Il Detenuto, ristretto in cella singola, ha richiesto i rimedi risarcitori per detenzione inumana lamentando diverse criticità, tra cui la mancanza di acqua calda in cella, una temporanea contaminazione idrica e restrizioni su socialità e cottura dei cibi. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la domanda, ritenendo che i disagi non superassero la normale afflizione dello stato detentivo e non violassero l'art. 3 CEDU. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Detenuto. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito ha valutato correttamente e in modo logico tutte le circostanze, e che il ricorso mirava inammissibilmente a una rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »