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Legge 228/2012 — Anno 2026

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80 provvedimenti

Altri anni per Legge 228/2012

Responsabilità socio debiti fiscali: la Cassazione
Un ex socio ha impugnato un'intimazione di pagamento per debiti fiscali della sua precedente società, lamentando la mancata notifica delle cartelle originarie e la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo i principi sulla responsabilità del socio per i debiti fiscali. La Corte ha chiarito che è sufficiente notificare le cartelle di pagamento alla sola società, che la responsabilità del socio deriva dalla sua posizione e che la prescrizione per tali tributi è decennale.
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Accertamento analitico-induttivo e studi di settore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce la legittimità di un accertamento analitico-induttivo basato non solo sullo scostamento dai dati degli studi di settore, ma anche su altre irregolarità contabili. La Corte ha stabilito che la discordanza con gli studi di settore può fungere da semplice 'innesco' per controlli più approfonditi, ma l'accertamento deve fondarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti, come l'omessa fatturazione dell'autoconsumo. Il ricorso del contribuente, che lamentava anche l'omessa valutazione della concorrenza da parte di factory outlet, è stato respinto per la genericità delle argomentazioni.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è nullo
Una società presenta un ricorso inammissibile contro accertamenti per fatture false. La Cassazione lo rigetta, confermando la decisione d'appello e sanzionando la società per abuso del processo, poiché il motivo di ricorso non contestava la vera ratio decidendi della sentenza impugnata.
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Onere della prova conto corrente: decisione Cassazione
In una causa di ripetizione di indebito contro una banca per un conto corrente risalente al 1978, la Cassazione ha chiarito l'onere della prova del correntista. La Corte ha stabilito che per provare le proprie ragioni, il cliente non è obbligato a produrre tutti gli estratti conto del rapporto, potendo la prova essere desunta anche da altri elementi, come una consulenza tecnica. Inoltre, la domanda di restituzione del capitale include implicitamente quella degli interessi attivi maturati. La sentenza di appello è stata cassata con rinvio.
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Sospensione vendita fallimentare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante la sospensione di una vendita aziendale in ambito di concordato preventivo. Una società si era vista aggiudicare un'azienda a un prezzo ritenuto basso da un'altra società, che ha ottenuto dal Tribunale la sospensione della vendita. La Cassazione, pur riconoscendo l'astratta impugnabilità di tali provvedimenti, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso dell'aggiudicataria per un vizio procedurale: la mancata specifica contestazione delle motivazioni legali del Tribunale. La decisione sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso in materia di sospensione vendita fallimentare.
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Termine ricorso cassazione: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso poiché tardivo. Il caso riguarda il termine ricorso cassazione contro un decreto emesso in materia di concordato preventivo. La Corte ha ribadito che il termine di 60 giorni per impugnare decorre dalla data di comunicazione integrale del provvedimento da parte della cancelleria alla parte soccombente, e non dalla successiva notifica. Essendo il ricorso stato presentato ben oltre tale termine, è stato giudicato inammissibile, con conseguente assorbimento del ricorso incidentale.
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Imposta di registro e spese: chi paga con la PA?
La Corte di Cassazione chiarisce le regole per il pagamento dell'imposta di registro in caso di compensazione delle spese legali in un giudizio contro la Pubblica Amministrazione. Con l'ordinanza n. 1275/2026, la Suprema Corte ha stabilito che la parte privata è tenuta a versare la sua quota di imposta in via esclusiva, senza poter invocare la responsabilità solidale dell'ente pubblico. La decisione si fonda sulla normativa speciale che deroga al principio generale, escludendo la solidarietà passiva per la quota di imposta di registro e compensazione spese a carico del privato.
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Compenso amministratore: quando può essere negato?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso amministratore può essere interamente negato se questi si è reso responsabile di gravi inadempimenti. Nel caso esaminato, un ex presidente di una società fallita si è visto rigettare la richiesta di pagamento per 70.000 euro. La Corte ha confermato la decisione, basata sull'eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela fallimentare, a fronte di gravi atti di mala gestio, come la stipula di contratti in conflitto di interessi e senza autorizzazione del CdA. È stato chiarito che spetta all'amministratore dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri una volta che la società abbia contestato specifiche mancanze.
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Compenso professionista: ridotto se fallisce la procedura
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso del professionista incaricato di predisporre un ricorso per l'ammissione all'amministrazione straordinaria può essere legittimamente ridotto qualora la procedura non abbia un esito favorevole e la società venga invece dichiarata fallita. La Corte ha ritenuto che l'insuccesso, legato all'inidoneità degli elementi forniti per dimostrare le prospettive di risanamento, incide sulla valutazione della prestazione e giustifica l'applicazione di una riduzione del compenso del professionista.
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Agevolazioni fiscali e completamento dell’investimento
La Corte di Cassazione nega le agevolazioni fiscali a due società per un investimento in macchinari. La Corte ha stabilito che, trattandosi di un contratto di appalto e non di vendita, l'investimento non era stato completato entro la scadenza di legge. Inoltre, gli ammortamenti non erano deducibili poiché i beni non erano ancora entrati in funzione. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto dei termini per ottenere i benefici fiscali.
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Identità delle parti: la Cassazione e l’enunciazione
Una società, condannata a pagare una somma a una banca in virtù di una fideiussione, ha ricevuto un avviso di liquidazione per l'imposta di registro. L'avviso si basava sull'enunciazione del contratto di fideiussione nella sentenza di condanna. La società ha impugnato l'atto, sostenendo la mancanza di identità delle parti tra il contratto e il processo, poiché alcuni fideiussori originari non erano parte in causa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'applicazione dell'imposta per enunciazione è sufficiente un'identità sostanziale e anche solo parziale tra le parti dell'atto enunciato e quelle del processo.
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Liquidazione del patrimonio: i termini non sono perentori
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella procedura di liquidazione del patrimonio, il termine di 30 giorni per il deposito del programma non è perentorio e la sua violazione non causa nullità. Inoltre, ha ribadito che il debitore non ha la legittimazione per impugnare lo stato passivo, competenza che spetta al liquidatore in rappresentanza dei creditori. La Corte ha rigettato anche la richiesta di compenso del debitore per la custodia dei beni e di prededuzione per le spese legali iniziali.
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Revocatoria fallimentare e stato di insolvenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azione di revocatoria fallimentare non deve essere sospesa in attesa della decisione definitiva sull'impugnazione della dichiarazione di insolvenza. La sentenza che accerta lo stato di insolvenza è immediatamente esecutiva e produce i suoi effetti fino al suo eventuale annullamento con sentenza passata in giudicato. Nel caso specifico, un'azienda creditrice aveva ricevuto pagamenti da un'altra società, poi ammessa ad amministrazione straordinaria. La Corte ha confermato la revoca di tali pagamenti, ritenendo che il creditore fosse a conoscenza dello stato di decozione del debitore, basandosi su indizi quali l'ingente debito, la richiesta di garanzie e un piano di rientro forzato.
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Nomina liquidatore: quando non si può fare ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il provvedimento di nomina liquidatore in una procedura di sovraindebitamento non è ricorribile. Un debitore aveva impugnato la nomina di un professionista, ritenendolo incompatibile per pregressi rapporti con un istituto di credito creditore. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale nomina è un atto di natura gestoria e non decisoria, finalizzato al corretto svolgimento della procedura e non a decidere su diritti soggettivi. Pertanto, manca dei requisiti per l'impugnazione straordinaria.
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Fideiussione ABI: nullità parziale confermata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fideiussore che chiedeva la nullità totale di una garanzia basata sul modello ABI. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato: la nullità derivante dalla violazione della normativa antitrust è solo parziale e riguarda le singole clausole illecite, non l'intero contratto. Sono stati respinti anche i motivi relativi all'errata indicazione del TAEG, ritenuto un mero indicatore informativo, e alla prova della cessione del credito.
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Scientia decoctionis: prova e onere in Cassazione
Una cooperativa in liquidazione ha tentato di revocare un pagamento a una società alimentare, sostenendo che quest'ultima fosse a conoscenza del suo stato di insolvenza (scientia decoctionis) e che ci fosse stato un doppio pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha sottolineato che la valutazione della scientia decoctionis è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e che il ricorso per cassazione non può limitarsi a proporre una diversa lettura delle prove, ma deve evidenziare vizi specifici, rispettando il principio di autosufficienza.
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Errore di fatto: quando un punto è controverso?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del rimedio della revocazione per errore di fatto. Se una questione, anche procedurale, è stata oggetto di dibattito e valutazione da parte del giudice, essa diventa un 'punto controverso' e non può più costituire la base per una revocazione, anche se la decisione del giudice fosse errata. Il caso esamina la tardiva introduzione di un argomento in appello, ritenuta dal giudice una questione dibattuta e quindi non un mero errore percettivo.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del creditore
Una società creditrice ha ricevuto pagamenti da un'altra società, poi fallita. Il curatore ha agito in revocatoria, sostenendo la conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La creditrice ha contestato la validità della notifica dell'atto di citazione (ricevuta via PEC con file .p7m) e la mancanza di prove. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il destinatario di una PEC deve essere in grado di aprire i formati legali come il .p7m e che la scientia decoctionis si può provare con indizi quali solleciti, piani di rientro falliti e le stesse dichiarazioni del creditore in precedenti atti giudiziari.
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Finanziamenti soci: la restituzione in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la condanna di una socia alla restituzione di ingenti rimborsi di finanziamenti soci ricevuti nell'anno anteriore all'apertura della procedura concorsuale della società, poi fallita. La Suprema Corte ha qualificato l'azione ex art. 2467 c.c. come una revocatoria speciale, ha stabilito che il 'periodo sospetto' va retrodatato all'inizio della prima procedura in caso di consecuzione tra procedure concorsuali e ha escluso la possibilità per la socia di eccepire la compensazione.
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Amministratore di fatto: responsabilità e prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un amministratore di fatto al risarcimento dei danni in favore del fallimento di una società. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, stabilendo che la prova della qualifica di amministratore di fatto deriva da un'ingerenza gestoria sistematica e completa, che eccede i limiti di eventuali deleghe formali. È stata inoltre sanzionata l'eccessiva lunghezza dell'atto di ricorso, che ha violato i principi di chiarezza e sinteticità, portando a una liquidazione delle spese processuali ai massimi valori.
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