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Legge 119/2018 — Anno 2025

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107 provvedimenti

Altri anni per Legge 119/2018

Domicilio digitale: notifica valida a PEC del ReGindE
La Cassazione stabilisce che la notifica di un atto di appello è valida se inviata al domicilio digitale dell'avvocato risultante dai pubblici registri (ReGindE), anche se diverso da quello precedentemente indicato. L'Agenzia Fiscale aveva notificato un appello a una PEC aggiornata del difensore di una società importatrice, e la Corte ha ritenuto tale notifica legittima, superando l'eccezione di inammissibilità e chiarendo l'importanza del domicilio digitale nel processo telematico.
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Notifica cartelle esattoriali: i requisiti di validità
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti per la validità della notifica cartelle esattoriali in caso di assenza del destinatario. La Corte ha stabilito che le annotazioni sulla mancata consegna devono figurare sulla relata di notifica e non necessariamente sull'avviso di ricevimento della raccomandata informativa, annullando la decisione di merito e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26184/2025, ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e immediato. La semplice mancata notifica della cartella di pagamento non è più sufficiente a giustificare l'azione legale. Questa decisione, in linea con le recenti riforme legislative, restringe significativamente la possibilità di contestare un debito fiscale attraverso l'estratto di ruolo, richiedendo la prova di un danno specifico, come l'esclusione da appalti pubblici.
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Diniego definizione agevolata: motivazione necessaria
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di diniego di definizione agevolata emesso dall'Agenzia delle Entrate perché la motivazione era incomprensibile e contraddittoria. Una società aveva richiesto di aderire alla definizione agevolata, ma l'Agenzia ha rigettato l'istanza con un atto che riportava dati numerici contrastanti senza alcuna spiegazione. La Corte ha stabilito che un atto di diniego deve essere motivato in modo chiaro e comprensibile per consentire al contribuente di esercitare il proprio diritto di difesa. L'assenza di una motivazione chiara rende l'atto illegittimo.
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Termine impugnazione: no alla doppia sospensione
Un contribuente ha visto il suo ricorso dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione speciale di nove mesi del termine impugnazione, prevista per le liti pendenti, non si cumula con la sospensione feriale. Secondo la Corte, una 'doppia sospensione' non è ammissibile in assenza di una specifica previsione normativa, rendendo così tardivo il ricorso presentato oltre la scadenza calcolata senza il cumulo.
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Contrasto motivazione dispositivo: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della commissione tributaria regionale a causa di un insanabile contrasto tra motivazione e dispositivo. La decisione di secondo grado, pur argomentando a favore dell'ente di riscossione, aveva paradossalmente accolto l'appello del contribuente. La Suprema Corte ha stabilito che tale palese contraddizione non costituisce un mero errore materiale correggibile, ma un vizio che determina la nullità della pronuncia, rendendo impossibile individuare la reale volontà del giudice. Di conseguenza, la causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per un nuovo esame.
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Atto impositivo: quando la cartella lo diventa
La Corte di Cassazione ha stabilito che una cartella di pagamento, se è il primo atto notificato a un contribuente coobbligato solidale (come un amministratore di società), assume la natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia che ne deriva può essere oggetto di definizione agevolata. Nel caso specifico, l'Agenzia delle Entrate aveva negato la definizione agevolata sostenendo che la cartella non fosse un atto impositivo, ma la Corte ha accolto il ricorso del contribuente, estinguendo il giudizio.
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Estinzione processo tributario: il caso della sanatoria
L'ordinanza analizza un caso di estinzione del processo tributario a seguito della domanda di definizione agevolata presentata da una contribuente. La Corte di Cassazione, preso atto del pagamento e della mancata notifica del diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate entro i termini di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio pendente, sorto da un accertamento IRPEF per presunti utili non dichiarati.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Una contribuente impugna una cartella di pagamento e i relativi avvisi di accertamento, contestando la regolarità delle notifiche. Il contenzioso giunge fino alla Corte di Cassazione. Durante il processo, la contribuente aderisce alla definizione agevolata dei carichi, pagando integralmente quanto dovuto. Di conseguenza, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio, poiché è venuto meno l'oggetto della controversia.
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Rottamazione quater e processo: i chiarimenti
Un contribuente, durante un ricorso in Cassazione per cartelle esattoriali ritenute prescritte, aderisce alla "rottamazione quater". La Corte Suprema, pur riconoscendo che il pagamento della prima rata perfeziona la definizione agevolata, emette un'ordinanza interlocutoria. Sospende la decisione e concede 120 giorni alle parti per depositare la documentazione che colleghi in modo inequivocabile le domande di rottamazione e i pagamenti alle specifiche cartelle oggetto del contenzioso, passaggio necessario per poter dichiarare l'estinzione del giudizio.
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Imposta di registro sentenza: quando non è dovuta?
L'Amministrazione Finanziaria richiedeva l'imposta di registro su una sentenza di primo grado, poi riformata in appello. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che se la sentenza che costituisce il presupposto dell'imposta di registro viene annullata in via definitiva, l'obbligo tributario viene meno, anche se ciò accade nel corso del giudizio tributario.
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Definizione agevolata: si applica all’autotutela?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza il caso di una contribuente che si è vista negare la definizione agevolata per una lite su un diniego di autotutela. L'Agenzia delle Entrate ritiene che tali controversie non siano 'sanabili', ma la Corte ha sollevato dubbi sulla portata della nuova normativa (L. 197/2022), data la sua apparente maggiore ampiezza rispetto al passato. La decisione finale chiarirà l'ambito di applicazione della 'tregua fiscale'.
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Sanzione legale rappresentante: impugnazione personale
Un ex legale rappresentante di una società cancellata ha ricevuto un avviso di accertamento che irrogava una sanzione personale a suo carico. Dopo che i giudici di merito hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile, la Corte di Cassazione ha stabilito il suo diritto a impugnare l'atto in proprio, limitatamente alla parte che lo riguarda direttamente. La Corte ha chiarito che la sanzione legale rappresentante, quando irrogata personalmente, conferisce piena legittimazione ad agire per la sua contestazione, annullando la precedente decisione e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito dell'adesione del contribuente alla definizione agevolata. Il caso riguardava un accertamento per Irpef e Irap nei confronti di un medico odontoiatra. Dopo l'istanza di definizione agevolata e il relativo pagamento, e in assenza di una richiesta di prosecuzione del giudizio, la Corte ha sancito la cessazione della materia del contendere.
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Definizione agevolata: no al 5% con vittoria parziale
Un contribuente, dopo una vittoria solo parziale nei primi gradi di giudizio contro un accertamento fiscale, ha richiesto la definizione agevolata versando il 5% del valore della lite. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che la percentuale ridotta del 5% per la definizione agevolata si applica solo in caso di soccombenza totale e ininterrotta dell'Amministrazione Finanziaria. Una vittoria parziale iniziale esclude l'accesso a tale beneficio, richiedendo un calcolo differente. La Corte ha inoltre rigettato il ricorso originario dell'Agenzia, confermando la decisione di merito a favore del contribuente.
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Contraddittorio endoprocedimentale: socio e società
La Corte di Cassazione chiarisce l'ambito di applicazione del contraddittorio endoprocedimentale. In caso di accertamento fiscale verso una società, le garanzie procedurali previste non si estendono automaticamente al socio per il suo reddito da partecipazione, data l'autonomia della sua posizione fiscale. Il ricorso del contribuente, che lamentava la violazione delle garanzie procedurali, è stato respinto.
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Contraddittorio endoprocedimentale: socio e società
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'erede di un socio, la quale lamentava la violazione del contraddittorio endoprocedimentale nell'ambito di un accertamento fiscale. L'amministrazione finanziaria aveva notificato un avviso di accertamento a una società per maggiori redditi e, di conseguenza, ai soci per le rispettive quote. La società aveva definito la propria posizione con una sanatoria. L'erede del socio, invece, ha proseguito il contenzioso, sostenendo che un vizio procedurale nell'accertamento della società (relativo all'IVA) dovesse invalidare anche quello a suo carico. La Corte ha chiarito che la posizione fiscale del socio è autonoma da quella della società. Pertanto, le garanzie procedurali previste per l'accertamento sull'IVA della società non si estendono automaticamente all'accertamento sul reddito da partecipazione del socio.
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Motivazione Apparente: Cassazione Annulla Sentenza
Una società impugnava una cartella di pagamento per il diritto camerale. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente, poiché i giudici si erano limitati a confermare la decisione precedente senza analizzare i motivi di appello. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame, sottolineando l'obbligo per ogni giudice di fornire una giustificazione effettiva e non meramente formale delle proprie decisioni.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il giudice d'appello si era limitato a confermare la decisione di primo grado, basata su una perizia tecnica, senza esporre un'autonoma argomentazione e senza rispondere alle specifiche critiche mosse dall'Amministrazione Finanziaria riguardo la deducibilità di costi sostenuti da una società. La Corte ha ribadito che un mero richiamo ad altri atti non costituisce una valida motivazione, determinando la nullità della sentenza e il rinvio del caso per un nuovo esame.
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Estinzione lite tributaria: il ruolo della sanatoria
Un'ordinanza della Cassazione analizza un caso di accertamento da redditometro. La contribuente, dopo due gradi di giudizio, aderisce a una definizione agevolata. La Corte, senza entrare nel merito, dichiara l'estinzione della lite tributaria, evidenziando l'impatto delle sanatorie fiscali sui processi in corso.
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