze è stata riconosciuta in Italia inquadrando il fatto come truffa. La Corte ha rigettato il ricorso basato sulla presunta abolitio criminis, sottolineando che la normativa europea sul reciproco riconoscimento permette tale flessibilità, specialmente per reati come la truffa, per cui può essere derogato il principio della doppia incriminazione.
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