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Legge 119/2018

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907 provvedimenti

Cessazione della materia del contendere: lite chiusa con il fisco
Una società in liquidazione ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per un presunto maggior reddito imponibile. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del d.l. n. 119/2018, provvedendo al relativo pagamento. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro i termini di legge e non è intervenuto alcun diniego da parte dell'ufficio, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, il processo si è estinto e le spese giudiziarie sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: i paletti
Una società riceveva due avvisi di accertamento per imposte non versate. Dopo alterne vicende giudiziarie, la causa giungeva in Cassazione, che la rinviava alla Commissione Tributaria Regionale. Qui, i giudici dichiaravano improcedibile la riassunzione per carenza di interesse. Nel frattempo, la società chiedeva la definizione agevolata delle controversie tributarie pagando il 5% del valore della lite, ma il Fisco negava l'agevolazione pretendendo il 15%. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di definizione agevolata al 5%, poiché il Fisco non era stato sconfitto in tutti i precedenti gradi di giudizio. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto i ricorsi sul fronte processuale, stabilendo che nel giudizio di rinvio le parti riprendono automaticamente le loro posizioni originarie senza necessità di nuovi appelli. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova decisione sul merito.
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Estinzione del giudizio tributario: addio al ricorso senza istanza
Un contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate per contestare il recupero a tassazione di costi non documentati. Durante il processo, la causa è stata sospesa in base alle norme sulla pace fiscale. Il contribuente non ha però presentato l'obbligatoria istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo ha reso definitivo l'accertamento fiscale e ha lasciato le spese del processo a carico della parte che le ha anticipate.
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Tassa rifiuti: la definizione agevolata estingue la lite
Un'azienda concessionaria della riscossione ha impugnato la decisione d'appello relativa a un avviso di accertamento TARSU emesso contro una contribuente. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie. Di conseguenza, le parti hanno depositato un atto congiunto di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata delle liti: stop alle liti se il fisco tace
Una società di trasporti ha richiesto la definizione agevolata delle liti per chiudere un contenzioso tributario relativo a Irpeg e Irap. La contribuente ha presentato la domanda e pagato quanto dovuto. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego entro i termini e nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Condono fiscale: negata la sanatoria nei giudizi di revocazione
Il Contribuente ha proposto un ricorso per revocazione contro una precedente decisione della Cassazione. Successivamente, ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata. L'Amministrazione Finanziaria ha negato l'accesso alla misura. Di conseguenza, il Contribuente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che il condono fiscale non si applica ai giudizi di revocazione, poiché questi riguardano decisioni già definitive. Tuttavia, accogliendo la rinuncia del Contribuente, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese tra le parti.
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Interruzione del processo tributario: il Fisco ritarda e perde
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava l'estinzione di un giudizio d'appello. Il processo era stato interrotto a causa del decesso di uno dei soci di una società di capitali. Secondo l'ente impositore, il termine di sei mesi per la ripresa del giudizio era sospeso per nove mesi grazie alla normativa sul condono fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini prevista per le controversie definibili non si applica all'istanza di trattazione successiva all'interruzione del processo tributario. Di conseguenza, non avendo l'ufficio riassunto tempestivamente la causa entro il termine semestrale ordinario, il giudizio si è definitivamente estinto. L'amministrazione finanziaria perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Pace fiscale e silenzio: l’estinzione del giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro la decisione della Commissione Tributaria Regionale che dava ragione a una Società fallita in merito a un accertamento analitico induttivo. Il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle controversie tributarie (pace fiscale) secondo il Decreto Legge 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro la scadenza del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, il processo si chiude definitivamente senza una decisione sul merito e le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Pace fiscale: la definizione agevolata estingue la lite
Una società contribuente ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale riguardante l'imposta di registro. Successivamente, la causa è stata sospesa poiché la società ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, rinunciando formalmente al giudizio. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa scelta e ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Comune perde per un ritardo
Il Comune ha impugnato la decisione che annullava la richiesta di pagamento della tassa sui rifiuti dovuta da una Società per un'area industriale. Durante il processo, le parti hanno ottenuto la sospensione della causa per aderire alla definizione agevolata delle liti fiscali. Tuttavia, nessuna delle parti ha presentato l'obbligatoria istanza di trattazione entro la scadenza del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo significa che il processo si chiude definitivamente senza una decisione sul merito della tassa, e le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alla lite IVA
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro una società immobiliare per contestare l'annullamento di una cartella di pagamento relativa a controlli automatizzati IVA, sanzioni e interessi. Nel corso del giudizio di legittimità, la causa è stata sospesa per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle controversie pendenti. Tuttavia, la parte interessata non ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Tassa rifiuti e pace fiscale: l’estinzione del giudizio tributario
Il Comune ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale favorevole a una Società in merito al pagamento della tassa sui rifiuti (TARSU) per un'area industriale. Il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, e le spese di giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio tributario: il Fisco perde per inattività
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro la decisione favorevole ottenuta dai Contribuenti in merito ad agevolazioni fiscali per beni strumentali. Successivamente, il processo è stato sospeso per consentire l'adesione alla definizione agevolata delle liti pendenti. Poiché nessuna delle parti ha presentato la necessaria istanza di trattazione entro il termine perentorio stabilito dalla legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate, consolidando la vittoria dei Contribuenti ottenuta nei gradi precedenti.
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Definizione agevolata: come l’accordo cancella la lite sull’IVA
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a una società l'illegittima detrazione IVA per operazioni soggettivamente inesistenti relative all'anno 2005. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando la prima rata del dovuto. Entrambe le parti hanno quindi richiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la società chiude la lite con il Fisco
Una società di produzione conciaria ha ricevuto un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per maggiori imposte IRES, IRAP e IVA relative all'anno 2010, derivanti da rimanenze di magazzino e ammortamenti indeducibili. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, documentando il pagamento integrale del dovuto. Non essendo stata presentata alcuna istanza di trattazione dalle parti, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Cessata materia del contendere: debito a zero e fermo annullato
Il Contribuente ha impugnato il preavviso di fermo amministrativo emesso dall'Agente della Riscossione per un debito IRPEF. Nel corso del giudizio di Cassazione, il debito è stato interamente annullato grazie allo stralcio dei carichi fino a mille euro previsto dalla legge. Di conseguenza, il debito residuo è sceso a zero euro. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessata materia del contendere, determinando l'estinzione del giudizio. Poiché l'estinzione è derivata da un fatto sopravvenuto per legge, la Corte ha stabilito che il Contribuente non deve pagare il doppio contributo unificato, compensando di fatto le spese in assenza di attività difensiva della controparte.
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Sospensione dei termini processuali: no al doppio sconto estivo
Il caso nasce dall'impugnazione di un avviso di accertamento IRPEF. La Corte di Cassazione ha chiarito che la sospensione straordinaria di nove mesi (prevista per la definizione agevolata delle liti fiscali) e la sospensione feriale estiva non si possono sommare se i due periodi coincidono o si sovrappongono. Il Contribuente aveva presentato appello oltre la scadenza calcolata senza il cumulo, ritenendo invece applicabile la doppia sospensione. I giudici hanno respinto il ricorso, confermando che la sospensione dei termini processuali feriale viene assorbita da quella straordinaria per evitare una duplicazione ingiustificata dei tempi. Il Contribuente perde la causa ed e condannato al raddoppio del contributo unificato.
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Fisco vince: valida la delega di firma avviso di accertamento
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro Il Contribuente per recuperare a tassazione costi non giustificati. Il Contribuente ha impugnato l'atto sostenendo la nullità della firma per difetto di delega. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la delega di firma avviso di accertamento non richiede l'indicazione nominativa del delegato né un limite temporale, essendo sufficiente l'individuazione tramite la qualifica ricoperta. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di estinzione per sanatoria fiscale, poiché Il Contribuente non ha provato l'effettivo pagamento e la presentazione della domanda. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Definizione agevolata: il ricorso decade anche senza saldo
Una contribuente impugnava un preavviso di iscrizione ipotecaria emesso dall'Agenzia delle Entrate per debiti relativi a IRPEF, IVA e IRAP. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ricorreva in Cassazione lamentando vizi di notifica e prescrizione dei crediti. Nelle more del giudizio, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata ai sensi della normativa sulla pace fiscale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse. La presentazione dell'istanza di definizione agevolata, pur in assenza della prova del pagamento di tutte le rate, manifesta la volontà di definire la pendenza tributaria, facendo venir meno l'interesse a una decisione sul merito della controversia.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: il fisco perde per silenzio
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso una cartella di pagamento per recuperare un credito d'imposta utilizzato da un contribuente nel 2004, sostenendo l'omessa presentazione delle dichiarazioni dei redditi per gli anni 2002 e 2003. Il contribuente ha dimostrato la regolare presentazione delle dichiarazioni e, successivamente, ha richiesto la definizione agevolata delle liti tributarie ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha presentato istanza di trattazione entro il termine stabilito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, lasciando le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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