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Legge 289/2002 — Anno 2023

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188 provvedimenti

Altri anni per Legge 289/2002

Rimborso imposte terremoto Sicilia: negato senza residenza
Un lavoratore dipendente ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte IRPEF versate negli anni 1990-1992, invocando le agevolazioni per le vittime del sisma del 1990 in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la richiesta perché il contribuente risiedeva in un comune non colpito dal terremoto, sebbene il suo datore di lavoro avesse sede in una zona agevolata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, negando il rimborso imposte terremoto Sicilia. I giudici hanno chiarito che, per i lavoratori dipendenti, il beneficio spetta solo se la residenza anagrafica si trova nei comuni terremotati prima del 13 dicembre 1990. La sede del datore di lavoro è irrilevante. Di conseguenza, la richiesta di rimborso è stata definitivamente respinta.
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Rimborso imposte sisma: perché il fisco vince senza prove
Una contribuente ha richiesto il rimborso imposte sisma pari al novanta per cento delle tasse versate tra il 1990 e il 1992 a seguito del terremoto in Sicilia. Di fronte al silenzio dell'Amministrazione Finanziaria, la donna ha fatto ricorso ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha però accolto il ricorso del fisco, stabilendo che spetta sempre al contribuente dimostrare l'avvenuto pagamento delle imposte. Inoltre, trattandosi di un'impresa, il giudice di merito avrebbe dovuto verificare la compatibilità del rimborso con le norme europee sugli aiuti di Stato e sul regolamento de minimis, escludendo automatismi per il risarcimento del maggior danno.
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Conciliazione fiscale e contributi INPS: debito non cancellato
Un commerciante ha impugnato una cartella esattoriale per contributi previdenziali pretesi dall'INPS, sostenendo che l'accordo transattivo raggiunto con il fisco (conciliazione fiscale) avesse azzerato o ridotto la pretesa dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che la conciliazione fiscale e contributi INPS non viaggiano sullo stesso binario in modo automatico. La definizione agevolata della lite tributaria non cancella il valore presuntivo dell'accertamento fiscale originario ai fini del calcolo dei contributi previdenziali. Pertanto, in assenza di prove contrarie fornite dal contribuente, l'INPS ha diritto a riscuotere le somme dovute, sebbene ridotte in percentuale speculare a quanto concordato con l'amministrazione finanziaria. Il commerciante perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: stop alla Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a un'azienda contribuente riguardante un vecchio diniego di condono. Durante il giudizio in Cassazione, l'azienda ha chiesto la sospensione del processo per poter usufruire della definizione agevolata delle liti fiscali, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, applicando la normativa vigente, ha accolto la richiesta della società. Di conseguenza, i giudici hanno sospeso il giudizio fino al 10 ottobre 2023, ordinando il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire all'azienda di perfezionare la sanatoria con il pagamento delle somme dovute.
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Rimborso imposte TFR: scontro tra fisco e terremotati
Un lavoratore ha richiesto il rimborso delle imposte versate nel triennio 1990-1992, beneficiando delle agevolazioni per le vittime del terremoto in Sicilia del 1990. La controversia riguarda in particolare il Rimborso imposte TFR, ossia se l'agevolazione si applichi anche alle ritenute fiscali operate dal datore di lavoro sulla liquidazione pagata in quel triennio. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, sostenendo che il trattamento di fine rapporto matura in molti anni e non può godere interamente dell'agevolazione temporanea. La Corte di Cassazione, rilevando la novità e la complessità della questione, ha deciso di non decidere immediatamente, ma ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Giudizio di ottemperanza: i limiti di spesa frenano i rimborsi
Il Contribuente ha ottenuto il diritto al rimborso del 90% dell'IRPEF pagata per gli anni 1990-1992 a causa del sisma in Sicilia. L'Amministrazione Finanziaria ha erogato solo il 50%, applicando i limiti di spesa previsti dalla legge. Il Contribuente ha quindi promosso un giudizio di ottemperanza per ottenere l'intera somma. La Corte di Cassazione ha stabilito che i limiti quantitativi di spesa si applicano anche ai rimborsi riconosciuti da una sentenza definitiva. Tuttavia, in sede di esecuzione, il giudice deve verificare la disponibilità dei fondi e, in caso di mancanza di risorse, attivare le procedure necessarie, come la nomina di un commissario ad acta, senza cancellare il diritto del cittadino. La sentenza è stata cassata con rinvio per accertare i fatti.
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Agevolazioni fiscali ASD: lo sport finto costa caro
L'Agenzia delle Entrate ha revocato le agevolazioni fiscali ASD a un'associazione sportiva dilettantistica, rideterminando le imposte Ires, Irap e Iva. I controlli hanno rivelato che l'ente svolgeva in realtà un'attività commerciale di servizi a pagamento, priva di reale partecipazione a competizioni sportive e con gravi irregolarità nella tenuta delle scritture contabili e nel registro dei soci. L'associazione ha impugnato la decisione lamentando una motivazione apparente dei giudici di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del recupero fiscale. I giudici hanno chiarito che la motivazione della sentenza d'appello era logica e dettagliata nel dimostrare la natura commerciale dell'ente. L'associazione perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Rimborso imposte sisma: la Cassazione blocca i tagli preventivi
Il Contribuente ha richiesto il rimborso delle imposte versate nel triennio 1990-1992 a seguito del terremoto in Sicilia del 1990. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto il silenzio-rifiuto. I giudici di merito hanno riconosciuto il diritto al rimborso. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'applicazione della riduzione del 50% prevista dalle norme successive per carenza di fondi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la questione della riduzione quantitativa non incide sul diritto al rimborso in sé, ma deve essere valutata esclusivamente nella successiva fase esecutiva. Pertanto, il diritto al rimborso imposte sisma resta confermato, mentre l'effettiva quantificazione monetaria e l'eventuale taglio del 50% saranno discussi davanti al giudice dell'ottemperanza.
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Rimborso imposte sisma 1990: l’onere della prova spetta all’impresa
Un imprenditore ha richiesto il rimborso imposte sisma 1990 per i tributi versati nel triennio 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate ha opposto il silenzio-rifiuto. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto la richiesta del contribuente, rinviando alla fase esecutiva la verifica del rispetto dei limiti europei sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, stabilendo che spetta esclusivamente al contribuente l'onere di provare, già durante il processo di merito, il rispetto dei requisiti del regime de minimis o l'assenza di sovracompensazione dei danni. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei documenti.
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Cumulo tra pensione e reddito da lavoro: vince il giornalista
Un giornalista in pensione ha contestato le trattenute effettuate sul suo trattamento pensionistico dall'ente previdenziale di categoria, applicate in base a un regolamento interno che vietava il cumulo tra pensione e reddito da lavoro. Il Tribunale ha dato ragione al pensionato, mentre la Corte d'appello ha ribaltato la decisione valorizzando l'autonomia dell'ente. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che l'autonomia regolamentare dell'istituto privatizzato non è illimitata. Di conseguenza, in materia di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, si applica la stessa disciplina di favore prevista per la generalità dei lavoratori iscritti all'INPS. La Suprema Corte ha quindi disposto la disapplicazione della norma regolamentare restrittiva e ha rinviato la causa alla Corte d'appello per ricalcolare le somme spettanti al pensionato.
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Rimborso imposte per eventi sismici: scontro sulla spedizione
I Contribuenti hanno richiesto il rimborso imposte per eventi sismici pari al novanta per cento dell'ILOR versata per il triennio 1990-1992. L'Ufficio Tributario ha negato il rimborso, ma i giudici di primo grado hanno accolto la domanda dei cittadini. Successivamente, il giudice d'appello ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico per presunta tardività della spedizione postale. L'Ufficio Tributario ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la prova della tempestività fosse presente nei documenti di causa non esaminati. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per acquisire i fascicoli dei precedenti gradi di giudizio, al fine di verificare la reale data di spedizione dell'appello.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco batte l’autocertificazione
Un farmacista siciliano, colpito dal terremoto del 1990, ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. Dopo la sua morte, l'erede ha proseguito la causa. L'Agenzia delle Entrate ha contestato il rimborso, sostenendo che l'attività del contribuente rientrava nella nozione europea di impresa e che mancava la prova del rispetto dei limiti europei. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che per ottenere il rimborso imposte sisma 1990 è necessario verificare rigorosamente il rispetto dei limiti degli aiuti de minimis e l'effettiva sussistenza del danno subito, escludendo comunque il rimborso dell'IVA. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Cumulo pensione e reddito da lavoro: stop ai divieti dell’ente
Il Pensionato, un giornalista professionista, ha contestato le trattenute effettuate dall'Ente Previdenziale sulla sua pensione a partire dal 2016. L'ente applicava un divieto assoluto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, previsto dal proprio regolamento interno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che all'ente previdenziale dei giornalisti, in quanto gestore di una previdenza sostitutiva dell'assicurazione generale obbligatoria, si applica la stessa disciplina di totale cumulabilità prevista per la generalità dei lavoratori dipendenti (INPS). Di conseguenza, il divieto regolamentare interno deve essere disapplicato.
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Cumulo tra pensione e reddito da lavoro: vince il giornalista
Un giornalista in pensione ha contestato le trattenute effettuate sul suo trattamento pensionistico dall'ente previdenziale di categoria, che applicava un divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che all'ente previdenziale dei giornalisti si applica la stessa disciplina di liberalizzazione prevista per l'assicurazione generale obbligatoria. Di conseguenza, l'ente non può imporre limiti più severi rispetto a quelli statali. La Suprema Corte ha quindi sancito la disapplicazione del regolamento interno dell'ente che vietava il cumulo tra pensione e reddito da lavoro, rinviando la causa alla Corte d'appello per ricalcolare le somme spettanti al lavoratore.
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Indagini bancarie: fisco batte contribuente ma perde sull’IRAP
Il caso nasce dall'impugnazione di avvisi di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA emessi dall'Amministrazione Finanziaria a seguito di una verifica fiscale basata su indagini bancarie. Il contribuente contestava la decadenza dei termini di accertamento e la riferibilità dei movimenti bancari sui conti dei genitori. La Corte di Cassazione ha stabilito che la proroga biennale dei termini opera comunque e che i movimenti sui conti dei familiari si presumono riferibili al contribuente in assenza di prova analitica contraria. Tuttavia, accogliendo il ricorso limitatamente all'IRAP per l'esistenza di un giudicato esterno favorevole al contribuente, la Corte ha annullato gli avvisi solo per tale imposta, confermando le restanti pretese del fisco.
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Aiuti de minimis: il Fisco vince sul rimborso delle imposte
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato il diritto di un'impresa siciliana a ottenere il rimborso del novanta per cento delle imposte versate negli anni novanta a seguito di un terremoto. La Commissione Tributaria Regionale aveva inizialmente dato ragione all'impresa, ritenendo valida un'autocertificazione che attestava il rispetto dei limiti previsti per gli aiuti de minimis nel triennio 1990-1992. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che il triennio mobile da considerare per verificare il superamento della soglia di tolleranza europea non è quello del sisma, ma quello in cui l'agevolazione è stata effettivamente introdotta dalla legge, ossia il periodo 2001-2003. Di conseguenza, la prova fornita dall'impresa era errata e il rimborso è stato definitivamente negato.
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Definizione agevolata e rimborso IVA: una vince, l’altra perde
Due società chiedono il rimborso dell'imposta sul valore aggiunto, ma l'Amministrazione Finanziaria rifiuta poiché i crediti erano stati contestati con avvisi di rettifica. Le società aderiscono alla definizione agevolata per chiudere le liti pendenti. La Corte di giustizia tributaria regionale accoglie le loro domande, ritenendo che la sanatoria elimini l'ostacolo al rimborso e che sussista un legittimo affidamento. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la Seconda Società per notifica tardiva. Accoglie invece il ricorso contro la Prima Società: la definizione agevolata e rimborso IVA sono incompatibili, poiché il condono estingue il debito ma non dà diritto alla restituzione delle somme versate, salvo totale soccombenza del fisco. Inoltre, esclude il legittimo affidamento basato su semplici pareri interpretativi. La causa della Prima Società viene rinviata per un nuovo giudizio.
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Pensione di anzianità: sì ai tagli per chi esce prima
Un geometra chiedeva la riliquidazione della propria pensione di anzianità senza l'applicazione dei coefficienti di riduzione previsti dalle delibere della propria Cassa di previdenza, ritenendoli contrari al principio del pro-rata. La Corte d'Appello accoglieva la domanda del professionista. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che i coefficienti di neutralizzazione non violano il pro-rata perché non modificano la misura della prestazione già maturata, ma stabiliscono le condizioni di accesso alla pensione di anzianità anticipata. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Condono fiscale: la lite del socio è chiusa se c’è giudicato
Un socio riceveva un accertamento IRPEF collegato a quello della società. Il socio chiedeva il condono fiscale per chiudere la lite. L'Agenzia delle Entrate rifiutava perché la causa del socio era già definita con sentenza definitiva (giudicato). I giudici di merito davano ragione al socio, ritenendo la lite 'sostanzialmente' pendente poiché collegata alla causa della società ancora aperta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Corte ha stabilito che la sentenza definitiva sul socio esclude la pendenza della lite, requisito essenziale per il condono fiscale. Inoltre, l'agevolazione ottenuta dalla società non si estende automaticamente ai soci. Il socio perde la causa e deve pagare le spese.
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Valutazione aree edificabili IMU: il Fisco vince senza prove
Due contribuenti hanno impugnato un avviso di accertamento IMU relativo a un terreno agricolo diventato edificabile. Le proprietarie lamentavano la mancata notifica del cambio di destinazione urbanistica e contestavano il valore del terreno stabilito dal Comune. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la mancata comunicazione della natura edificatoria non annulla l'atto se non lede la difesa del contribuente. Inoltre, per contestare la valutazione aree edificabili IMU effettuata dall'ente locale, non basta una generica contestazione: il contribuente deve fornire prove concrete e specifiche, come atti di compravendita di terreni simili, per superare i valori medi stabiliti dal Comune. Di conseguenza, le contribuenti hanno perso la causa e devono pagare le imposte e le spese di giudizio.
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