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Legge 300/1970

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916 provvedimenti

Licenziamento ritorsivo: la Cassazione e la simulazione
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento ritorsivo, avvenuto a seguito di una cessione d'azienda risultata simulata. La Corte ha identificato un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, superando lo schermo societario creato ad arte per eludere i diritti del lavoratore. La sentenza stabilisce che la creazione di una nuova società e il trasferimento fittizio dell'azienda, finalizzati unicamente a licenziare un dipendente scomodo, costituiscono un'operazione illecita, con conseguente reintegrazione del lavoratore e risarcimento del danno.
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Retribuzione ferie: incluse le indennità variabili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2427/2024, ha stabilito che nella retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, come quelle per attività di condotta oraria o di riserva. La Corte ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando le decisioni dei giudici di merito. La motivazione si basa sul diritto dell'Unione Europea, che mira a garantire un riposo effettivo al lavoratore, evitando che una diminuzione sensibile dello stipendio durante le vacanze possa avere un effetto dissuasivo. Inoltre, è stato chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro, a seguito delle modifiche legislative che hanno ridotto la stabilità del posto di lavoro.
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Licenziamento per insubordinazione: sentenza chiave
Un dipendente del settore sanitario, dopo aver ricevuto una comunicazione di sospensione via PEC, ha continuato a presentarsi al lavoro, sostenendo un malfunzionamento della sua casella di posta elettronica. La Corte d'Appello ha confermato la legittimità del successivo licenziamento per insubordinazione, ritenendo la condotta del lavoratore una grave e volontaria violazione degli obblighi contrattuali. La sentenza sottolinea come la presunzione di conoscenza legata alla PEC e il comportamento ostruzionistico del dipendente abbiano irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario con il datore di lavoro.
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Sanzione disciplinare e pubblicità online del codice
Un medico ha ricevuto una sanzione disciplinare di sei mesi di sospensione per non aver comunicato la positività di un test per la tubercolosi. L'operatore sanitario ha impugnato il provvedimento, contestando vizi procedurali, tra cui la mancata affissione fisica del codice disciplinare, pubblicato solo online. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per i dipendenti pubblici la pubblicazione sul sito istituzionale dell'ente ha piena validità legale. È stato inoltre chiarito che il termine per contestare l'illecito decorre dalla piena conoscenza dei fatti da parte del datore di lavoro, non dal momento della loro commissione.
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Licenziamento soggettivo: proporzionalità e oneri
Un'azienda del settore ristorazione licenzia un suo store manager per giustificato motivo soggettivo, addebitandogli una serie di inadempienze nella gestione. La Corte d'Appello, e successivamente la Corte di Cassazione, ritengono il licenziamento sproporzionato, condannando l'azienda a un risarcimento. La sentenza sottolinea che il principio di proporzionalità si applica anche al licenziamento soggettivo e che la contestazione disciplinare, pur non dettagliando ogni singolo episodio, era sufficientemente specifica da permettere la difesa del lavoratore.
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Competenza territoriale lavoro: nullo il foro scelto
Un sindacato ha citato in giudizio un lavoratore basandosi su una clausola di foro esclusivo contenuta nell'accordo di adesione. La Corte di Cassazione ha dichiarato nulla tale clausola, riaffermando il principio della inderogabile competenza territoriale lavoro stabilita dall'art. 413 c.p.c. e assegnando il caso al tribunale del luogo di lavoro, residenza del lavoratore e sede dell'azienda.
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Licenziamento collettivo: criteri di scelta illegittimi
Una società di telecomunicazioni ha effettuato un licenziamento collettivo limitando la selezione dei lavoratori a una sola sede aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando il licenziamento illegittimo. La motivazione risiede nel fatto che l'azienda non ha fornito prove concrete e specifiche sulle ragioni tecnico-produttive che impedivano di considerare i lavoratori dell'intera azienda, violando così i corretti criteri di scelta. Di conseguenza, è stata ordinata la reintegra del lavoratore.
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Insussistenza del fatto contestato: quando è illegittimo
Una società di telecomunicazioni licenzia una dipendente per scarso rendimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello, annullando il licenziamento per insussistenza del fatto contestato. La Corte ha stabilito che, nonostante le difficoltà operative, la condotta della lavoratrice non presentava il carattere di illiceità disciplinare necessario a giustificare il recesso, in quanto aveva attivamente cercato soluzioni e supporto. Viene quindi confermata la reintegrazione nel posto di lavoro.
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Licenziamento collettivo: illegittima la scelta per residenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1486/2024, ha dichiarato illegittimo un licenziamento collettivo in cui l'azienda aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare a una sola unità produttiva, usando come criterio la vicinanza della residenza dei dipendenti. La Corte ha stabilito che tale criterio non è oggettivo e che l'azienda deve considerare l'intero complesso aziendale se le professionalità sono fungibili, per minimizzare l'impatto sociale.
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Licenziamento per giusta causa: furto in azienda
Un cuoco è stato licenziato per aver sottratto ripetutamente generi alimentari dal suo luogo di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa, stabilendo che il furto reiterato, anche di beni di modesto valore, costituisce una grave violazione del vincolo fiduciario che lede irreparabilmente il rapporto di lavoro. La Corte ha inoltre precisato che un certificato medico generico non è sufficiente a giustificare il rinvio di un'audizione disciplinare.
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Licenziamento collettivo: la scelta dei lavoratori
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento collettivo in cui una società aveva limitato la selezione del personale da licenziare ai soli dipendenti di una specifica sede, ignorando altre figure professionali comparabili presenti in altre filiali. Secondo la Corte, in assenza di comprovate e specifiche ragioni tecnico-produttive, la platea dei lavoratori da considerare deve estendersi all'intero complesso aziendale per garantire una scelta corretta e trasparente.
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Licenziamento collettivo: obbligo di confronto aziendale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società tecnologica, confermando l'illegittimità di un licenziamento collettivo. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: in caso di chiusura di una sede, la platea dei lavoratori da includere nei criteri di scelta non può essere limitata ai soli dipendenti di quella sede, ma deve estendersi a tutta l'azienda, a meno che non sussistano comprovate e specifiche ragioni tecnico-produttive. La distanza geografica tra le sedi non è, di per sé, una giustificazione sufficiente.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1067/2024, ha confermato che la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto se questo non è assistito da 'stabilità reale'. A seguito delle riforme del 2012, la ridotta tutela contro i licenziamenti illegittimi giustifica la sospensione del termine prescrizionale durante il rapporto, poiché il lavoratore potrebbe temere ritorsioni. La Corte ha rigettato il ricorso di due società di trasporto, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori.
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Indennità disoccupazione: no restituzione post reintegra
Un lavoratore, licenziato e percettore di indennità di disoccupazione, ottiene dal giudice l'annullamento del licenziamento e l'ordine di reintegra. Tuttavia, il datore di lavoro fallisce e non adempie all'ordine. L'Ente previdenziale chiede la restituzione dell'indennità di disoccupazione, sostenendo che il rapporto di lavoro si è ricostituito retroattivamente. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente, stabilendo che la restituzione non è dovuta perché lo stato di disoccupazione del lavoratore è di fatto proseguito, non essendo mai avvenuta la reintegrazione effettiva né il pagamento di alcuna somma.
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Retribuzione ferie: indennità variabili incluse
Una società di trasporti ha contestato la decisione di includere le indennità variabili nella retribuzione feriale dei suoi dipendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che, secondo il diritto europeo, la retribuzione ferie deve essere onnicomprensiva per non dissuadere i lavoratori dal godere del riposo. Ha inoltre chiarito che la prescrizione per tali crediti decorre solo dalla fine del rapporto di lavoro.
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Retribuzione feriale: indennità sempre incluse
La Corte di Cassazione ha confermato che la retribuzione feriale deve includere tutte le indennità collegate alla mansione e percepite con continuità, come quelle di scorta e riserva per i capi treno. La Corte ha stabilito che una diminuzione sensibile dello stipendio durante le ferie ha un effetto dissuasivo, contrario al diritto dell'Unione Europea. Pertanto, la società di trasporti è stata condannata a pagare le differenze retributive ai lavoratori. È stato anche ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre solo dalla fine del rapporto.
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Revoca compenso speciale: è legittima post fusione?
Un ex direttore generale ha contestato la revoca di un compenso speciale a seguito di una fusione societaria che ha modificato le sue mansioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca del compenso speciale è legittima quando tale emolumento è legato a specifiche condizioni dell'attività lavorativa, come il 'grado di intensità', che non sussistono più nel nuovo incarico. La Corte ha chiarito che tali compensi non rientrano nel principio di irriducibilità della retribuzione se la loro natura è condizionale e non fissa.
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Premio di collaborazione: prevale il contratto individuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 774/2024, ha stabilito che un accordo sindacale peggiorativo non può modificare un trattamento più favorevole, come un premio di collaborazione, previsto nel contratto individuale di lavoro. Inoltre, ha confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto a seguito delle riforme sulla stabilità.
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Prescrizione crediti socio lavoratore: la nuova regola
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale in materia di prescrizione dei crediti del socio lavoratore. Confermando un orientamento recente, ha chiarito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi non decorre in costanza di rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La decisione si fonda sulla constatazione che anche il socio lavoratore, a causa dell'incertezza sulla stabilità del suo posto e sulla tutela applicabile in caso di licenziamento, vive in una condizione di 'metus' (timore) che gli impedisce di far valere i propri diritti. Di conseguenza, la regola valida per i lavoratori subordinati privi di stabilità reale viene estesa anche a questa categoria, annullando la sentenza di merito che aveva dichiarato prescritti i crediti.
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Obbligo di repêchage: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la reintegrazione di un lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo, a causa della violazione dell'obbligo di repêchage da parte dell'azienda. La società di trasporti aveva proceduto a nuove assunzioni senza prima verificare la possibilità di ricollocare il dipendente, rendendo il licenziamento illegittimo per manifesta insussistenza del fatto.
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