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Legge 134/2012

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402 provvedimenti

Indennità ferie non godute: doveri del datore di lavoro
Un dirigente in pensione ottiene il pagamento delle ferie residue. La Corte di Cassazione conferma che l'indennità ferie non godute è dovuta se il datore di lavoro non dimostra di aver messo il dipendente, anche se dirigente, in condizione di fruirne. Il rifiuto esplicito del datore rende la mancata fruizione non imputabile al lavoratore, legittimando la richiesta di compensazione economica.
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Onere della prova: Cassazione su contratto fornitura
Un'impresa fornitrice ha citato in giudizio un membro di un consorzio per il mancato pagamento di materiali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della fornitrice, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza sottolinea che spetta a chi agisce in giudizio l'onere della prova sull'esistenza del contratto di fornitura. Inoltre, il principio di non contestazione non si applica a fatti che la controparte non poteva conoscere. La semplice emissione di cambiali o le firme degli autisti non sono state ritenute prove decisive.
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Responsabilità intermediario: la scelta dell’investitore
Due investitori, dopo aver affidato ingenti somme a un trader non qualificato per operazioni speculative e aver perso l'intero capitale, hanno citato in giudizio le banche presso cui erano aperti i conti e l'organo di vigilanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità dell'intermediario finanziario (le banche) poiché gli investitori avevano agito di propria autonoma iniziativa, scegliendo consapevolmente il loro mandatario. Le banche erano all'oscuro della riconducibilità dei fondi agli investitori e quindi non potevano essere ritenute responsabili.
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Licenziamento motivo oggettivo: prova e reintegra
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31645/2023, ha rigettato il ricorso di una fondazione contro la sentenza che annullava il licenziamento di un dipendente. Il caso verteva su un licenziamento per motivo oggettivo basato su una riorganizzazione aziendale. La Corte ha confermato che spetta al datore di lavoro dimostrare il nesso causale tra la riorganizzazione e la soppressione del posto di lavoro. In assenza di tale prova, il licenziamento è illegittimo e, alla luce delle recenti sentenze della Corte Costituzionale, si applica la tutela reintegratoria.
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Licenziamento oggettivo: onere della prova e repechage
Una società di cosmetici licenzia una dipendente per giustificato motivo oggettivo 18 mesi dopo la chiusura del suo punto vendita. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che spetta al datore di lavoro l'onere di provare l'impossibilità di ricollocare la lavoratrice (obbligo di repechage). La decisione applica inoltre i nuovi criteri, meno stringenti, per la tutela reintegratoria, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale.
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Errore materiale: quando la correzione è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31359/2023, ha dichiarato inammissibile la richiesta di correzione di un errore materiale in una precedente decisione. Il principio affermato è che la correzione non è permessa se la motivazione della sentenza non è univoca e il presunto errore non è rilevabile 'ictu oculi', cioè immediatamente e senza la necessità di confrontare il provvedimento con altri atti processuali.
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Responsabilità direttore lavori: i confini del regresso
Un'impresa costruttrice e un direttore dei lavori sono stati condannati in solido per gravi vizi di un immobile. L'impresa ha impugnato la sentenza, sostenendo una maggiore colpa del direttore e che il condominio avesse aggravato il danno per la sua inerzia. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che, in assenza di una specifica azione di regresso, il giudice non può ripartire la responsabilità interna tra i corresponsabili. Ha inoltre stabilito che il danneggiato non è tenuto a compiere attività straordinarie per mitigare il danno, confermando così la piena responsabilità del direttore lavori e del costruttore.
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Retribuzione di posizione: quando è lecita la riduzione?
Un dipendente comunale si oppone alla riduzione della sua retribuzione di posizione decisa dal Comune per difficoltà finanziarie. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30097/2023, stabilisce che per i piccoli Comuni privi di dirigenza, la riduzione è legittima se giustificata da vincoli di bilancio e nel rispetto dei limiti minimi contrattuali. In questi specifici contesti, non è richiesta la procedura di concertazione sindacale prevista per gli enti di maggiori dimensioni.
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CTU contrastanti: obbligo di motivazione del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30000/2023, ha stabilito un principio fondamentale in tema di prova: in presenza di CTU contrastanti, ovvero due perizie tecniche con conclusioni diverse, il giudice non può aderire acriticamente a una di esse ignorando l'altra. La sentenza che omette di valutare una delle consulenze e di giustificare la propria preferenza è viziata per omessa motivazione. Il caso riguardava una controversia bancaria su tassi di interesse e garanzie, ma la decisione si concentra sul vizio processuale della sentenza d'appello.
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Onere della prova nel mutuo: chi lo deve provare?
Un ex genero agisce in giudizio contro l'ex suocera per la restituzione di somme che sostiene di averle prestato per pagare le rate di un mutuo e per ristrutturare la sua abitazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ribadisce il principio fondamentale sull'onere della prova nel mutuo: chi chiede la restituzione del denaro deve dimostrare non solo l'avvenuta consegna, ma anche l'esistenza di un titolo che obbliga alla restituzione, cioè il contratto di mutuo. La Corte accoglie inoltre il ricorso sulla liquidazione delle spese legali, chiarendo che queste vanno calcolate sul valore effettivo della controversia e non sul valore totale della causa iniziale.
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Produzione documentale appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene su un caso di mediazione immobiliare per chiarire le rigide regole sulla produzione documentale in appello. Una società di mediazione, citata per la restituzione di un acconto, si era vista contestare la mancata iscrizione all'albo solo in secondo grado. La Corte d'Appello aveva ammesso la produzione tardiva del certificato, ma la Cassazione ha annullato la decisione, ribadendo che, ai sensi dell'art. 345 c.p.c., i nuovi documenti sono ammessi solo se la parte dimostra l'impossibilità di produrli prima per causa non imputabile, un principio distinto dalla proponibilità dell'eccezione.
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Deposito cauzionale: la restituzione è dovuta?
Una società conduttrice citava in giudizio il locatore a causa di infiltrazioni d'acqua, cercando di evitare il pagamento dei canoni. I tribunali di merito hanno dato ragione al locatore, poiché il danno era stato causato da un terzo. La Corte di Cassazione ha confermato gran parte della decisione, ma ha annullato la parte relativa al deposito cauzionale. Poiché il locatore non aveva impugnato la constatazione iniziale del pagamento del deposito, tale fatto è diventato definitivo, e il conduttore ha diritto alla sua restituzione.
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Risarcimento danno dirigente medico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 28250/2023, ha confermato il diritto al risarcimento danno per un dirigente medico a causa della mancata attivazione, da parte di un'Azienda Sanitaria, delle procedure di valutazione necessarie a determinare la retribuzione variabile. L'inerzia del datore di lavoro configura inadempimento contrattuale e una perdita di chance, liquidabile dal giudice in via equitativa.
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Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria di appartenenza per il mancato pagamento di una parte variabile della sua retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28243/2023, ha stabilito che dal risarcimento del danno va detratto l'eventuale vantaggio economico ottenuto dal dipendente a causa dello stesso inadempimento (come l'aumento della retribuzione di risultato), applicando il principio di compensatio lucri cum damno. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il danno effettivo.
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Spese straordinarie figli: quando serve l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19532/2023, ha stabilito che le spese per l'alloggio universitario dei figli rientrano tra le spese straordinarie. Se il provvedimento di divorzio le subordina a un accordo preventivo tra i genitori, la semplice conoscenza della scelta universitaria da parte di un genitore non è sufficiente a far sorgere l'obbligo di rimborso in assenza di un consenso esplicito sulle spese.
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Equa riparazione: diritto anche se la causa è persa
Un gruppo di cittadini ha richiesto un'equa riparazione per la durata eccessiva di un precedente processo. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, sostenendo che, avendo perso la causa iniziale, i ricorrenti non potevano aver subito un danno risarcibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che il diritto a un'equa riparazione per la lungaggine di un processo è autonomo rispetto all'esito della causa stessa. La Corte ha stabilito che la sofferenza per il ritardo deve essere valutata caso per caso, accogliendo il ricorso dei cittadini.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: la doppia conforme
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito. Il caso verteva sulla presunta violazione degli obblighi informativi da parte della banca nella vendita di quote di un fondo. La decisione si fonda sul principio della "doppia conforme", secondo cui, se le sentenze di primo e secondo grado concordano sulla ricostruzione dei fatti, il ricorso in Cassazione per omesso esame di un fatto decisivo è inammissibile. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma giudicare la corretta applicazione della legge, sancendo così l'inammissibilità ricorso Cassazione.
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Competenze geometra: contratto nullo senza compenso
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto d'opera professionale stipulato con un geometra per la progettazione di un tetto in cemento armato. Poiché tale attività rientra nelle competenze esclusive degli ingegneri, il contratto è stato dichiarato radicalmente nullo. Di conseguenza, al geometra non spetta alcun compenso per l'attività svolta, in quanto le sue competenze professionali non erano adeguate all'incarico ricevuto.
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Donazione modale: quando esclude l’obbligo alimentare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una sorella contro il fratello, confermando che quest'ultimo non era tenuto a versare gli alimenti alla vedova del padre. La decisione si basa sul principio della donazione modale: poiché i beni ricevuti in donazione erano gravati da debiti di valore superiore, il valore netto della liberalità era negativo, annullando così l'obbligo alimentare previsto dalla legge.
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Costituzione servitù: basta la firma sulla convenzione?
La Corte di Cassazione ha confermato che la sottoscrizione di una convenzione di lottizzazione, inclusi i progetti che mostrano lo scarico di acque su un fondo, è sufficiente per la costituzione servitù. Non sono necessarie formule sacramentali, ma solo una chiara e inequivocabile volontà delle parti desumibile dall'atto scritto. Il caso riguardava una proprietaria che negava l'esistenza di una servitù di scolo acque meteoriche sul suo terreno, ma la Corte ha ritenuto il suo consenso validamente prestato con la firma degli accordi urbanistici.
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