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L. n. 136 del 2018

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86 provvedimenti

Definizione agevolata: quando è valida l’istanza?
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per la definizione agevolata di una controversia. La Corte ha rigettato il ricorso di un contribuente perché non è stato provato di aver impugnato l'atto impositivo presupposto insieme al fermo amministrativo, confermando così il diniego dell'Agenzia. Ha rigettato anche il ricorso dell'Agenzia, escludendo l'ultrapetizione della sentenza di secondo grado che, pur con una frase infelice, non si era pronunciata sul merito del debito ma solo sulla legittimità del fermo.
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Estinzione giudizio rottamazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario a seguito dell'adesione del contribuente alla "rottamazione-ter". La decisione chiarisce che per l'estinzione giudizio rottamazione non è necessario il completo pagamento del debito rateizzato, ma è sufficiente il perfezionamento della procedura amministrativa, che include la dichiarazione del contribuente di rinunciare ai giudizi in corso. L'agente di riscossione aveva accettato l'istanza e comunicato il piano rateale. Di conseguenza, il processo è stato dichiarato estinto e le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Accertamento d’ufficio: obbligo di dedurre i costi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25702/2025, chiarisce che in caso di accertamento d'ufficio per omessa dichiarazione, l'Amministrazione Finanziaria ha l'obbligo di determinare, anche in via induttiva, i costi inerenti ai maggiori ricavi accertati. Omettere tale calcolo viola il principio costituzionale di capacità contributiva. La Corte ha quindi accolto il ricorso del contribuente su questo punto, cassando con rinvio la sentenza di merito che negava il riconoscimento dei costi in assenza di prove documentali.
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Definizione agevolata cartella: sì al cessionario
Una società, cessionaria di un ramo d'azienda, ha ricevuto una cartella di pagamento per debiti della cedente. La società ha richiesto la definizione agevolata della lite, ma l'Agenzia delle Entrate l'ha negata, sostenendo che la cartella fosse un mero atto di riscossione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che, per il cessionario, la cartella è il primo atto che afferma la pretesa fiscale e ha quindi natura impositiva. Di conseguenza, è ammissibile alla definizione agevolata, portando all'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata cartella: sì al cessionario
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cartella di pagamento notificata a una società cessionaria di un ramo d'azienda, per debiti tributari della società cedente, ha natura impositiva. Di conseguenza, tale atto rientra nel perimetro della definizione agevolata delle controversie. La Corte ha accolto il ricorso di una società contro il diniego dell'Agenzia delle Entrate, dichiarando estinto il giudizio a seguito della presentazione della domanda di condono e del pagamento della prima rata. La decisione si fonda sul principio che la cartella è il primo atto con cui la pretesa fiscale viene esercitata nei confronti del nuovo soggetto obbligato in solido.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un contribuente impugna in Cassazione una cartella di pagamento per IVA. Durante il giudizio, aderisce a una definizione agevolata, saldando integralmente il debito. La Corte Suprema, preso atto del pagamento, dichiara l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, con spese a carico della parte che le ha anticipate, come previsto dalla normativa speciale sulla sanatoria fiscale.
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Estinzione del giudizio per definizione agevolata
Una contribuente impugna una cartella di pagamento e i relativi avvisi di accertamento, contestando la regolarità delle notifiche. Il contenzioso giunge fino alla Corte di Cassazione. Durante il processo, la contribuente aderisce alla definizione agevolata dei carichi, pagando integralmente quanto dovuto. Di conseguenza, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio, poiché è venuto meno l'oggetto della controversia.
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Stralcio debiti tributari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un'intimazione di pagamento. La decisione si fonda sullo stralcio debiti tributari previsto per legge, che ha annullato automaticamente i singoli carichi inferiori a 1.000 euro, facendo venir meno l'interesse ad agire.
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Stralcio debiti tributari: ricorso inammissibile
Un contribuente ha impugnato un avviso di intimazione di pagamento. Durante il giudizio in Cassazione, è intervenuta una normativa che ha previsto lo stralcio debiti tributari per importi inferiori a 1.000 euro. La Corte ha verificato che il debito rientrava in tale casistica e, essendo stato annullato automaticamente per legge, ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse, poiché il titolo contestato non esisteva più.
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Prescrizione crediti tributari: 10 anni per le imposte
In un caso riguardante la riscossione di cartelle esattoriali per IRPEF e IVA, la Corte di Cassazione ha chiarito la differenza nei termini di prescrizione dei crediti tributari. L'ordinanza stabilisce che per le imposte si applica il termine ordinario di dieci anni, mentre per le sanzioni e gli interessi collegati il termine è di cinque anni. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la precedente decisione che aveva erroneamente applicato una prescrizione quinquennale a tutto il debito e rinviando il caso alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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Tardività del ricorso: Fisco perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello dell'Amministrazione Finanziaria a causa della tardività del ricorso. Nonostante una sospensione di nove mesi dei termini processuali, l'appello è stato notificato oltre la scadenza ultima. La decisione evidenzia l'importanza cruciale del rispetto dei termini per l'impugnazione, impedendo alla Corte di esaminare nel merito la questione della nullità dell'avviso di accertamento per violazione del termine dilatorio di 60 giorni.
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Acquisizione fascicolo d’ufficio: rinvio del caso
Una società ha richiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione, presentando anche un'istanza di estinzione del giudizio per una definizione agevolata. La Corte ha osservato che la definizione agevolata si riferiva a un altro procedimento. Data l'impossibilità di reperire il fascicolo del giudizio originario, la Corte ha ordinato l'acquisizione del fascicolo d'ufficio e ha rinviato la causa, senza decidere nel merito.
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Cessazione materia del contendere: il caso risolto
Una società, sanzionata per non aver indicato separatamente costi sostenuti in paesi a fiscalità privilegiata (black list), ha visto il suo contenzioso con l'Agenzia delle Entrate concludersi davanti alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, la società ha aderito a una definizione agevolata introdotta da una nuova legge, sanando la propria posizione. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa.
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Estinzione processo tributario: lite pendente estinta
Un contribuente, a seguito di un accertamento fiscale per maggiori redditi IRPEF, ha visto il suo ricorso in Cassazione risolversi in un'estinzione del processo tributario. La Corte ha applicato la normativa sulla definizione agevolata delle liti pendenti, alla quale il cittadino aveva aderito, portando alla chiusura del caso senza una decisione nel merito, poiché l'Amministrazione Finanziaria non si era opposta nei termini previsti.
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Definizione agevolata: estinzione del processo fiscale
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale fino in Cassazione. Durante il giudizio, ha aderito alla definizione agevolata. Nonostante un iniziale diniego dell'Agenzia delle Entrate, poi annullato in autotutela, la Corte ha verificato il perfezionamento della procedura e il pagamento integrale. Di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del processo e la cessazione della materia del contendere, con spese compensate tra le parti.
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Definizione agevolata: no se la lite è strumentale
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è ammissibile la definizione agevolata liti per una cartella di pagamento quando questa è successiva ad avvisi di accertamento già divenuti definitivi. La Corte ha chiarito che in tali casi, la cartella rappresenta un mero atto di riscossione. Inoltre, ha precisato che qualificare la lite come 'pretestuosa' non costituisce un'eccezione nuova in appello, ma una mera specificazione difensiva.
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Definizione agevolata: estingue il processo in Cassazione
Un contribuente, oggetto di accertamenti fiscali per capitali detenuti all'estero, aveva ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio grazie allo 'scudo fiscale'. Durante il ricorso per Cassazione promosso dall'Agenzia delle Entrate, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo fine alla disputa senza una decisione nel merito.
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Notifica telematica: obbligo e conseguenze nel PTT
Un ricorso del contribuente contro un accertamento IRPEF è stato dichiarato inammissibile perché notificato in forma cartacea anziché tramite la prescritta notifica telematica. La Corte di Cassazione ha confermato che, per le controversie di valore superiore a 3.000 euro e successive all'ottobre 2018, la modalità telematica è l'unica consentita, e il suo mancato rispetto costituisce un vizio insanabile che porta all'inammissibilità dell'atto.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di accertamento fino alla Corte di Cassazione, aderisce a una definizione agevolata dei carichi pendenti (rottamazione-quater). La Suprema Corte, pur non potendo dichiarare la cessazione della materia del contendere per mancanza di prove dirette, dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'adesione alla sanatoria è vista come una manifestazione inequivocabile della volontà di non proseguire il giudizio, rendendo inutile una decisione nel merito. Le spese processuali sono state interamente compensate tra le parti.
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Definizione agevolata: sì per l’atto di pagamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'intimazione di pagamento notificata agli ex soci e all'ex liquidatore di una società estinta costituisce il primo atto impositivo nei loro confronti. Di conseguenza, la controversia che ne deriva è ammissibile alla definizione agevolata. La Corte ha chiarito che, quando un atto è il primo a comunicare la pretesa fiscale al contribuente (in questo caso, i successori della società), esso è impugnabile nel merito e rientra nell'ambito della sanatoria, portando all'estinzione del giudizio pendente.
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