Il Tribunale di Roma dichiarava inefficace una cartella esattoriale emessa contro un cittadino, condannando la Prefettura e l'Agente della Riscossione a pagare le spese legali, liquidate in soli 550 euro. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che tale importo violasse i minimi tariffari avvocati previsti dalla legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, in base alla riforma del 2018, il giudice non può ridurre i compensi dei professionisti oltre il 50% dei parametri medi senza una specifica motivazione. Di conseguenza, la Cassazione ha rideterminato le spese legali in favore del ricorrente, innalzandole a 1.276 euro per il giudizio di merito, oltre a liquidare le spese del giudizio di legittimità.
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