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legge 29 dicembre 2022, n. 197

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48 provvedimenti

Doppia conforme: quando si applica dopo la Riforma?
In una disputa immobiliare su distanze tra costruzioni, la Corte di Cassazione conferma la condanna di un costruttore, rigettando il suo ricorso. La sentenza è cruciale perché chiarisce l'applicazione del principio di 'doppia conforme' dopo la Riforma Cartabia: il ricorso per questioni di fatto è inammissibile se due corti di merito hanno raggiunto la stessa decisione, anche con motivazioni non perfettamente identiche, purché basate sullo stesso nucleo fattuale. La Corte ribadisce inoltre che una ricostruzione con aumento di volumetria equivale a una nuova costruzione e deve rispettare le distanze vigenti.
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Disapplicazione atti amministrativi in materia fiscale
Una contribuente contesta un'ingiunzione fiscale emessa da una società privata, eccependo l'illegittimità del contratto di affidamento del servizio di riscossione stipulato con il Comune. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il giudice tributario ha il potere di procedere alla disapplicazione degli atti amministrativi presupposti, come la delibera di affidamento, per valutare la legittimazione del concessionario. Se l'affidamento è illegittimo, l'atto di riscossione è nullo. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
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Affidamento riscossione tributi: quando è nullo?
Una contribuente ha impugnato un'ingiunzione di pagamento per tributi locali, sostenendo l'illegittimità del contratto con cui il Comune aveva concesso il servizio a una società di riscossione. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il giudice tributario ha il potere di esaminare la validità della procedura di affidamento riscossione tributi. Se l'affidamento risulta illegittimo, l'atto di riscossione emesso dalla società è nullo per difetto di legittimazione. La Corte ha inoltre applicato lo stralcio parziale del debito per sanzioni e interessi.
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Imposta di registro restituzioni bancarie: la Cassazione
Un istituto di credito ha impugnato un avviso di liquidazione per l'imposta di registro proporzionale su una sentenza che lo condannava a restituire somme a un cliente a causa di clausole di anatocismo nulle. Sostenendo che la restituzione rientrasse nell'ambito IVA, la banca riteneva dovuta solo l'imposta in misura fissa. La Corte di Cassazione, rilevando l'esistenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti sulla qualificazione di tali restituzioni ai fini fiscali, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a una pubblica udienza per risolvere il conflitto interpretativo.
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Reddito di cittadinanza: reato se non comunichi lo stato detentivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per una persona che, dopo aver ottenuto il reddito di cittadinanza, non ha comunicato all'INPS il suo stato di detenzione derivante da una sentenza definitiva. Secondo la Corte, l'obbligo di comunicazione sussiste per qualsiasi variazione rilevante che comporti la perdita del beneficio, e l'ignoranza della legge non costituisce una scusante. L'abolizione successiva della misura non cancella il reato commesso in precedenza.
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Rendita catastale retroattiva: quando è possibile?
Una società ha richiesto la correzione della propria rendita catastale per un errore di calcolo, domandandone l'applicazione retroattiva. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rifiuto è sempre impugnabile. Tuttavia, ha chiarito che la rendita catastale retroattiva si applica solo se l'errore originario è imputabile all'Ufficio e non al contribuente. Nel caso di errore del contribuente, la rettifica ha efficacia solo per il futuro (ex nunc).
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Definizione agevolata: estinzione processo in Cassazione
Una società ha impugnato alcuni avvisi di accertamento fiscale. Durante il giudizio in Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando l'importo dovuto. La Corte Suprema ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, confermando che il perfezionamento della definizione agevolata chiude la lite, con spese a carico di chi le ha anticipate e senza applicazione del doppio contributo unificato.
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Compenso avvocato PSS: Sì al protocollo, no a errori
Un avvocato ricorre contro una liquidazione di compensi ritenuta troppo bassa per un'assistenza in regime di patrocinio a spese dello Stato (PSS). La Corte d'Appello, pur confermando la legittimità dell'uso di un protocollo d'intesa locale, accoglie parzialmente il ricorso. Rileva che il giudice precedente aveva erroneamente applicato solo le tariffe base del protocollo, omettendo le maggiorazioni previste per la complessità del caso. Di conseguenza, ricalcola il compenso avvocato PSS da 1.130 euro a 2.147 euro, stabilendo un importante principio sulla corretta e integrale applicazione degli accordi locali.
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