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l. n. 122 del 2010

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86 provvedimenti

Redditometro: la prova contraria del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito la natura della prova che il contribuente deve fornire per contrastare un accertamento sintetico redditometro. Non è sufficiente dimostrare l'esistenza di redditi esenti o già tassati, ma è necessario provare documentalmente anche la loro entità e la durata del possesso, per dimostrare l'effettiva disponibilità delle somme nell'anno d'imposta contestato.
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Onere della prova redditometro: redditi passati non bastano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20486/2025, ha stabilito che per contestare un accertamento basato sul redditometro, non è sufficiente per il contribuente dimostrare di aver percepito redditi in passato. È necessario adempiere a un preciso onere della prova redditometro, documentando che tali somme fossero ancora disponibili e siano state utilizzate per coprire le spese nell'anno di imposta contestato. La mera affermazione di possedere risparmi pregressi, senza prove concrete sulla loro permanenza, non è sufficiente a superare la presunzione dell'amministrazione finanziaria.
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Omessa pronuncia: annullata la sentenza sulle sanzioni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della commissione tributaria regionale per omessa pronuncia. Il giudice di merito non aveva esaminato la richiesta del contribuente di disapplicare le sanzioni per buona fede in un caso di accertamento IRES. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame sulla questione delle sanzioni.
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Giudicato esterno: come annulla l’accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento fiscale per l'anno 2007 basato sul 'redditometro', a seguito di un giudicato esterno sopravvenuto. Una precedente sentenza, divenuta definitiva, aveva già annullato un accertamento simile per l'anno 2008, fondato sui medesimi presupposti di fatto. La Corte ha stabilito che l'accertamento compiuto nella prima sentenza sulla natura non reddituale delle somme utilizzate dalla contribuente preclude un nuovo esame della stessa questione, estendendo i suoi effetti anche all'annualità precedente.
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Responsabilità del rappresentante legale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del rappresentante legale di un'associazione non riconosciuta per i debiti fiscali dell'ente. L'Amministrazione Finanziaria aveva notificato un avviso di accertamento all'associazione e, successivamente, un atto di intimazione direttamente al suo presidente. Quest'ultimo ha impugnato l'atto, sostenendo di non aver mai ricevuto un avviso di accertamento personale e che i termini per la riscossione fossero scaduti. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che non è necessario un autonomo atto impositivo notificato personalmente al presidente in qualità di coobbligato solidale. La notifica effettuata all'ente nella persona del suo rappresentante è sufficiente a renderlo edotto della pretesa fiscale. La sua responsabilità deriva direttamente dalla legge (art. 38 c.c.) per il solo fatto di aver rivestito la carica, a meno che non dimostri di aver adempiuto a tutti gli obblighi fiscali.
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Responsabilità rappresentante ASD: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità personale e solidale del rappresentante di un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) per i debiti fiscali dell'ente. Il caso riguardava un complesso schema in cui nove ASD erano state ritenute dall'Amministrazione Finanziaria un unico centro di interessi, creato per eludere i limiti di fatturato previsti dal regime fiscale agevolato. La Corte ha stabilito che la gestione del conto corrente, anche se su delega, costituisce un atto di gestione che presume un'ingerenza nell'attività associativa, fondando così la responsabilità rappresentante ASD. L'appello del contribuente è stato quindi respinto.
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