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Legge 119/2018 — Anno 2025

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107 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Onere della prova costi deducibili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si è pronunciata su un ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società manifatturiera. La Corte ha accolto gran parte delle censure fiscali, ribadendo principi chiave in materia tributaria. È stato sottolineato che spetta al contribuente l'onere della prova per i costi deducibili, dimostrandone l'inerenza all'attività d'impresa. La Corte ha inoltre confermato l'obbligo di ricostituire le riserve in sospensione d'imposta nel bilancio post-fusione e ha censurato la decisione della commissione tributaria regionale per 'motivazione apparente', in quanto priva di una reale spiegazione logico-giuridica. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Definizione agevolata cartella: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato una cartella di pagamento, chiedendo in appello la definizione agevolata della lite. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la definizione agevolata cartella è ammissibile anche se l'atto deriva da un controllo automatizzato, qualora rappresenti il primo atto con cui la pretesa fiscale viene comunicata al contribuente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Opposizione tardiva cartella: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro una cartella di pagamento. L'opposizione tardiva alla cartella, presentata ben oltre i termini di legge, impedisce al giudice di esaminare il merito della pretesa, inclusa l'eccezione di prescrizione sia maturata prima che dopo la notifica dell'atto. La decisione sottolinea il carattere perentorio dei termini di impugnazione.
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Termine lungo impugnazione e ricorso inammissibile
Un contribuente ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine lungo di impugnazione di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza. La Corte ha chiarito che la mancata comunicazione del dispositivo da parte della cancelleria non incide sulla decorrenza di tale termine perentorio, confermando la decisione impugnata e condannando il ricorrente alle spese.
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Estinzione giudizio tributario: il caso della rottamazione
Un contribuente impugna un accertamento fiscale. Durante il processo in Cassazione, aderisce alla rottamazione, pagando il dovuto. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio tributario per cessata materia del contendere, senza condanna alle spese o al doppio contributo unificato.
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Prescrizione crediti fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di ammissione al passivo in una procedura di fallimento produce un effetto interruttivo e sospensivo sulla prescrizione dei crediti. Tale effetto dura per tutta la procedura concorsuale e vale anche nei confronti del debitore una volta che questo è tornato in bonis. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva erroneamente dichiarato prescritti dei crediti tributari, ritenendo irrilevante il lungo periodo trascorso durante il fallimento. Il caso riguarda la prescrizione crediti fallimento e l'azione di riscossione dell'Agenzia delle Entrate.
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Sospensione termini processuali: la Cassazione decide
Un contribuente ottiene in appello la dichiarazione di inammissibilità del ricorso dell'Agenzia delle Entrate per tardività. La Corte di Cassazione, tuttavia, cassa la sentenza, affermando che la sospensione termini processuali prevista dalla normativa sulla "pace fiscale" opera automaticamente (ex lege) per nove mesi per tutte le controversie definibili, rendendo l'appello dell'Amministrazione tempestivo. La sospensione non è subordinata alla richiesta del contribuente e si applica a entrambe le parti.
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Processo tributario telematico: appello cartaceo valido
La Corte di Cassazione ha stabilito che, durante il regime facoltativo del processo tributario telematico, un appello depositato in formato cartaceo è valido anche se il primo grado si era svolto telematicamente. L'ordinanza chiarisce che l'inammissibilità può essere dichiarata solo se l'irregolarità formale ha causato un concreto pregiudizio al diritto di difesa della controparte, applicando il principio del raggiungimento dello scopo dell'atto.
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Sospensione termini impugnazione: automatica o no?
La Corte di Cassazione chiarisce che la sospensione dei termini di impugnazione, prevista dalle norme sulla definizione agevolata delle liti tributarie (d.l. 119/2018), opera automaticamente per tutte le controversie potenzialmente definibili. Tale sospensione non è subordinata alla presentazione di una specifica istanza da parte del contribuente. Di conseguenza, è stato ritenuto tempestivo l'appello dell'Amministrazione Finanziaria, originariamente dichiarato inammissibile dalla commissione regionale perché depositato oltre i termini ordinari. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando il principio della sospensione 'ope legis' dei termini processuali.
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Definizione agevolata: i pagamenti sanzioni contano
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4613/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di definizione agevolata delle liti fiscali. La Corte ha chiarito che le somme già versate dal contribuente per la definizione delle sole sanzioni devono essere scomputate dall'importo totale dovuto per la chiusura della controversia. Il diniego dell'Amministrazione Finanziaria, basato su un'interpretazione restrittiva, è stato ritenuto illegittimo, portando all'accoglimento del ricorso del contribuente e alla definitiva estinzione del giudizio.
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Diniego definizione agevolata: la competenza territoriale
Un contribuente ha impugnato un diniego di definizione agevolata, sostenendo l'incompetenza dell'ufficio e vizi procedurali. La Corte di Cassazione, riunendo due ricorsi (uno ordinario e uno per revocazione), ha rigettato entrambe le istanze. La Corte ha confermato la legittimità del diniego, stabilendo che la competenza a decidere sulla definizione agevolata spetta all'ufficio che ha emesso l'atto di accertamento originario, e che la motivazione di una sentenza può validamente richiamare le argomentazioni di un'altra pronuncia resa tra le stesse parti.
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Cessata materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contribuente impugnava diverse intimazioni di pagamento. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorreva in Cassazione. Durante il procedimento, aderiva a due diverse forme di definizione agevolata per sanare i debiti oggetto della causa. Di conseguenza, sia il contribuente che l'Agenzia delle Entrate chiedevano alla Corte di chiudere il caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese legali tra le parti.
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Diniego definizione agevolata: a chi spetta decidere?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento e il diniego di una definizione agevolata. La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi, chiarendo che la richiesta di definizione agevolata deve avere ad oggetto l'atto impositivo originario, non l'atto di riscossione provvisoria successivo. La competenza a decidere sul diniego spetta all'ufficio che ha emesso l'accertamento iniziale.
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Sospensione termini impugnazione: onere della prova
Una società propone ricorso in Cassazione contro una sentenza in materia di IMU, notificandolo oltre il termine di sei mesi. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per tardività. La motivazione si fonda sul fatto che la sospensione termini impugnazione, prevista da una norma speciale per la definizione agevolata delle liti, non era automatica per le controversie con gli enti locali. Spettava al ricorrente, quale onere della prova, dimostrare l'adesione del Comune alla procedura, cosa che non è avvenuta.
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Sospensione termini impugnazione: onere della prova
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro un avviso di accertamento ICI. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo, chiarendo un punto fondamentale sulla sospensione termini impugnazione. Per i tributi locali, la sospensione legata alla "pace fiscale" non è automatica. Spetta al contribuente dimostrare, con documenti, che l'ente locale (es. il Comune) ha deliberato di aderire alla procedura di definizione agevolata. In assenza di tale prova, i termini di impugnazione non sono sospesi.
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Sospensione termini impugnazione: onere della prova
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IMU. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. La causa di sospensione dei termini di impugnazione prevista per le liti tributarie non era applicabile, in quanto la società non ha dimostrato la necessaria adesione del Comune alla procedura agevolata, un onere probatorio che grava sul contribuente.
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Notifica cartella pagamento: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha contestato la validità della notifica di una cartella di pagamento consegnata alla moglie, sostenendo la necessità di una raccomandata informativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la notifica cartella pagamento eseguita direttamente dall'agente di riscossione, la consegna a un familiare convivente è sufficiente a perfezionare l'atto e a interrompere la prescrizione, senza bisogno di ulteriori comunicazioni.
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Discriminazione stranieri bonus: no a residenza lunga
La Corte di Cassazione ha confermato il carattere discriminatorio di due delibere di una Regione che imponevano lunghi periodi di residenza (5 o 10 anni) per l'accesso di cittadini stranieri a un 'bonus bebè' e un 'bonus affitti'. La Corte ha stabilito che tale requisito di residenza prolungata viola il principio di parità di trattamento sancito dalla normativa nazionale ed europea, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato la rimozione della clausola discriminatoria. Si tratta di un'importante pronuncia sulla discriminazione stranieri bonus.
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Accertamento induttivo puro: costi deducibili forfettari
In un caso di accertamento induttivo puro dovuto a omessa dichiarazione dei redditi, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della deduzione forfettaria dei costi di produzione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, in assenza di contabilità, spetta all'Ufficio stesso determinare non solo i ricavi, ma anche i costi inerenti, basandosi sulla natura dell'attività e applicando una percentuale presuntiva, in linea con i principi della Corte Costituzionale.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società impugnava un estratto di ruolo relativo a tributi locali. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha aderito alla definizione agevolata, pagando il dovuto e chiedendo di dichiarare cessata la materia del contendere. La Corte Suprema, accogliendo la richiesta, ha dichiarato estinto il processo, sottolineando che l'adesione alla sanatoria implica la rinuncia al giudizio e comporta la compensazione delle spese legali.
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