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L. n. 136 del 2018

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86 provvedimenti

Definizione agevolata: stop al giudizio tributario
Una società di servizi ha impugnato avvisi di accertamento relativi a presunte fatture fittizie emesse da un fornitore ritenuto evasore totale. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018, provvedendo al pagamento della prima rata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: ammessa per cartelle esattoriali
La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata è applicabile anche alle controversie riguardanti cartelle di pagamento emesse a seguito di controllo automatizzato ex art. 36-bis, qualora queste rappresentino il primo atto di notifica della pretesa fiscale. Nel caso analizzato, un consorzio aveva impugnato il diniego dell'Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva che la lite non fosse definibile trattandosi di un atto di mera riscossione. La Suprema Corte, richiamando i principi delle Sezioni Unite, ha accolto il ricorso del contribuente, dichiarando l'estinzione del giudizio principale.
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Definizione agevolata liti: estinzione del processo
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato una sentenza favorevole a un istituto di credito riguardante l'IRES. Durante il giudizio, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata liti versando quanto dovuto. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere.
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Cessazione materia del contendere: la Rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso riguardante contributi previdenziali non versati. La società ricorrente, durante il giudizio, ha aderito alla "rottamazione ter", pagando integralmente il debito e rinunciando al ricorso. La Corte ha stabilito che l'adesione a una definizione agevolata e il conseguente pagamento estinguono il giudizio, poiché viene a mancare l'oggetto stesso della disputa.
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Notifica Appello PEC: validità e firma digitale
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione sospende un giudizio per attendere la decisione delle Sezioni Unite su una questione cruciale: la validità della notifica appello PEC in assenza di firma digitale. Il caso nasce da un appello dell'Agente di Riscossione, dichiarato inammissibile perché la notifica via PEC era priva di firma, sollevando il dubbio se tale vizio determini l'inesistenza dell'atto o una nullità sanabile.
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Dichiarazione fiscale: emendabile anche in ritardo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione fiscale è sempre emendabile per correggere errori di fatto o di diritto, anche in sede di contenzioso e oltre i termini previsti per la dichiarazione integrativa. Il caso riguardava una società che aveva corretto un errore materiale su un investimento agevolato, presentando dichiarazioni integrative anni dopo. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ritenuto tardiva la correzione, affermando la natura della dichiarazione come mera esternazione di scienza e non come atto negoziale, garantendo così il diritto del contribuente a versare solo le imposte effettivamente dovute in base alla sua reale capacità contributiva.
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Intimazione di pagamento: quando è valida? La Cassazione
Un contribuente ha impugnato diverse intimazioni di pagamento, sostenendo la loro nullità per difetto di motivazione e per vizi nella notifica degli atti precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'intimazione di pagamento è un atto a contenuto vincolato e la sua motivazione è sufficiente se rinvia alla cartella di pagamento già notificata. La Corte ha inoltre chiarito la coesistenza tra deposito cartaceo e telematico nel processo tributario e confermato la prescrizione decennale per i crediti erariali in questione.
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Definizione agevolata: no al diniego per processo penale
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria non può negare la definizione agevolata di una lite tributaria basandosi sulla mera pendenza di un procedimento penale a carico di uno dei giudici della sentenza impugnata. Finché la sentenza non è revocata, essa è valida e permette l'accesso alla sanatoria. Di conseguenza, il ricorso della contribuente è stato accolto e il giudizio dichiarato estinto.
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Ricorso per revocazione: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione a causa della sua carenza di specificità. Il ricorrente non aveva adeguatamente illustrato la rilevanza dell'errore di fatto denunciato né aveva riproposto le argomentazioni necessarie per la fase rescissoria del giudizio. L'ordinanza chiarisce che il ricorso per revocazione deve essere autosufficiente, contenendo sia le ragioni per l'annullamento della sentenza impugnata sia quelle per una nuova decisione nel merito. È stata invece accolta l'istanza di correzione di un errore materiale.
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Iscrizione a ruolo straordinario: quando è legittima?
La Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso di iscrizione a ruolo straordinario. L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso una cartella esattoriale contro un contribuente fallito, basata su avvisi di accertamento poi definiti con una sanatoria. Essendo venuto meno il presupposto del credito, la Corte ha concluso che l'ente impositore non ha più interesse a una pronuncia sulla legittimità della cartella.
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Errore materiale: quando la Cassazione lo nega?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'istanza di un contribuente per la correzione di un errore materiale in una precedente ordinanza. Il ricorrente sosteneva che la Corte avesse omesso di considerare la sua adesione a una definizione agevolata, a differenza di un altro co-ricorrente. La Corte ha stabilito che non si trattava di errore materiale, poiché la documentazione relativa non era presente nel fascicolo al momento della decisione. La mancanza di un documento non è una svista correggibile, ma, se mai, un errore di fatto da far valere con il diverso strumento della revocazione.
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Cessazione materia del contendere: la richiesta congiunta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una sentenza che aveva dichiarato la cessazione della materia del contendere. La decisione si fonda sul principio che, se entrambe le parti chiedono concordemente la fine del giudizio, il giudice non può che prenderne atto, senza poter sindacare le ragioni sottostanti, come un accordo di rottamazione. Il ricorso è stato respinto perché non affrontava la reale motivazione della sentenza impugnata, ovvero la richiesta congiunta delle parti.
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Impugnazione rendita catastale: ecco come procedere
Una società ha impugnato un avviso di accertamento ICI contestando il valore della rendita catastale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'impugnazione della rendita catastale non può avvenire direttamente nel processo contro l'ente impositore (il Comune), ma richiede un'azione separata contro l'autorità competente, ovvero l'Agenzia delle Entrate. Il Comune, infatti, applica legittimamente l'imposta basandosi sulla rendita iscritta negli atti ufficiali al momento dell'accertamento.
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Accertamento bancario: presunzione su versamenti vale
Un professionista subisce un accertamento bancario per redditi non dichiarati. La commissione tributaria regionale annulla l'atto, ritenendo decaduta la presunzione legale sia sui prelievi che sui versamenti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo che la presunzione di ricavi sui versamenti bancari resta valida per tutti i contribuenti, inclusi i professionisti. La sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014 ha annullato tale presunzione solo per i prelievi dei lavoratori autonomi. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Presunzione versamenti bancari: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che la presunzione versamenti bancari, secondo cui i depositi su un conto corrente sono considerati ricavi non dichiarati, si applica anche ai professionisti. A seguito di un avviso di accertamento, un professionista aveva ottenuto l'annullamento in appello. La Suprema Corte ha però cassato la sentenza, chiarendo che, a differenza dei prelievi, per i versamenti spetta sempre al contribuente dimostrare la loro natura non imponibile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una professionista, soggetta a un accertamento fiscale basato su indagini bancarie, ha visto il suo contenzioso con l'Agenzia delle Entrate arrivare fino in Cassazione. Aderendo a una procedura di definizione agevolata e pagando integralmente quanto dovuto, ha ottenuto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere, confermando l'efficacia di questo strumento per chiudere le liti fiscali pendenti.
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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un processo tributario relativo a un accertamento fiscale per IVA e IRAP. La controversia, giunta fino all'ultimo grado di giudizio, si è conclusa non con una decisione nel merito, ma a seguito della corretta adesione dei contribuenti alla definizione agevolata prevista dalla legge. Avendo i contribuenti presentato domanda e pagato le somme dovute senza ricevere un diniego dall'Agenzia delle Entrate, la Corte ha preso atto della cessata materia del contendere e ha chiuso il procedimento.
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Accertamento sintetico: onere della prova a carico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28093/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che in caso di accertamento sintetico (redditometro), non è sufficiente per il contribuente dimostrare di aver sostenuto delle spese, ma è necessario provare che tali spese sono state coperte con redditi esenti o non imponibili. La Suprema Corte ha chiarito che la presunzione legale a favore del Fisco sposta l'onere della prova interamente sul contribuente, il quale deve fornire una prova documentale sull'origine delle somme utilizzate. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Definizione sanzioni tributarie: il nesso col tributo
Un contribuente ha tentato di accedere alla definizione agevolata per le sole sanzioni derivanti dall'uso di un credito d'imposta inesistente, senza aver definito il tributo principale. L'Agenzia delle Entrate ha negato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che la definizione sanzioni tributarie 'collegate' è preclusa se il rapporto tributario principale non è stato estinto. Entrambi i ricorsi del contribuente sono stati rigettati.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Cassazione dichiara estinto un processo tributario a seguito della definizione agevolata della controversia da parte del contribuente. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato il valore di un immobile, ma l'adesione della società alla procedura di sanatoria ha interrotto il giudizio, facendo cessare la materia del contendere e lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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