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Legge 537/1993

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272 provvedimenti

Costi da fatture false: deducibilità e ius superveniens
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2466/2023, ha affrontato un complesso caso fiscale sulla deducibilità dei costi da fatture false per operazioni soggettivamente inesistenti. A seguito di una lunga vicenda processuale, la Corte ha stabilito che, in virtù di una nuova legge intervenuta (ius superveniens), tali costi possono essere dedotti se ne viene provata l'effettività, l'inerenza e gli altri requisiti generali. La sentenza ha quindi cassato la decisione del giudice di merito, che aveva negato la deducibilità basandosi su un precedente principio di diritto ormai superato dalla nuova normativa, più favorevole al contribuente.
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Interposizione fittizia: redditi al socio effettivo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta interposizione fittizia. Una società alberghiera, controllata di fatto da una famiglia imprenditoriale tramite società interposte (una italiana e una estera), aveva generato una perdita fiscale fittizia attraverso una complessa operazione immobiliare, preceduta da un'indebita rivalutazione. La Corte ha stabilito che i redditi, derivanti da una plusvalenza non dichiarata, devono essere imputati direttamente alla socia effettiva, superando lo schermo societario. La sentenza chiarisce la distinzione tra evasione tramite interposizione e l'abuso del diritto, cassando la decisione di merito che aveva erroneamente confuso i due istituti.
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Dichiarazione d’intenti falsa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di frode IVA, chiarendo la responsabilità del fornitore in presenza di una dichiarazione d'intenti falsa. L'ordinanza conferma che il cedente deve dimostrare la propria buona fede e diligenza per non essere ritenuto responsabile. Inoltre, vengono affrontati i limiti alla deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti, confermando l'approccio dell'Agenzia delle Entrate basato sul confronto con i costi medi di settore.
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Fatture false: la guida alla deducibilità dei costi
Una società alberghiera ha dedotto costi per lavori documentati da fatture false, emesse da una società 'cartiera'. La Cassazione ha annullato la decisione favorevole al contribuente, stabilendo che, anche in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta all'azienda dimostrare l'effettività, l'inerenza e la certezza dei costi sostenuti. La semplice fattura non è sufficiente. Inoltre, la Corte ha censurato il giudice di merito per aver deciso su questioni IVA, non oggetto dell'accertamento iniziale.
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Deducibilità costi operazioni inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10648/2024, ha affrontato il tema della deducibilità costi operazioni inesistenti. Il caso riguardava un socio a cui era stato imputato un maggior reddito per trasparenza, a seguito del disconoscimento di costi sostenuti dalla sua società per un appalto di manodopera ritenuto fittizio. La Corte ha confermato che, in presenza di operazioni oggettivamente inesistenti, i relativi costi non sono deducibili, in quanto privi del requisito di certezza. Ha inoltre chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica ai fini IRAP.
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Costi indeducibili: la Cassazione su appalti fittizi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10643/2024, ha esaminato il caso di un socio di una società di capitali a cui era stato notificato un avviso di accertamento per maggiori imposte. La rettifica derivava dall'imputazione per trasparenza di un maggior reddito della società, a cui erano stati contestati costi indeducibili per un'interposizione fittizia di manodopera e retribuzioni in nero. La Corte ha in gran parte respinto il ricorso del contribuente, confermando che i costi derivanti da un contratto di appalto nullo per illiceità non sono deducibili. Tuttavia, ha accolto parzialmente il ricorso riguardo al raddoppio dei termini di accertamento per l'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non sono sanzionate penalmente.
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Remunerazione medici specializzandi: no aumenti
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto un aumento della loro borsa di studio, ritenendola una remunerazione inadeguata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro appello inammissibile, confermando che per gli anni accademici precedenti al 2006/2007, la legge aveva congelato qualsiasi aumento per inflazione o adeguamento triennale. La Corte ha ribadito che la giurisprudenza consolidata sulla remunerazione dei medici specializzandi è solida e che il loro rapporto è un contratto di formazione speciale, non di lavoro subordinato.
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Interessi moratori appalti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11721/2024, ha stabilito che la disciplina sugli interessi moratori appalti (D.Lgs. 231/2002) si applica a tutti i contratti pubblici conclusi dopo l'8 agosto 2002. La Corte ha accolto il motivo di ricorso di un consorzio edile, cassando la precedente decisione d'appello e rinviando per un nuovo esame. Tuttavia, ha confermato la giurisdizione del giudice amministrativo per le controversie sulla revisione prezzi in assenza di un riconoscimento del diritto da parte della P.A. Il caso è stato parzialmente risolto da una transazione tra il consorzio e la curatela fallimentare di una delle imprese originarie.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso del curatore fallimentare di una fondazione sanitaria che chiedeva il pagamento di prestazioni socio-sanitarie fornite a una Regione e a un'Azienda Sanitaria. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda principale per mancanza di un valido accreditamento e di una convenzione. La Cassazione, pur confermando la decisione sulla domanda principale, ha annullato la sentenza con rinvio per quanto riguarda le domande subordinate (responsabilità da contatto sociale ed extracontrattuale). Il motivo è la presenza di una motivazione apparente, in quanto il giudice d'appello si era limitato a un generico rinvio alle argomentazioni usate per la domanda principale, senza spiegare perché queste escludessero anche le altre forme di responsabilità invocate.
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Contratti Pubblici: la forma scritta è essenziale
Una cooperativa ha fornito servizi a un'Azienda Sanitaria senza un contratto scritto. La Cassazione ha confermato la nullità del rapporto e negato il compenso, ribadendo l'obbligo della forma scritta per i contratti pubblici e l'impossibilità di un rinnovo tacito.
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Fatture false: onere della prova e detraibilità IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 146/2026, ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture false. La Corte ha ribadito che, in caso di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta all'Amministrazione finanziaria provare la consapevolezza della frode da parte del cessionario, anche tramite presunzioni. Una volta fornita tale prova, l'onere di dimostrare la propria buona fede e la massima diligenza passa al contribuente. Il ricorso è stato respinto, confermando la pretesa fiscale.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: costi deducibili
In un caso di operazioni soggettivamente inesistenti, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della deducibilità dei costi e della detrazione IVA. L'ordinanza stabilisce che, mentre la detrazione IVA è negata se il contribuente era consapevole o avrebbe dovuto esserlo della frode, i costi sostenuti per l'acquisto effettivo dei beni sono deducibili ai fini delle imposte dirette, a meno che non siano direttamente legati alla commissione di un delitto per cui è stata esercitata l'azione penale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello sul punto dei costi, chiarendo che l'onere della prova sull'azione penale spetta all'Amministrazione Finanziaria.
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Operazioni inesistenti: onere della prova del Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34703/2025, si è pronunciata sul tema delle operazioni inesistenti e sulla ripartizione dell'onere della prova. Il caso riguardava un'impresa individuale a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità di costi per l'acquisto di materiale ferroso da fornitori non identificati, ritenendo le operazioni fittizie. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, spetta all'Amministrazione finanziaria fornire elementi, anche presuntivi, per dimostrare la fittizietà dell'operazione. Una volta fornita tale prova, l'onere si sposta sul contribuente, che deve dimostrare l'effettività delle operazioni contestate.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: costi e IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34332/2025, si pronuncia su un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. Viene confermato l'indetraibilità dell'IVA in mancanza di prova della buona fede del contribuente, ma viene accolto il ricorso sulla deducibilità dei costi, chiarendo che l'onere di provare l'esistenza di un'azione penale che ne impedisca la deduzione spetta all'Amministrazione finanziaria e non al contribuente.
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Prova presuntiva: la Cassazione sul reddito illecito
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello che aveva rigettato un accertamento fiscale per redditi di provenienza illecita. La Corte ha stabilito che i giudici di merito avevano errato nel valutare le prove in modo frammentario (atomistico), senza considerare l'insieme degli indizi gravi, precisi e concordanti forniti dall'Amministrazione Finanziaria. La decisione sottolinea l'importanza di una valutazione globale della prova presuntiva nel contenzioso tributario.
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Onere della prova TARI: la Cassazione decide
Una società contesta un avviso di accertamento per la tassa rifiuti, sostenendo di aver provato l'erroneità delle superfici tassabili. La Cassazione chiarisce che l'onere della prova TARI grava sul contribuente, che deve presentare un'apposita dichiarazione per ottenere esenzioni, non bastando altre prove. Accoglie però il ricorso sulla condanna alle spese, poiché la controparte era contumace.
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Proventi illeciti: tassabili anche da false fatture
Un imprenditore ha contestato un accertamento fiscale per redditi d'impresa non dichiarati e proventi illeciti derivanti dall'emissione di fatture false. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i compensi da attività illecite, anche se svolte nel contesto di un'impresa formalmente lecita, sono tassabili. La Corte ha inoltre validato l'accertamento basato sulle movimentazioni di conti correnti intestati a terzi (nella specie, la sorella) ma nella piena disponibilità del contribuente.
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Fatture false: il compenso illecito è reddito tassabile
Un'azienda emetteva fatture false per operazioni inesistenti, senza mai essere pagata. La Cassazione ha stabilito che, anche in assenza di incasso, il compenso illecito per l'emissione delle fatture false ('pretium sceleris') costituisce reddito tassabile per chi le emette, rovesciando la decisione della corte d'appello.
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Contributo di solidarietà: illegittimo per le Casse
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo di solidarietà imposto da una Cassa di previdenza privata ai propri pensionati è illegittimo. Secondo i giudici, le Casse non hanno il potere di introdurre prelievi di natura patrimoniale, poiché tale facoltà è riservata esclusivamente alla legge dello Stato. La Corte ha inoltre chiarito che il diritto al rimborso delle somme indebitamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque, confermando la tutela dei diritti dei pensionati.
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Contributo solidarietà: Cassazione su pensioni private
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contributo di solidarietà non può essere imposto da una cassa di previdenza privata tramite un proprio regolamento, poiché tale prelievo rientra nella riserva di legge. Un professionista in pensione si era opposto a questa trattenuta, ottenendo ragione. La Corte ha chiarito che solo il legislatore può introdurre prestazioni patrimoniali di questo tipo. Inoltre, è stato confermato che il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme illegittimamente trattenute si prescrive in dieci anni e non in cinque.
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